L’Italia è il primo paese dell’Unione europea per Iva non riscossa (in valori assoluti). Nel 2020, anno contraddistinto dal rallentamento dell’attività produttiva legato alla pandemia, il divario tra la quanto effettivamente incassato dallo Stato e gettito atteso dall’imposta è stato di 26,2 miliardi (20,8% del totale). Seguono la Francia con 14 miliardi in valore assoluto (8%), e la Germania con 11,1 miliardi, pari al 4,8%. In termini percentuali l’Italia è preceduta da Malta (24,1%) e dalla Romania (35,7%). È quanto emerge dal rapporto sull’Iva pubblicato oggi dalla Commissione europea. Nel 2019 lo scarto tra Iva riscossa e Iva attesa in Italia era stato di 31,08 miliardi (in termini assoluti il valore più alto) pari al 21,8%.

Di recente esperti del ministero del Tesoro hanno consegnato una relazione da cui emerge come l’introduzione della flat tax per le partite Iva (che ora il governo alzerà a 85mila euro) abbia ulteriormente accresciuto l’evasione dell’imposta. I lavoratori autonomi e i piccoli commercianti in particolare hanno sottratto alla collettività il 70% di quel che avrebbero dovuto pagare in tasse. L’incasso da Iva vale circa 110 miliardi di euro l’anno.

Anche da questi dati nasce l’iniziativa della Commissione Ue che lancia la fatturazione elettronica per le imprese che operano oltre i confini dei Paesi europei. Il nuovo sistema di rendicontazione introduce la comunicazione digitale in tempo reale ai fini dell’Iva per intensificare la lotta contro le frodi, in particolare quelle cosiddette “carosello“. Il passaggio alla fatturazione elettronica, stando alle stime Ue, contribuirà a ridurre le frodi Iva fino a 11 miliardi di euro all’anno e ad abbattere i costi amministrativi e di conformità per le aziende europee di oltre 4,1 miliardi di euro all’anno nei prossimi dieci anni.

“Noi stiamo lavorando un po’ sulla legge di bilancio italiana, adotteremo un’opinione la settimana prossima. I nostri principi” mi sembrano evidenti, basta leggersi il Pnrr o le raccomandazioni Ue per sapere che per noi sia la fatturazione elettronica che la lotta all’evasione sono grandi priorità”. Lo ha detto il commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni oggi in conferenza stampa. “La fatturazione elettronica è un processo in avanzamento in diversi singoli Paesi, tra cui l’Italia. Bisognerà da qui al 2028 lavorare per armonizzare i sistemi interni con quello transfrontaliero e certamente bisognerà continuare nella direzione di continuare e incrementare la fatturazione elettronica nei singoli Paesi. Le differenza sul gap dell’Iva tra gli Stati membri sono notevoli“, ha aggiunto Gentiloni.

Nel 2020, secondo le stime del governo dell’Unione, i Paesi Ue hanno perso 93 miliardi di euro di gettito Iva, un quarto dei quali può essere attribuito direttamente alla frode. “Queste perdite sono chiaramente dannose per le finanze pubbliche”, evidenzia Bruxelles, indicando che le azioni proposte oggi, come la fatturazione elettronica, “aiuteranno gli Stati membri a raccogliere fino a 18 miliardi in più di gettito Iva all’anno”. “La fatturazione elettronica è un processo in avanzamento in diversi singoli Paesi, tra cui l’Italia – dice il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni – Bisognerà da qui al 2028 lavorare per armonizzare i sistemi interni con quello transfrontaliero e certamente bisognerà continuare nella direzione di continuare e incrementare la fatturazione elettronica nei singoli Paesi. Le differenza sul gap dell’Iva tra gli Stati membri sono notevoli”. Il commissario sottolinea che “in tempi economici difficili come questi le finanze pubbliche hanno bisogno di entrate fiscali solide per sostenere sia i nostri servizi pubblici sia la montagna di investimenti per la transizione verde e digitale e la sicurezza energetica. Allo stesso tempo, i cittadini chiedono equità fiscale e un’azione forte contro la frode e l’evasione fiscale“.

Tra le novità vengono aggiornate le norme sull’Iva per le piattaforme online di trasporto passeggeri e di alloggio a breve termine, che saranno responsabili della riscossione e del versamento dell’Iva quando i fornitori dei servizi non lo fanno, ad esempio perché sono una piccola impresa o singoli. Prevista anche l’introduzione di un portale unico di registrazione in tutta l’Ue, che potrebbe far risparmiare alle imprese, in particolare le Pmi, circa 8,7 miliardi di euro in costi di registrazione e amministrativi in dieci anni.

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