Solo nel 2021, nel mondo, 650.000 persone sono morte a causa dell’Hiv e 1,5 milioni di persone si sono contagiate. E, dopo i tanti sforzi compiuti negli ultimi decenni, “la risposta globale all’Hiv è ora in pericolo, a seguito del rallentamento subìto durante la pandemia Covid-19”. A mettere in guardia è l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), per il World Aids, la Giornata mondiale dell’Aids, che si celebra il 1 dicembre in tutto il mondo con iniziative di testing ed eventi per informare, soprattutto i più giovani.

Dalla prima diagnosi, avvenuta 41 anni fa, l’Hiv ha causato 40,1 milioni di vittime nel mondo e la trasmissione madre-figlio è ancora una realtà in molti Paesi in via di sviluppo. Nonostante le tante sperimentazioni avviate e in corso, non esiste una cura definitiva né un vaccino approvato – anche se è partita a inizio anno una sperimentazione di un composto a Rna messaggero – per questo virus che prende di mira il sistema immunitario rendendolo vulnerabile a infezioni e alcuni tipi di tumore. Le diagnosi precoci e il trattamento con i farmaci antiretrovirali che impediscono la replicazione e la trasmissione del virus ha reso questa malattia una condizione cronica gestibile. Tanto che, alla fine del 2021, nel mondo si contavano 38,4 milioni di persone che vivevano con l’Hiv, di cui due terzi in Africa.

Negli due ultimi anni, però, sotto il peso del Covid, spiega l’Oms, “i progressi verso gli obiettivi di eradicazione si sono bloccati, le risorse si sono ridotte e, di conseguenza, milioni di vite sono a rischio”. Per questo l’Oms per la Giornata mondiale invita a “raddoppiare gli sforzi per evitare lo scenario peggiore di 7,7 milioni di decessi nei prossimi 10 anni“. All’insegna della call to action “Equalize”, invita ad “affrontare con coraggio le disuguaglianze” che frenano i progressi verso gli obiettivi del Programma delle Nazioni Unite UNAIDS per il 2030: diagnosticare l’infezione almeno al 95% delle persone che l’hanno contratta, fare accedere alla terapia almeno il 95% dei diagnosticati e raggiungere la soppressione virale in almeno il 95% di quelli in terapia.

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