di Mario Pomini*

Come immagina la scuola italiana il ministro Giuseppe Valditara? Leggendo alcune sue prime interviste mi è venuto un brivido, in primo luogo di nostalgia, ma soprattutto di preoccupazione. Il neo ministro non sembra conoscere la realtà scolastica e le sue ricette appaiono del tutto anacronistiche. La scuola di Valditara mi è ben nota, anche personalmente, perché è la scuola della mia generazione, quella dei baby-boomers. È una scuola, mi riferisco soprattutto alla scuola superiore, fortemente selettiva all’ingresso, elitaria e di buona qualità. Naturalmente ancora negli anni Settanta, ma anche Ottanta, il passaggio alla scuola superiore non era per tutti, ma riservato ad una piccola parte della popolazione scolastica, quella più volonterosa oppure benestante.

La stragrande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze prendeva precocemente la via del lavoro con una qualche invidia da parte nostra, studenti sempre squattrinati. Quest’istruzione fortemente classista è stata molto generosa per chi ne ha potuto approfittarne perché il diploma, e ancor più la laurea, garantiva un sicuro successo economico, oltre che sociale. Poi il famoso ascensore sociale si è guastato negli anni Novanta, o meglio, ha completato la sua funzione. Con la scolarizzazione di massa la rendita di posizione dei diplomati, e oggi dei laureati, si è esaurita.

Come fare per rispristinare l’ascensore sociale? La proposta del ministro è semplicemente quella di eliminarlo per tornare alla vecchia scuola elitaria di un tempo. Lo scopo della scuola è, con le sue parole, quello di “formare innanzitutto la persona e consentire a ogni studente di realizzarsi nella vita, che si tratti di studi liceali o tecnico-professionali. Avevo un amico che andava male in matematica, ma sapeva costruire fioriere bellissime con gli pneumatici. I bravi professori formati adeguatamente sanno fare in modo che il ragazzo sia valorizzato quando non ha la capacità di un ragionamento astratto, ma una grande intelligenza concreta”.

Ecco allora spiegata la filosofia pedagogico-didattica della scuola di Valditara: ci sono ragazzi e ragazze, una stretta cerchia peraltro, che sono portati per il ragionamento astratto. Hanno la mentalità latina, si sarebbe detto nel Ventennio, mentre la stragrande maggioranza è portata per i lavori manuali e l’attività pratica. La missione della scuola sarebbe proprio quella di far capire allo studente, e alla sua famiglia, l’importanza della sua intelligenza pratica e di far sì che venga scelto, liberamente, il percorso tecnico-professionale.

La destra torna alla sua banale, ma anche tragica, visione di una scuola duale: c’è la scuola del sapere, per pochi e naturalmente ben collocati nella scala sociale, e la scuola del fare per tutti gli altri.

Come fare per invertire la rotta? E qui troviamo le due proposte del Ministro. La prima parte dall’alto. Valditara dichiara che scriverà personalmente una lettera alle famiglie per illustrare loro le brillanti opportunità della formazione tecnico-professionale. “Scriverò a breve a chi ha figli in terza media, indicando i dati che devono conoscere per poter fare scelte consapevoli per non bruciare possibilità di successo lavorativo dei figli. Darò loro informazioni concrete sui fabbisogni del territorio in cui vivono, sulle prospettive occupazionali e retributive che ogni indirizzo scolastico offre”. È sicuro che nell’analisi dei dati il Ministero si servirà di fondazioni private ben pagate, ma questo è un aspetto secondario.

Poiché lo stesso ministro credo avverta il senso del ridicolo della sua proposta, allora ecco un secondo tassello. In ogni scuola media inferiore ci sarà un docente tutor che spiegherà perché non è opportuno proseguire il percorso liceale, che porta alla sicura disoccupazione se non si è molto bravi, e invece è molto meglio seguire il percorso tecnico-professionale che porta ad un lavoro sicuro e redditizio. Insomma, il compito della scuola media sarebbe quello di selezionare i migliori per i licei, e tutti gli altri per il sistema dell’istruzione tecnico professionale. La scuola di Valditara è una scuola dal sapore gentiliano, elitario e classista, senza però la necessaria coerenza decisionale.

Non manca un tocco di populismo educativo quando il ministro afferma che il docente tutor dovrà: “seguire più da vicino i ragazzi in difficoltà e valorizzare chi è molto bravo e sta stretto nel programma, anche al di fuori dell’orario di lezione durante l’anno e nei periodi di sospensione delle lezioni. Adesso sono le famiglie più abbienti a pagare le lezioni private o corsi aggiuntivi. È compito dello Stato farlo”.

Naturalmente c’è da pensare che i docenti faranno a gara per fare da megafono al ministro con lo stipendio adeguatamente aumentato. La “Buona Scuola” di Matteo Renzi ha tradito le istanze progressiste al disegno efficientista di Confindustria. La scuola del merito di Valditara almeno ha il merito di essere coerentemente di destra e di non nascondere le sue vere intenzioni. C’è da scommettere che grazie ai preziosi consigli ministeriali le imprese troveranno ancora saldatori, magazzinieri, carpentieri e alte figure professionali di questo tipo, pare richiestissime. C’è solo da capire se le famiglie italiane saranno felici di questo tuffo in un passato del quale si sono faticosamente e giustamente liberate.

*Professore associato di Economia Politica, Padova

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