Tra le varie misure strutturali per la riduzione delle bollette che gravano sulle famiglie e per l’affrancamento dalle forniture energetiche russe, al di là dell’immediata riduzione dei consumi tout court, c’è l’incremento delle pompe di calore. Associazioni, istituzioni, aziende, in Italia e in Europa, per una volta tutti concordano: l’elettrificazione dei consumi finali domestici per il riscaldamento e l’acqua calda, con pompe di calore meglio ancora in sinergia con le fonti rinnovabili, porta importanti benefici ambientali, economici (circa a 402,56 euro all’anno a famiglia) e sociali.

Proprio pochi giorni fa anche il direttore esecutivo dell’Aie (Agenzia internazionale dell’energia), Fatih Birol, ha parlato delle pompe di calore come una delle soluzioni all’attuale crisi energetica: “L’Europa ha di fronte una sfida ancora più dura il prossimo inverno. Per questo i governi devono agire immediatamente per accelerare sull’efficienza energetica, le rinnovabili e le pompe di calore, e per ridurre strutturalmente la domanda di gas. Questo è essenziale per la sicurezza energetica dell’Europa, il benessere dei suoi cittadini e delle sue industrie e la transizione verso l’energia pulita”.

Nello stesso piano REPowerEU della Commissione europea, i cui obiettivi sono la sostenibilità e dire addio alle fonti fossili importate dalla Russia, si prevede il raddoppio del tasso di diffusione delle pompe di calore, per ottenere un totale di 10 milioni di unità nei prossimi 5 anni. Il phase out per l’immissione sul mercato di caldaie a combustibili fossili autonome è fissato al 2029: dovranno essere introdotti “limiti di progettazione ecocompatibile più rigorosi per i sistemi di riscaldamento, che implicano il 2029 come data finale per l’immissione sul mercato di caldaie a combustibili fossili autonome”, ha sottolineato la Commissione quando è stato approvato il piano.

Così, in Italia, tra le misure comportamentali suggerite nel Piano Nazionale di contenimento dei consumi di gas dell’ex ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, viene indicata l’installazione di nuove pompe di calore elettriche in sostituzione delle vecchie caldaie a gas e l’utilizzo anche per il riscaldamento invernale delle pompe di calore elettriche usate d’estate per il condizionamento. Secondo l’Enea, smettendo di utilizzare in maniera diretta il gas per il riscaldamento e utilizzando solo elettricità, ogni famiglia potrebbe risparmiare mediamente in bolletta 402,56 euro l’anno (calcolato sul costo del gas nel 2022). Molto di più di tutte le altre misure proposte nel Piano Cingolani: sostituendo i vecchi climatizzatori con quelli più efficienti si risparmiano 118,23 euro l’anno in inverno e 57,88 euro in estate, cambiando il frigo 83,92 euro, la lavatrice 67,90, la lavastoviglie 46,78, il forno 45,72, le vecchie lampadine con lampadine a led 17,9 euro.

Da un recente studio sui benefici legati all’elettrificazione degli impianti domestici per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria, di Agici realizzato per Enel, emerge che sostituendo il 60% degli impianti di riscaldamento più inefficienti con sistemi a pompa di calore, si potrebbero risparmiare, a regime, fino a 9 miliardi di metri cubi di gas all’anno, generando un beneficio netto economico, ambientale e sociale compreso tra 95 miliardi di euro – in assenza di ulteriori investimenti sulle rinnovabili – e fino a 222 miliardi, se le pompe di calore fossero completamente alimentate con fonti rinnovabili. Questo – sostiene lo studio Agici – si traduce in un risparmio di gas compreso tra i 5,6 e gli 8,9 miliardi di metri cubi all’anno (tra -18% e -28% del totale dei consumi di gas residenziali, pari al consumo di 4,3-6,8 milioni di famiglie), e in un risparmio netto di emissioni di CO2 compreso tra 18 e 28 milioni di tonnellate all’anno (fino al 7% del totale delle emissioni dell’economia italiana).

Secondo i dati di European Heat Pump Association (EHPA), nel 2021 le vendite di pompe di calore in Europa sono cresciute del 33,8%. I cinque maggiori mercati europei, in termini di unità vendute (pompe di calore e unità per acqua calda), nel 2021 sono stati Francia (537mila unità vendute, +36%), Italia (382mila, +64%), Germania (177mila, +26%), Spagna (148mila, +16%) e Svezia (135mila, +19%). I maggiori incrementi assoluti rispetto al 2020 sono stati raggiunti in Italia (150mila unità vendute in più rispetto al 2020), Francia (+143mila), Polonia (+43mila), Germania (+37mila) e Norvegia (+33mila). “Queste cifre potrebbero salire ulteriormente l’anno prossimo, quando il piano REPowerEU per eliminare il gas russo e i suoi ambiziosi obiettivi per le pompe di calore prenderanno il via”, ha detto Jozefien Vanbecelaere, Head of EU Affairs presso l’European Heat Pump Association. Tra i problemi che stanno emergendo per un aumento esponenziale delle pompe di calore, ci sono i problemi di approvvigionamento. “Vediamo limitazioni nella fornitura di componenti che potrebbero smorzare l’aumento. Qui vediamo la necessità di un piano d’azione dell’Ue per l’accelerazione delle pompe di calore, per garantire una crescita regolare ed evitare strozzature nell’approvvigionamento o nelle risorse umane“, ha spiegato Jozefien Vanbecelaere.

Altro ostacolo è il costo iniziale. Secondo le stime di Altroconsumo i prezzi d’installazione hanno un range di prezzo di 400 euro circa. Mentre i costi delle componenti, con una buona approssimazione della media di mercato, ma soggetti comunque ad un’ampia scontistica non ponderabile, sono rispettivamente per il modello murale 1500 euro e a basamento 2700 euro. Tuttavia, sottolinea l’associazione dei consumatori, a sostengo di questa tecnologia ci sono due diversi sistemi incentivanti in caso di sostituzione di scaldacqua a resistenza elettrica preesistente: le detrazioni fiscali del 65% della spesa sostenuta in 10 anni e il Conto Termico con incentivi del 40% da uno a due anni.

Come detto, il piano REPowerEU prevede l’addio alle caldaie a gas dal 2029. Tuttavia vari Paesi Ue si stanno muovendo per anticipare questa data. La Germania ha stabilito che dal 2024 sarà vietata l’installazione di sistemi di riscaldamento a sole fonti fossili e il fabbisogno degli edifici dovrà essere coperto per almeno il 65% con le rinnovabili, con l’obiettivo di installare 500mila nuove pompe di calore elettriche all’anno. Sulla stessa linea l’Olanda che a maggio ha deciso di vietare le nuove installazioni di sistemi di riscaldamento a gas a partire dal 2026, introducendo l’obbligo di installare di pompe di calore. In Austria il divieto di sistemi a gas scatta addirittura l’anno prossimo, dal 2023.

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