Si avvicina il Natale, piano piano direte, ma già in questi giorni si parla di mercatini, di alberi e addobbi nelle città. Già, gli addobbi delle città. Con la crisi energetica che attanaglia comuni e province, si decide di accendere gli alberi di Natale o le luminarie, magari abbassando i consumi relativi all’illuminazione pubblica. Oppure, proprio mentre è in corso la Cop27 (Conference of Party – sull’ambiente) in Egitto, che dovrebbe dare ulteriore impulso al contenimento dell’impatto ambientale delle attività antropiche sulla terra, si parla ancora di alberi di Natale da porre in evidenza in piazza S. Pietro.

E non è tanto la questione di porre un albero al centro della piazza della cristianità, pur ricordando che è un simbolo pagano, non certo cristiano, il tema della discussione. Lo è però il fatto che si voleva procedere all’abbattimento di un albero secolare, che lascia un po’ basiti, proprio pensando a quanto dovremmo fare, ma anche in termini di segnali indicatori, per la grande crisi climatica che stiamo vivendo.

Mi chiedo che valenza possa avere eradicare un albero che vive da secoli in un bosco per porlo, per qualche settimana, in mezzo a piazza S. Pietro. I simboli sono importanti e anche questo lo è. Se continuiamo, banalmente, ad accettare le solite prassi anche in queste piccoli segnali, come possiamo pretendere di cambiare i grandi sistemi? Lo so, i problemi sono altri, quelli che attanagliano le famiglie, tutti noi; ma qualche riflessione anche su questi segnali la dovremmo proprio fare. E, perdonatemi, nell’epoca della plastica, abusata e addirittura fonte di grande inquinamento moderno, forse questa volta si poteva davvero usare un albero riciclabile. Forse solo per dare un segnale, da quella piazza, che a natale parlerà a tutto il mondo. Così, solo per dare un segnale diverso.

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