Riotta mi dà del putiniano per aver firmato il manifesto per la pace? Gianni Riotta è quello che mi ha già dato del putiniano il giorno stesso in cui un mio articolo sulla Stampa iniziava con la frase ‘Io detesto Putin’. Lasciamo perdere Riotta per carità di patria”. Così, a “Non è l’arena” (La7), il filosofo Massimo Cacciari commenta l’ennesimo tweet polemico di Gianni Riotta contro coloro che invocano una trattativa tra Russia e Ucraina. Stavolta il giornalista prende di mira vari intellettuali di diversa area politica, tra i quali spiccano Massimo Cacciari e Marcello Veneziani, che ieri hanno presentato un manifesto in sei punti per un negoziato tra Russia e Ucraina.

Le richieste del documento sono: neutralità dell’Ucraina con suo ingresso nella Ue ma non nella Nato; concordato riconoscimento dello status de facto della Crimea; autonomia delle regioni russofone di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina secondo i trattati di Minsk, con reali garanzie europee o in alternativa referendum popolari sotto la supervisione dell’Onu; definizione dello status amministrativo degli altri territori contesi del Donbass; simmetrica descalation delle sanzioni europee e internazionali e dell’impegno militare russo nella regione; piano internazionale di ricostruzione dell’Ucraina.


Cacciari spiega: “Quel documento rientra in un discorso di buon senso e ha un obiettivo: raggiungere non dico la pace, che è una parola grande, ma almeno il cessate il fuoco. L’Unione Europea deve dire alla Russia di fermare le ostilità e di non sparare più da domani e, contestualmente, deve impegnarsi nell’apertura di immediate trattative di pace tra tutti i soggetti interessati sulla base di alcuni principi che in quel breve documento sono richiamati. E sono principi fattuali: sono quelli riconosciuti nel trattato di Minsk, che è stato totalmente disatteso“.
“Anche il Papa sostiene questa tesi – osserva il conduttore Massimo Giletti – Perché non finisce mai nelle liste dove finiscono lei e altri?”.
“Infatti Riotta e gli altri vili su Cacciari si permettono di dire di tutto – risponde il filosofo – Ma ovviamente a Cacciari gliene fotte ‘minus quam merdam’. Sul Papa invece non dicono nulla, perché sono dei vili“.

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