La sua voce la trovate qui. Sentirete un innocuo, ripetitivo, ipnotico bip bip che ha avuto la capacità di modificare la rotta della storia del mondo. Era il 4 ottobre 1957. Kazakhstan. Cosmodromo Baikonur. Un missile Icbm r7 (InterContinental Ballistic Missile), denominato Sputnik (in prima battuta Sputnik era il nome del razzo, non del satellite), matricola 8k71ps, opportunamente modificato per trasportare un satellite artificiale invece di una testata nucleare, viene lanciato alle ore 19:28:34 Utc.

Era il sesto di una serie di lanci, di cui solo il quarto e il quinto effettuati con successo. I primi tre o non erano partiti o erano esplosi strada facendo. Non tutto andò per il verso giusto. Un regolatore di flusso di carburante andò fuori uso 16 secondi dopo il lancio, il che comportò un consumo eccessivo. La spinta doveva durare per 296 secondi, ma durò un secondo in meno. Sembra poco, ma gli effetti sulla dinamica del lancio sono importanti.

Infatti l’orbita iniziale non fu quella calcolata. L’ellisse, invece di essere 223 km per 1450 km, risultò essere 223 km per 995, con un periodo orbitale non di 101,5 minuti, ma di 96,20. Comunque, entrò in orbita ellittica intorno alla Terra il satellite Ps-1. Ribattezzato poi Sputnik-Odin. Odin sta per 1. Quindi Sputnik-1.

Breve digressione etimologica. Il termine Sputnik è stato coniato nel XVIII secolo, combinando il prefisso s- (insieme) con la parola putnik (viaggiatore). Quindi Sputnik si può tradurre con “compagno”, che corrisponde al significato della radice latina satelles (guardia, attendente o compagno). Oggi con la parola Sputnik, in russo, si designa qualsiasi satellite artificiale di qualsiasi paese e i satelliti naturali di qualsiasi pianeta. Fine della digressione.

Sputnik-1 è una palla metallica di 585 millimetri di diametro, formata da due semisfere a tenuta stagna, tenute insieme da 36 bulloni. Spessore delle semisfere pari a 2 millimetri, con un rivestimento termico di un millimetro di spessore formato da una lega alluminio-magnesio e titanio. Due coppie di antenne a stilo, lunghe 2,4 e 2,9 metri sono fissate alla palla e puntano in direzione contraria al moto. Il satellite è alimentato da tre pile argento-zinco, di 51 kg di massa. Due alimentano il trasmettitore radio della potenza di 1 Watt, 3,5 kg di massa, che emette nelle frequenze di 20.005 e 40.002 MHz. La terza fornisce potenza al sistema di regolazione della temperatura. Una ventola viene attivata se la temperatura interna supera i 36 °C e disattivata quando scende sotto i 20°C. Se la temperatura supera i 50°C o è inferiore a 0°C, viene attivato un interruttore termico che modifica la durata degli impulsi radio.

Il volume interno del satellite è riempito di azoto alla pressione di 1,3 atmosfere (130 kPa). Massa complessiva pari a 83,6 kg. Nella sua semplicità, lo Sputnik-1 ha permesso di raccogliere dati sulla densità dello strato limite dell’atmosfera, sulla composizione della ionosfera, sull’andamento della temperatura e pressione all’interno del satellite.

Si poteva vedere il riflesso, suo e del secondo stadio anch’esso entrato in orbita, nelle prime ore del mattino o al tramonto. Lo si poteva ascoltare. Gli operatori in tutto il mondo sintonizzano le loro radio per ascoltare l’incredibile bip bip. Da ricordare i fratelli Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia. Raggiunsero gli onori della cronaca per avere registrato i segnali dello Sputnik. Avevano messo in piedi un “centro di ascolto spaziale”, del tutto amatoriale, in un vecchio bunker dalle parti di Torino. La stampa dell’epoca si occupò così tanto della loro impresa che vennero invitati da Mike Bongiorno alla trasmissione “La fiera dei sogni”. Vinsero come premio una gita alla Nasa. Sputnik-1 emise il suo canto per 21 giorni, fino al 26 ottobre 1957, quando, causa pile scariche, tacque per sempre. Girò intorno alla Terra alla velocità di 8 Km/s fino al 4 gennaio 1958 quando, dopo avere percorso 1440 orbite, per un totale di 70 milioni di chilometri, rientrando nell’atmosfera terrestre, venne distrutto dall’attrito dell’aria.

Il lancio non era stato tenuto nascosto. Gli addetti ai lavori sapevano cosa stavano facendo i sovietici e loro sapevano delle attività degli americani. Eppure scatenò il panico in occidente. Soprattutto negli Usa. Ancora oggi si parla di Sputnik Crisis quando ci si vuole riferire a un periodo di paura e ansietà pubblica. L’Unione sovietica aveva sorpassato gli Usa in campo tecnologico e scientifico. Gli Usa non erano più la prima potenza globale. La tecnologia missilistica sovietica aveva, di fatto, fatto evaporare la sicurezza che gli Usa davano per certa grazie all’essere fra due oceani, lontano da possibili assalitori. Un missile sovietico poteva colpire il suo territorio, ovunque. L’occidente stava perdendo il predominio. Fu una crisi alimentata dalla stampa. A titolo di esempio, tra il 6 ottobre e il 31 ottobre 1957, il solo The New York Times menzionò lo Sputnik-1 in 279 articoli. Interessante notare che la Pravda gli dedicò, il 4 ottobre 1958, solo un paio di paragrafi.

Fu una crisi alimentata dalla politica. Il governo del presidente Eisenhower venne accusato di non investire a sufficienza nella ricerca, nell’educazione, nelle tecnologie di punta. Nel 1958, il presidente Eisenhower dichiarò che gli Usa dovevano confrontarsi con tre evidenze: i sovietici hanno superato gli Usa e il resto del mondo libero nel settore spaziale; se tale superiorità dovesse perdurare nel tempo, i sovietici minerebbero il prestigio e la leadership statunitense; se i sovietici raggiungessero per primi una superiorità nell’uso militare dello spazio, costituirebbero una minaccia diretta.

La risposta non si fece attendere. Il 31 gennaio 1958 gli Usa misero in orbita il loro primo satellite nell’ambito del progetto Explorer. Nel febbraio, stesso anno, venne rilasciata l’autorizzazione alla formazione, nell’ambito del dipartimento della Difesa, (sulla falsariga dell’ufficio Okb-1 del Ministero dell’Industria sovietico), della Advanced Research Project Agency (Arpa, rinominata nel 1972, aggiungendo il termine Defence, Darpa, che molta parte avrà nella nascita di quello che oggi è il Web). Il 29 luglio 1958 Eisenhower firma il Nasa, National Aeronautics and Space Act, che sancisce la nascita, il ottobre 1958, della Nasa, ovvero la National Aeronautics and Space Administration. Infine da citare il National Defense Education Act del 21 agosto 1958 che mette a disposizione fondi federali per “assicurare manodopera addestrata di sufficiente qualità e quantità per soddisfare le necessità di difesa degli Stati Uniti”.

Interessante notare che, in un primo tempo, il lancio dello Sputnik non raccolse grande interesse in Unione Sovietica. I tecnici e gli scienziati che resero possibile la missione sono sconosciuti ai più: Sergei Korolev, Mikhail S. Khomyakov, Ikhail V. Krayushkin, Nikolai S. LidorenkoVyacheslav I. Lappo, Oleg. I. Ivanovsky…Più conosciuto, forse, il ministro della Industria della Difesa, Dimitri Ustinov.

Sputnik-1, anche se nessuno lo aveva previsto o voluto, è stato l’innesco alla corsa allo spazio fra Urss e Usa. Un progresso scientifico e tecnologico promosso ufficialmente per il progresso dell’umanità, ufficiosamente per trovare il modo, da parte di due superpotenze, di distruggersi a vicenda. Il bip bip di quel primo satellite, di quella palla di metallo di tanti anni fa, oggi non ha nulla di romantico, anzi. Evoca il suono del conto alla rovescia di una bomba a orologeria. Nulla di nuovo sotto il sole, anzi sotto le orbite.

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