Le sonde Voyager hanno sollevato domande scscienzaoncertanti mentre si allontanavano dal Sistema Solare. Ora, gli scienziati del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) hanno elaborato un concetto per Interstellar Probe (IP), una missione da 3,1 miliardi di dollari per raccogliere il guanto di sfida scientifica che le due sonde Voyager hanno lanciato un decennio fa dopo aver lasciato l’eliosfera, la zona di influenza del Sole. Pochi si aspettavano che le sonde Voyager sopravvivessero così a lungo, eppure le loro affascinanti osservazioni, ancora in arrivo, hanno ribaltato molte convinzioni sui limiti esterni del Sistema Solare. I dati delle Voyager sono così sconcertanti che alcuni eminenti ricercatori hanno affermato che le sonde potrebbero non essere ancora arrivate nello spazio interstellare, forse perché i limiti dell’eliosfera si estendono più lontano di quanto si pensasse.

“L’unico modo per vedere che aspetto ha il nostro acquario è stare fuori a guardare dentro”, ha detto Ralph McNutt, che lavorò su un rivelatore al plasma per la missione Voyager, l’epica missione Nasa sui pianeti esterni iniziata nel 1977. Ora, McNutt ha bisogno di convincere una giuria di suoi coetanei per ottenere i finanziamenti necessari a dare il via alla missione. Il suo team ha consegnato uno studio concettuale sull’Interstellar Probe per l’indagine decennale della fisica solare e spaziale, un esercizio comunitario guidato dalle accademie nazionali di scienze, ingegneria e medicina che stabilirà le priorità del campo per i prossimi 10 anni. Il panel dovrebbe iniziare a deliberare il mese prossimo ed emettere il suo verdetto nel 2024. Un pollice in su per IP farebbe molto per garantire il supporto della Nasa per una sonda che, idealmente, decollerebbe nel 2036.

Nel 2007 la Voyager 2 ha regalato una grande sorpresa immergendosi sotto il piano dell’eclittica, il piano su cui orbitano i pianeti del Sistema Solare. Ha attraversato quello che viene chiamato ‘termination shock’, dove il vento solare inizia a vacillare quando viene colpito dal gas interstellare e dalla polvere che il Sistema Solare sta attraversando nel suo viaggio all’interno della galassia. Voyager 1 aveva attraversato il ‘termination shock’ 3 anni prima, a circa 94 Unità Astronomiche (UA) dalla Terra, dove una UA è la distanza media tra la Terra e il Sole, cioè circa 150 milioni di chilometri. Il suo rivelatore al plasma però si era guastato ormai nel 1980 durante la sua visita a Saturno, quindi non poteva misurare il rallentamento del vento solare. I modelli avevano previsto che il vento avrebbe decelerato da 1,2 milioni di chilometri orari a circa 300.000 chilometri orari, ma Voyager 2 ha registrato una velocità del vento di 540.000 chilometri orari. Simbolo di quanto poco sia stato esplorato e capito dello spazio appena al di fuori del Sistema Solare. Gli scienziati cinesi stanno progettando una missione simile, chiamata Interstellar Express, che potrebbe essere lanciata più o meno nello stesso periodo. “Allacciate le cinture”, ha entusiasmato Jim Bell, scienziato planetario dell’Arizona State University, di Tempe, ed ex presidente della Planetary Society. “È una corsa allo Spazio fino ai confini del Sistema Solare!”.

Alessandro Berlingeri

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