Dovrà gestire i soldi del Pnrr, superare i limiti mostrati durante i picchi pandemici e smaltire tutto l’arretrato “ordinario” creatosi per far fronte al Covid. Un pilastro del prossimo governo saranno gli interventi sulla sanità. Cosa propongono sul tema i partiti in vista del voto del 25 settembre? Molte tematiche sono comuni alle coalizioni e agli schieramenti con maggiore chance di vittoria: riforma della sanità territoriale, potenziamento del personale sanitario e superamento delle liste di attesa compaiono in tutti i programmi. Ma una dettagliata analisi della Fondazione Gimbe restituisce un quadro fatto di “limitata visione di sistema” e proposte “frammentate”, “spesso strumentali”, “non sempre coerenti”. E soprattutto: “Senza alcuna valutazione dell’impatto economico”. Il report dell’Osservatorio Gimbe – 174 pagine di analisi e ‘pagelle’ – ha scandagliato tutte le proposte contenute nei programmi depositati a fine agosto. Ecco, argomento per argomento, cosa ne viene fuori.

Gestione della pandemia
Il centrodestra punta tutto sulla “promozione di comportamenti virtuosi e adeguamenti strutturali”, mentre il centrosinistra vorrebbe creare “ambienti di apprendimento sostenibili”, attraverso l’installazione di sistemi di areazione. Azione-Italia Viva propone invece di investire nella “sanificazione ambientale avanzata” per scuole, uffici pubblici, mezzi trasporto e indica tra le priorità i “presidi di emergenza” con “percorsi pandemic-free” nonché di “equipaggiare le ambulanze con sistemi di digitalizzazione” e “attrezzature per il trasporto in isolamento”. Molto generico sul punto il programma di Unione Popolare. Riguardo alla prevenzione di nuove ondate, il centrodestra mette in cima l’aggiornamento dei piani pandemici, mentre Azione-Italia Viva punta sulla creazione di un “sistema di coordinamento centrale per la preparedness finanziato stabilmente e coordinato da un’Agenzia Nazionale”. Un vasto numero di forze minori chiedono commissioni d’inchiesta sulla gestione della pandemia e della campagna vaccinale, contro il cui obbligo si schiera apertamente, tra gli altri, ItalExit di Gianluigi Paragone.

Salute al centro di tutte le politiche
Mettere la salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche ambientali, industriali, sociali, economiche e fiscali è un proposito inserito come obiettivo solo da Alleanza Verdi-Sinistra, che assicura anche il potenziamento dei servizi di prevenzione e tutela ambientale.

Governance Stato-Regioni
Sul punto le posizioni si fanno assai variegate, con un filo conduttore. Esclusi il Movimento Cinque Stelle, che chiede un ritorno alla gestione centralizzata del comparto, e Azione-Italia Viva che come +Europa chiede maggiori poteri esclusivi per lo Stato, le due principali coalizioni puntano su tutt’altro. Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati invocano in maniera chiara il regionalismo differenziato, tema in parte condiviso dal Partito Democratico. I dem lo pongono come obiettivo ma nell’ambito di una legge quadro nazionale e solo dopo aver ridefinito i Livelli essenziali di prestazioni, nonché il superamento della spesa storica e il potenziamento dei fondi di perequazione infrastrutturale. Alleanza Verdi-Sinistra propone invece di tenere fuori la sanità dall’eventuale attuazione dell’autonomia regionale differenziata.

I Lea
Sul tema dei Livelli essenziali di prestazioni, però, Gimbe fa notare che quasi nessuno entra nel merito della revisione, ad esclusione di Azione-Italia Viva che parla di “aggiornamento concreto e sistematico, di disporre del nomenclatore nazionale e di garantire maggiori servizi e dispositivi tecnologici”. Il duo centrista pone tra gli obiettivi anche l’espansione dei Lea alle malattie rare (tra cui la vulvodinia). Come Calenda-Renzi, anche Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra propongono accessibilità e rimborsabilità di terapie innovative e avanzate.

Personale sanitario
È forse il capitolo più spinoso e quello che, a catena, porterebbe ad avere lo strumento per risolverne altri. Per Gimbe, il programma migliore è quello di +Europa, definito “coerente” e “incentrato su qualità e merito” per quanto riguarda il “quadro legislativo e finanziario” nel quale si articolerebbero programmazione, formazione, organizzazione e gestione del personale del sistema sanitario nazionale. Quasi tutti si dicono pronti a potenziare il personale, ma senza specificare il quantum, sul quale mette un punto invece Alleanza Verdi-Sinistra (40mila assunzioni in un triennio). La proposta di Azione-Italia Viva ruota invece intorno alla semplificazione delle procedure per il riconoscimento di titoli di studio esteri. Tutti i partiti di centro e sinistra, oltre a M5s e ItalExit, propongono anche aumenti di retribuzione. Il Pd lancia inoltre nuove assunzioni tra i medici di medicina generale, per i quali Alleanza Verdi-Sinistra avanzano l’ipotesi del contratto da dipendente. Diverse le proposte per quanto riguarda gli specializzandi: i dem chiedono di superare le borse di studio, con uno specifico contratto di formazione-lavoro, stessa soluzione prospettata da Azione-Iv. Il centrodestra si limita invece a parlare di “riordino”. Alleanza Verdi-Sinistra, M5s e ItalExit si dicono invece favorevoli all’abolizione del numero chiuso a medicina.

Liste di attesa
Un problema presente nei programmi di quasi tutti i partiti, ma i tempi dell’azione sono puntuali solo per Pd e Azione-Iv. L’impegno dei dem è quello di dimezzare i tempi di attesa nel corso della legislatura, cioè entro il 2027. Calenda-Renzi invece stimano di rientrare a un massimo di 60 giorni di attesa nel giro di un anno per le prestazioni programmate e a un massimo di 30 per le altre. Il centrodestra, invece, resta sul generico: abbattere i tempi di screening e prestazioni ordinarie è un obiettivo, ma non si sa entro quando. Nessuno invece spiega quale sarebbe il meccanismo per centrare il proposito, tenendo conto, sottolinea Gimbe, che i ritardi sono dovuti soprattutto alla carenza di personale.

Il finanziamento del sistema sanitario
Un piano straordinario di investimento è ipotizzato solo da Alleanza Verdi-Sinistra, mentre ben tre forze in campo – Unione Popolare, Azione-Italia Viva e +Europa – propongono di allineare la spesa alla media dei Paesi Ue. Con l’aggiunta, per il duo Calenda-Renzi, di un vecchio pallino: l’accesso al Mes sanitario. Il Pd si esprime in termini generici circa il rilancio. Sul tema il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, precisa che “bisognerà invertire la tendenza sulla spesa sanitaria nel Def, visto che nell’attuale documento il rapporto spesa sanitaria/pil decresce sino al 2025 toccando il 6,2%, ovvero al di sotto dei livelli pre-pandemia”.

Rapporto tra sanità pubblica e privata
L’integrazione è un tema affrontato da pochissimi partiti con proposte spesso molto generiche: istituire modalità più trasparenti nel differenziare servizi pubblici e privati per una migliore collaborazione e integrazione (Azione-Italia Viva) o regolamentare le convenzioni con le cliniche private, come chiedono i Gilet Arancioni. Ci sono anche proposte mirate ad espandere la sanità privata: incoraggiare lo sviluppo di un mercato dei servizi sanitari di prossimità sui territori (Impegno Civico Luigi Di Maio-Centro Democratico). Altre per Gimbe non sono attuabili: porre fine ad ogni privatizzazione nella sanità pubblica (Italia Sovrana e Popolare). Relativamente alla regolamentazione della libera professione Unione Popolare con de Magistris propone di eliminare le prestazioni in intramoenia.

Assistenza territoriale e socio-sanitaria
La necessità del potenziamento dell’assistenza territoriale accomuna tutti i partiti principali. Situazione simile per quanto riguarda l’assistenza socio-sanitaria con il proposito di tutti, seppur in maniera generica, di investire. Azione-Italia Viva e Alleanza Verdi-Sinistra privilegiano quella domiciliare e un’integrazione in rete dei servizi sanitari e sociali, mentre +Europa quella residenziale. Il Pd chiede una riforma della non autosufficienza attraverso un incremento del finanziamento pubblico, mentre sul tema della disabilità il Movimento Cinque Stelle si propone di intervenire attraverso una legge delega. Il Movimento, come pure il centrodestra, promette anche un aumento delle pensione di invalidità.

Il giudizio di Cartabellotta: “Proposte frammentarie”
Di fronte alle “complesse sfide” sulla sanità pubblica, spiega Cartabellotta, il monitoraggio “restituisce un quadro decisamente deludente”. Se da un lato, è il giudizio di Gimbe, “alcune tematiche (riforma della sanità territoriale, potenziamento del personale sanitario, superamento delle liste di attesa) sono comuni alle principali coalizioni e schieramenti politici, dall’altro per la combinazione di ideologie partitiche, scarsa attenzione per la sanità e limitata visione di sistema, le proposte sono frammentate, spesso strumentali, non sempre coerenti e senza alcuna valutazione dell’impatto economico”. Non solo: “Cosa ancora più inquietante, nessuna forza politica ha elaborato un adeguato piano di rilancio per la sanità pubblica, coerente con gli investimenti e le riforme del Pnrr, in grado di contrastare la privatizzazione al fine di garantire a tutti i cittadini il diritto costituzionale alla tutela del nostro bene più prezioso: la salute”, conclude Cartabellotta.

A cura di Andrea Tundo

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