In questa campagna elettorale in molti sembrano essersi dimenticati della guerra in Ucraina nonostante quotidianamente continuino ad esserci vittime. La sofferenza del popolo ucraino pare esser quasi scomparsa dai radar delle trasmissioni tv e dai commenti dei politici. Ma c’è un altro aspetto che dovrebbe inquietare, ovvero il persistere di quel pensiero unico, oramai cristallizzato, che sembra escludere ogni alternativa a quella dell’invio di armi, al perseverare con la guerra.

La guerra preventiva di Putin, come quella di Bush all’Iraq, non ha giustificazione. Violare i confini di un Paese sovrano è inaccettabile, questo è un concetto che ho ripetuto più volte anche in presenza del presidente del Consiglio, dei ministri competenti e dei troppi colleghi che all’indomani del 24 febbraio subito si erano messi sull’attenti e avevano indossato l’elmetto (tanto a perire sono gli ucraini). Ma ci sono altri concetti che ho più volte ripetuto: l’espansionismo della Nato verso Est, che ha inglobato quasi tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, ha generato in Russia una comprensibile sindrome di accerchiamento e oggi ipotizzare di risolvere questa guerra solo con l’invio di armi è un suicidio per l’Ucraina e l’Europa. Nell’odierno maccartismo 2.0 questa trasgressione al pensiero unico è valsa pure al sottoscritto la puerile etichetta di “putiniano”.

Se si ha un approccio analitico laico è evidente che questo conflitto, sin dall’inizio, lo si voleva rendere endemico. Una guerra di logoramento che ha come fine quattro obiettivi:

1) depauperare militarmente la Russia di Putin;
2) ridurre la sua sfera d’influenza in Europa (il grande timore geopolitico degli Usa è sempre stato il legame tra Germania e Russia);
3) permettere alle grandi aziende nordamericane di armamenti e idrocarburi di ricavare ingenti profitti;
4) dividere il mondo in blocchi contrapposti.

Ma ci sono delle controindicazioni a questo progetto, il cui salatissimo conto lo sta pagando solo l’Europa: la Russia sta alacremente diversificando le sue esportazioni di gas, fertilizzanti e grano mentre il vecchio continente, già in affanno per la pandemia, rischia un avvitamento economico i cui abitanti ne subiranno catastroficamente le conseguenze.

Una politica focalizzata sugli interessi dei cittadini dovrebbe, ancor di più in campagna elettorale, essere lungimirante e anticipare ulteriori sofferenze partendo con straordinari e massicci sostegni per famiglie e imprese. Inoltre, invece di perseverare con le sanzioni, l’invio di armi e il voler liberare persino la Crimea (che equivarrebbe a una guerra nucleare), ogni iniziativa dovrebbe essere esclusivamente di natura diplomatica.

Un’iniziativa politica coraggiosa sarebbe quella di far partire dal nostro Paese una richiesta alle organizzazioni internazionali e ai partner europei mirante un cessate il fuoco propedeutico all’istituzione di un tavolo negoziale da tenersi nella Roma di Papa Francesco, unico leader che non ha mai smesso di credere nella pace.

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