Non sono uno ma tre gli operatori energetici che la Germania si appresta a nazionalizzare per evitare il collasso del sistema. Oltre che con il colosso Uniper, sono state avviate trattative con Vng e Security Energy. Sono tutti fornitori che ricevevano grandi quantitativi di gas dalla Russia, dopo che Mosca ha ridotto i flussi sono costretti a reperirlo sul mercato pagando prezzi altissimi. Per contro traslare i costi sui consumatori richiede tempo, spesso i contratti sono bloccati per un determinato periodo di tempo. Quindi i fornitori lavorano in perdita e bruciano ingenti quantità di denaro. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Bloomberg che cita persone vicine al dossier. Accordi di massima potrebbero essere annunciati già nei prossimi giorni. Da tempo Berlino ha avvisato del rischio di una crisi “come quella di Lehman Brothers del 2008″ nel settore dell’energia. Il governo ha già speso circa 9 miliardo di euro per sostenere Uniper, il più grande degli operatori tedeschi controllato dalla finlandese Fortum.

Oggi il vice primo ministro russo Alexander Novak, ha affermato che le esportazioni di gas russo verso l’Ue potrebbero diminuire quest’anno di 50 miliardi di metri cubi. Si tratta della stessa quantità di gas che è in grado di trasportare in un anno il gasdotto Nord Stream 1 che collega Russia e Germania e che da mesi funziona a ritmi estremamente ridotti (circa un quinto del potenziale). Prima dell’inizio della guerra in Ucraina l’Europa importava dalla Russia circa 400 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Nelle ultime 48 ore i prezzi sono tornati a salire. In mattinata il gas è arrivato ad essere scambiato ad Amsterdam a 240 euro al megawattora per poi chiudere a 214 euro. Intanto la Norvegia, grande produttore di gas beneficiario di incassi record in questi mesi, ha dato una disponibilità di massima per l’avvio di trattative con l’Ue per concordare un prezzo delle forniture. “Siamo aperti al dialogo e non è nostro interesse che i prezzi del gas siano eccessivamente alti” ha detto il primo ministro Oslo Thursday. Doccia fredda viceversa dagli Stati Uniti. “Non siamo in grado di aumentare né le forniture di gas, né quelle di petrolio all’Europa” hanno affermato i dirigenti delle società che operano nel settore dello shale oil.

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