di Marco D’Ercole

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo di Federico Rampini, sulla riaccensione del nucleare in Giappone. Le tesi addotte da Rampini sono magnifiche: dobbiamo prendere esempio dal Giappone e capire che il nucleare è buono e certamente meno impattante (in termini di morti e di inquinamento) dell’eolico o solare.

Bene. Dopo aver letto l’articolo di giornale ho controllato il titolo di studio del Sig. Rampini. Speravo in una qualsiasi tesi scientifica – veramente una qualsiasi! Cosa scopro invece: ha sostenuto qualche esame di economia senza laurearsi. Lì, in quel preciso momento, le braccia mi sono cadute a terra, con una crescente rabbia nei confronti della protervia e della spocchia con cui il Sig. Rampini ha cercato di spacciare una tecnologia molto complicata non per sicura, di più! È assolutamente corretto, in questa società in cui tutti possono dire la loro opinione, che anche un (quasi) economista si arroghi il diritto di sapere – forse è meglio dire spacciare – una tecnologia molto complicata per sicurissima.

Ovviamente da buon (quasi) economista gioca con le parole. Giusto per infierire la facoltà di economia è una scienza sociale, non scientifica. Infatti le morti “da radiazioni” diventano morti “indirette”. Effettivamente calcolare le morti indirette è molto complicato – soprattutto se si utilizza il modello matematico sbagliato. Ma anche in questo un (quasi) economista è un maestro: spacciare un dato certo, analizzato male. Questa è la bellezza della statistica: se io mangio un pollo e tu sei a digiuno, per statistica abbiamo mangiato mezzo pollo a testa (cit. Trilussa).

Sempre secondo il (quasi) economista la costruzione di un impianto nucleare avverrà in tempi talmente tanto stretti che già nel 2024 ci saremo staccati dal gas russo… Beata ignoranza. Ammetto che potrei continuare all’infinito, smontando riga per riga il testo (ignobile) pro nucleare. Vorrei invece passare ad alcune domande a cui anche il Sig. Rampini farà molta difficoltà a rispondere:

1) L’Italia doveva scegliere un sito di stoccaggio per le scorie nucleari a medio e basso rischio. Sono stati individuati 21 luoghi. Ogni amministratore locale era entusiasta di avere affianco a sé un deposito da cui emanano radiazione, non è vero?
2) Se il nucleare è così sicuro, perché quando devi farti una lastra per un osso rotto indossi una tuta di protezione antiradiazioni?
3) Perché alle abitazioni in prossimità di una centrale atomica sono distribuite delle pastiglie di ioduro?
4) Perché alla centrale di Cernobyl è stato necessario un nuovo sarcofago di cemento dopo appena trent’anni?
5) Lei è a favore del fatto che il Giappone riverserà in mare a piccole dosi le acque di raffreddamento, necessarie a non far fondere la stessa centrale atomica?
6) Secondo Lei quelle acque sono con o prive di radiazioni?

Confuto infine il passaggio per cui le tecnologie rinnovabili provocano tanti morti quanto il nucleare. Il vantaggio delle rinnovabili è che non hanno bisogno di combustibile per funzionare, il loro svantaggio: anziché essere riciclate sono destinate a discarica. Ecco in questo bisogna investire, non nel nucleare per cercare di competere con Russia e Cina – creare economie di scala, tsk! Non abbiamo il tempo né le forze lavorative sufficienti. Lo svantaggio principe delle scorie (altra parola volutamente omessa?) nucleari è che non ne sappiamo ancora niente, perché nessun deposito è arrivato a fine vita! E questo, secondo Lei, non potrebbe appartenere alle cause indirette di morti? Oppure è stima troppo precisa e pessimistica?

Credo che ognuno possa parlare ed esprimere liberamente le proprie opinioni e debba essere garantito sempre. Ma asserire con fonti incerte (un articolo dell’Economist con un grafico proveniente dai dati raccolti dal web?) che il nucleare sia sicuro, anzi investiamo soldi, beh, credo valga il mio disprezzo e il mio disappunto!

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