C’è fermento al Teatro Lirico di Cagliari, non per l’intensa attività artistica svolta ma per i malumori che serpeggiano tra i dipendenti e i sindacati per il crollo degli abbonamenti e una gestione giudicata poco trasparente, clientelare e inefficiente del sovrintendente Nicola Colabianchi, nominato circa due anni e mezzo fa dal consiglio d’indirizzo presieduto dal sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, esponente di Fratelli d’Italia. L’investitura di Colabianchi è stata già criticata a suo tempo perché nella selezione per la guida del Lirico la spuntò contro curricula più corposi di altri candidati. Dalla sua Colabianchi aveva alle spalle un’esperienza più di profilo amministrativo-gestionale come consigliere del Teatro dell’Opera di Roma e poi come consulente artistico dell’allora commissario straordinario del teatro, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ma – è l’accusa – “non ha mai diretto nessun teatro”. Uno dei membri del consiglio di indirizzo, Pino Calledda (nominato in rappresentanza del Mibact), si astenne nella votazione per la nomina di Colabianchi, per “l’assenza di competenze tecnico-normative che il sovrintendente deve autonomamente possedere per dirigere, organizzare e gestire un teatro lirico-sinfonico”, spiega Calledda. Dalla sua Colabianchi ha senz’altro il sostegno del sindaco Truzzu: “Non si può che essere soddisfatti del suo lavoro a partire dal risanamento dei conti del teatro” lo blinda il sindaco. “Il bilancio però – prosegue Calledda – è sano grazie all’operato del precedente sovrintendente Claudio Orazi. Grazie a quella gestione nell’ultimo bilancio approvato dal CdI, oltre gli otto milioni annuali della Regione Sardegna sono arrivati altri tre milioni e 600 mila euro, permettendo di chiudere il bilancio 2021 con un risultato economico di oltre tre milioni di euro”.

Non tutti la pensano come il sindaco. Note sindacali di segreterie provinciali e Rsu, per esempio, sottolineano mancata trasparenza e assenza di confronto nelle assunzioni dirette. “All’ufficio marketing – denuncia un dipendente del teatro – c’era fino a poco tempo fa la nipote della capoufficio del personale, che vantava uno stage di tecniche di mercato al negozio di ottica del nonno. Reclutata con chiamata diretta e senza alcuna manifestazione d’interesse, in barba a tutti i principi di trasparenza ed accessibilità della pubblica amministrazione”. Capoufficio che “durante lo smart working – prosegue il dipendente del teatro – risulta aver lavorato un numero di ore inverosimile, anche 15 al giorno, contravvenendo alle norme di legge che regolano questo istituto”. “È una persona laureata che ha avuto un incarico a tempo come addetta alle attività promozionali” è la replica di Colabianchi che quindi non smentisce la parentela tra capufficio e prescelta. “E non abbiamo mai pagato nessuna ora di straordinario”, assicura il sovrintendente. Da varie testimonianze e dalla documentazione in possesso del Fatto.it però risulta il contrario, con decine e decine di ore extra pagate a vari dipendenti.

Il sistema di reclutamento è stato criticato più volte dai sindacati per la mancanza, spesso, di una manifestazione d’interesse pubblica fondamentale per garantire trasparenza in un’azienda che ha nel finanziamento pubblico la sua ragion d’essere visto che, come evidenziato anche nell’ultimo bilancio consultivo della fondazione, la quasi totalità delle entrate è legata a soldi pubblici: oltre 24 milioni di euro, dei circa 25 complessivi del 2021, sono arrivati dallo Stato. “La stessa assunzione del direttore amministrativo di circa due anni fa – rileva il dipendente del teatro – ha sollevato qualche malumore vista l’amicizia che lo lega al sindaco di Cagliari”. “Non c’è mai stata nessuna mancanza di trasparenza – prosegue Colabianchi – e abbiamo sempre presentato manifestazioni di pubblico interesse per le assunzioni. Il direttore amministrativo ha partecipato ad una selezione ed è risultato il più qualificato tra i candidati”. Ma – anche al di là dei casi citati – ci sono anche altri incarichi che non sembrano aver rispettato i criteri minimi di trasparenza: notizia confermata al Fatto.it dalle note sindacali, da alcuni dipendenti e anche da uno stretto collaboratore del sovrintendente.

Per i sindacati uno dei risultati di questa gestione è il riflesso nella campagna abbonamenti. “Si hanno ad oggi – prosegue l’Usb – circa 3mila abbonamenti totali”, rispetto ai 10mila pre-pandemia. “Il dato 2021 è più o meno in linea con quello del 2020, quando però c’è stata l’obbligata interruzione delle attività dovute al lockdown”, sottolinea il sindacato. Per il sovrintendente, tuttavia, “il calo degli abbonamenti è fisiologico dovuto alla paura del Covid”. Il consigliere Calledda ammette che “la pandemia ha avuto sicuramente delle conseguenze negative in passato ma ora gli altri teatri lirici italiani sono pieni. Negli ultimi spettacoli a Cagliari invece ci sono state alcune centinaia di spettatori a fronte di 1500 posti disponibili. Nell’ultima gestione del vecchio sovrintendente gli spettatori nel 2019 sono stati 130mila, nel 2021 solo 18mila. Con questi numeri non si va da nessuna parte”.

I sindacati puntano il dito anche su una pianificazione carente senza “alcun incremento di produzione rispetto al 2019”, con ricadute negative per l’attribuzione del contributo statale. L’Usb evidenzia che “il bilancio previsionale 2022 prevede (come quello precedente) nessun investimento alla voce attività sul territorio e trasferte internazionali”. Una “mission statutaria – prosegue l’Usb – prevista ai fini dell’ottenimento del contributo Ras annuo”, finanziamento di natura regionale. Parliamo di milioni di euro annui per entrambe le tipologie di sovvenzione. Ma anche su questo per Colabianchi “la pianificazione è in linea con quella degli altri anni e il fondo Ras viene dato a prescindere dalle attività svolte”.

Il difficile momento del Teatro di Cagliari necessiterebbe di un’attività sul campo costante del sovrintendente. Ma Colabianchi non sembra essere molto presente visto che “è anche titolare di una cattedra al conservatorio di Santa Cecilia di Roma, ruolo che continua a svolgere anche ora, con una presenza media a Cagliari di soli due giorni alla settimana”, racconta il dipendente del teatro. “In questi casi – evidenzia l’esperto interpellato dal Fatto – sarebbe opportuno prendere un’aspettativa per poter fare il sovrintendente, che è il ruolo apicale del teatro dell’opera retribuito, nel caso specifico, con 130mila euro annui lordi”. “Io sono a Cagliari cinque giorni alla settimana. Insegno a Roma il lunedì e completo l’orario con lezioni online il sabato” replica il sovrintendente.

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