Da due anni e mezzo 17 ex consiglieri della Regione Trentino Alto Adige si rifiutano di rimborsare alle casse pubbliche quanto hanno ricevuto sotto forma di vitalizi o di liquidazioni di fine mandato, cifre maggiorate e poi ridotte in base a una sentenza del Tar di Trento, cui è seguito un pronunciamento da parte della Corte Costituzionale. Sostengono di non disporre più di tali cifre, a loro dire percepite regolarmente. Diego Nicolini, consigliere provinciale altoatesino dei Cinquestelle, ha presentato una interrogazione scritta al presidente del Consiglio regionale, Sepp Noggler. Ma ha ricevuto una risposta interlocutoria, che non chiarisce perché a distanza di così tanto tempo non si sia dato corso alla sentenza e perché la Regione non agisca legalmente per ottenere la restituzione del denaro (pari in media a circa il 30 per cento delle indennità percepite), che dovrebbe implementare un fondo per aiuti economici e sociali.

La vicenda affonda le sue radici nel passato. Nell’estate 2014 il consiglio regionale, sull’onda di una revisione dei costi della politica, aveva deciso la riduzione retroattiva delle pensioni. Molti consiglieri si erano opposti, ma nel 2020 il Tar di Trento aveva stabilito che il rimborso di una parte consistente delle anticipazioni pensionistiche era dovuto, anche se l’effetto era retroattivo. In realtà, di cause di fronte alla magistratura civile ce ne sono state tre, due delle quali arrivate al capolinea con identica decisione. A inizio giugno c’è stato un nuovo pronunciamento in tale senso da parte della Corte Costituzionale. I giudici avevano stabilito che “l’interesse della collettività ha la precedenza sui diritti della persona, in questo caso i consiglieri regionali, soprattutto in base all’attuale grave crisi economica“.

Per questo il consigliere Nicolini ha chiesto con un’interrogazione di sapere il motivo della mancata restituzione, l’elenco degli inadempienti e che cosa la Regione intenda fare per recuperare “somme anche ingenti per le quali il consiglio regionale avrebbe un obbligo ad intervenire”. Noggler ha risposto: “Per quanto riguarda l’applicazione delle disposizioni relative al trattamento economico e previdenziale dei parlamentari e degli ex consiglieri regionali, il procedimento giudiziario è ancora pendente. Le decisioni appropriate saranno prese al termine del procedimento giudiziario pendente”. In questo modo giustifica anche il fatto di non fornire i nomi degli interessati, ma solo gli importi.

Gli ex consiglieri avevano sempre affermato che si sarebbero attenuti alla decisione del tribunale, indipendentemente dall’esito. Il giornale di lingua tedesca Tageszeitung ha ricostruito la situazione debitoria, accoppiando cifre e numeri. L’ex governatore Luis Durnwalder, ad esempio, deve restituire 186mila euro, Luis Kofler 127mila, l’ex senatore Oskar Peterlini 335mila euro, Luigi Cigolla 110mila euro, Arthur Feichter 123mila euro, Giorgio Holzmann 344mila euro, Bruno Hosp 134mila euro, Siegfried Messner 258mila euro, Franz Pahl 319mila euro. Ci sono anche tre posizioni di consiglieri in attesa di ricevere il vitalizio che devono restituire, oltre a somme in contanti, anche le quote del Fondo Family di cui beneficiavano. In questo caso si arriva a restituzioni ancora più importanti, in un caso un milione 322mila euro, in un altro un milione 165mila euro.

“Purtroppo tanti cittadini sono assuefatti a questi scandali ed è calato il livello di indignazione, ma questa vicenda ha dell’incredibile”, commenta Diego Nicolini. “Oltre al fatto che politici con una reputazione del tutto rispettabile si rifiutano di restituire del denaro che hanno ricevuto indebitamente, adducendo come giustificazione che lo hanno già speso, l’istituzione Consiglio Regionale, che ne è direttamente parte lesa, non ha l’intenzione di esercitare l’esecuzione coattiva per il recupero di queste somme, che va a danno di tutta la collettività”, sottolinea il consigliere M5s. Un doppio scandalo.

Riceviamo e pubblichiamo
Nell’articolo, sono contenute informazioni inesatte, imprecise, non veritiere e omissive. Di conseguenza “il Fatto” è incorso in errori, imprecisioni, omissioni. La sentenza del Tribunale di Bolzano del 27 febbraio c.a. (definitiva), assolvendo gli imputati Rosa Zelger Thaler (presidente pro-tempore del consiglio regionale) e Gottfried Tappeiner (presidente pro-tempore di PensPlan) dai reati di truffa aggravata e abuso di ufficio nei confronti del consiglio regionale del Trentino Alto Adige a proposito dei vitalizi, perché “il fatto non sussiste” così si esprime “la difesa ha dimostrato nel presente giudizio che la L.R. 6/12 e successive disposizioni di attuazione hanno comportato un notevole risparmio di oltre euro 50.000.000 per le casse del Consiglio Regionale” (pag. 45). In verità, il risparmio è di 58 milioni€. Ciò premesso, prima di scrivere di “restituzione coattiva” per il recupero delle somme vantate dal consiglio regionale, si abbia la prudenza e l’onestà intellettuale di attendere la verifica dei conteggi e delle relative imposte, poiché le cifre a debito dei “17” ex consiglieri regionali, alcuni dei quali sono citati nell’articolo (Luis Durnwalder, Luis Kofler, Oskar Peterlini, Luigi Cigolla, Arthur Feichter, Giorgio Holzmann, Bruno Hosp, Siegfried Messner, Franz Pahl), sono tutte da dimostrare.

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