La bufera che si è abbattuta sul consiglio regionale del Trentino Alto Adige a causa degli arretrati degli adeguamenti Istat degli stipendi è diventata un caso nazionale. Dopo le indennità d’oro, dopo i vitalizi e gli scandali dei rimborsi spese, è solo l’ultima delle grane con cui devono fare i conti i consiglieri delle due Province Autonome di Trento e di Bolzano. Nella busta paga di settembre sono stati liquidati gli arretrati, mentre l’indennità di carica è passata da 9.800 euro mensili a 10.250 euro. Il fatto non poteva passare inosservato, visto che ha portato lo stipendio di settembre a gonfiarsi come minimo di 15mila euro, anche se i consiglieri che erano stati eletti anche nella precedente legislatura hanno incassato molto di più.

Il bello è che si trattava di una bomba innescata il 22 luglio dal voto del consiglio regionale che aveva approvato l’adeguamento Istat, considerando i valori del costo della vita a Trento e Bolzano, notoriamente superiore a quello del resto d’Italia. Ma come spesso accade, le reazioni si scatenano subito, poi la situazione resta inalterata, fino al nuovo scoppio di indignazione. A porre il problema di come uscirne sono ora le minoranze. Alex Marini, del Movimento Cinquestelle ha chiesto che si riformi tutto il capitolo degli stipendi, rivolgendosi a una commissione “terza” come accade in altri paesi europei: “Non è possibile che il lavoratore decida il proprio stipendio”. Gli ha fatto eco Filippo Degasperi, che ora fa parte del movimento Onda: “Ci abbiamo provato nel 2014, nel 2019 e nel 2020, a bloccare gli adeguamenti. La maggioranza ha sempre detto di no. Prima quella di centrosinistra, poi quella di centrodestra che ora ha dato corso agli aumenti, applicando la legge votata il luglio scorso. Sono tutti responsabili”.

L’adeguamento era stato previsto da una legge del 2012, ma per opportunità non vi era stato dato corso. E così sono rimasti congelati 500mila euro. A luglio un emendamento della Sudtiroler Volksparte ha sbloccato la somma. I consiglieri del gruppo Verde regionale hanno annunciato l’intenzione di restituire gli aumenti. Hanno presentato un nuovo disegno di legge regionale che individua un processo decisionale partecipativo che coinvolga società civile e parti sociali, attraverso una Consulta di cittadini e cittadine estratti a sorte. “Abbiamo votato contro quella riforma poiché manteneva l’errato meccanismo degli aumenti automatici, di cui ormai nessun’altra categoria di lavoratrici e lavoratori gode. E coerentemente con quel nostro voto – spiega il capogruppo Riccardo Dello Sbarba – restituiremo l’intero importo netto ricevuto in più, versando le somme al fondo regionale per il sostegno della famiglia e dell’occupazione”. La proposta dei Verdi viene appoggiata da Team K, con Paul Köllensperger: “Sono d’accordo, è la soluzione che avevo ipotizzato anch’io in passato, anche perché non possono essere gli stessi che riscuotono le indennità a decidere sul loro ammontare. Che siano i cittadini a farlo è una buona cosa”. Per il Pd, Sara Ferrari propone di abolire l’automatismo di adeguamento all’inflazione. “Abbiamo votato contro perché applica un automatismo che nessun altro lavoratore può vantare”.

Lega e Svp reagiscono con grande cautela, rimandando tutto all’iter legislativo. “È stata appena votata una legge che in qualche modo è migliorativa, ma valuteremo in sede di commissione” dicono. Mirko Bisesti, capogruppo leghista in consiglio provinciale a Trento: “Quello che si può fare per migliorare si fa, come sempre. Ma va anche riconosciuto che rispetto al passato una miglioria c’è già stata, gli scatti annuali non ci sono più (sono diventati quinquennali, ndr). Certo questo è un tema che si presta ad essere strumentalizzato, in ogni caso valuteremo le proposte”. Dall’esterno del palazzo è arrivata una presa di posizione dei segretari provinciali Cisl, Cgil e Uil. “Quelle buste paga, con l’adeguamento automatico delle indennità, offendono tutti i lavoratori e pensionati trentini. Le cifre parlano chiaro: non solo sono somme fuori dalla realtà per la totalità dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, ma sgombrano il campo da ogni ipocrita difesa di un provvedimento che per quanto ci riguarda resta inaccettabile e sconcertante. Questo privilegio è uno schiaffo a quanti, moltissimi, hanno sofferto in questo anno di pandemia per la mancanza di lavoro, per la riduzione dei loro redditi e per la cassa integrazione”.

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