Alexis Tsipras l’ha ribattezzato il watergate greco, ovvero lo scandalo che ha investito il governo conservatore guidato da Kyriakos Mitsotakis. Nikos Androulakis, presidente del Pasok, partito all’opposizione, è stato intercettato dai servizi segreti, come ammesso dal suo capo davanti all’apposita commissione parlamentare. Da quel momento è partita una slavina che ha visto non solo le dimissioni di Panaghiotis Kontoleon, numero uno dei servizi, ma anche del sottosegretario del premier e suo braccio destro Grigoris Dimitriadis. Intercettati anche due giornalisti investigativi, che adesso hanno denunciato il tutto alla Corte Suprema greca.

Nel paese lo scandalo sta assumendo i contorni di un grande imbarazzo per il governo: dal primo giorno dopo le elezioni, l’8 luglio 2019, Mitsotakis ha modificato la legge sull’Eyp e l’ha portata sotto il suo controllo diretto. Ufficialmente il premier ha definito legale la sorveglianza di Nikos Androulakis, ma ha assicurato che non ne sapeva nulla, perché se lo avesse saputo, l’avrebbe impedito. Da lì le dimissioni dei due. A capo dei servizi è stato chiamato il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, Themistoklis Demiris, già Ambasciatore di Grecia a Roma. Inoltre il governo ha fatto circolare la vulgata secondo cui alcuni servizi stranieri fossero interessati ad ascoltare il cellulare del capo dell’opposizione, ma le rappresentanze diplomatiche in Grecia di Armenia e Ucraina hanno smentito con un post sui social.

Su richiesta dell’ex premier Tsipras, il Parlamento riaprirà il 22 agosto, interrompendo la pausa estiva, proprio per ascoltare le ragioni di Mitsotakis. Nel frattempo le opposizioni attaccano a testa bassa, facendo circolare la possibilità che la crisi porti alla caduta del governo e si voti prima del 2023: secondo il capo dei comunisti del Kke, Dimitris Koutsoubas, “lo scandalo della sorveglianza porta in superficie un ambiente oscuro e un quadro istituzionale perforato”. Strali anche dall’ex ministro dell’economia Yannis Varoufakis, secondo cui è dall’estate del 2019 “che il mio partito denuncia dentro e fuori il Parlamento la scelta politica di Kyriakos Mitsotakis e del suo governo”.

L’ex ministro dell’energia Panaghiotis Lafazanis si chiede se il leader dell’opposizione Androulakis fosse sospettato di aver commesso gravi reati o fosse imparentato con persone sospettate di commetterli, oppure se fosse sospettato di aver commesso atti che erano o sarebbero stati diretti contro la sicurezza nazionale: questo il punto che apre al possibile coinvolgimento di soggetti esterni. Nella bufera a questo punto anche il Pubblico Ministero che ha approvato la richiesta di monitorare un parlamentare. Tra l’altro andando indietro nel tempo, tra i meandri delle normative relative all’intelligence si apprende che quando il giornalista Nasos Koukakis ha scoperto di essere monitorato, per chiederne conto, pochi giorni dopo, il 31 marzo 2021, un emendamento presentato bipartisan da conservatori e socialisti prevedeva che cittadini e giornalisti non potevano più essere informati delle ragioni del monitoraggio da parte dei servizi.

@FDepalo

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