“Alle elezioni del 25 settembre stop ai seggi nelle scuole”. A lanciare questo appello al governo e in modo particolare al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e ai sindaci, è il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

Le lezioni inizieranno un po’ in tutt’Italia tra l’8 e il 12 settembre ma nel giro di pochi giorni maestri, professori e alunni dovranno lasciare le loro aule libere per far posto alle sezioni elettorali per svolgere le votazioni che determineranno il prossimo governo.

Giannelli non è la prima volta che torna su questo argomento ma stavolta è assertivo: “Purtroppo abbiamo tornate elettorali in continuazione e ogni volta manca il tempo per trovare soluzioni alternative alle scuole. Non se ne può più. Serve un ragionamento serio che non va fatto solo in prossimità delle votazioni, per spostare definitivamente i seggi in altri luoghi lasciando liberi i bambini e i ragazzi di concentrarsi sul loro lavoro”.

Il numero uno dell’Anp ha in mente qualche proposta alternativa alle aule: le caserme dell’esercito; gli uffici comunali oppure le palestre.

Nei mesi scorsi su questo tema era intervenuta anche “Cittadinanzattiva” che aveva presentato alla Camera i risultati di un report rivolto ai 1.005 Comuni. Secondo i dati del ministero dell’Interno, sul territorio nazionale l’88% dei 61.562 seggi elettorali si trova nelle aule. In particolare, il 75% circa dei fabbricati che ospita uno o più seggi è rappresentato da edifici destinati alla didattica. Nelle amministrative del 20 e 21 settembre 2020 (che coinvolgevano 471 Comuni per 1464 sezioni elettorali) era stata avviata un’iniziativa per cercare sedi diverse dagli istituti, viste le difficoltà che la pandemia aveva creato all’anno scolastico, ma solo 62 amministrazioni avevano deciso di mandare gli elettori a votare in un luogo differente dalle consuete classi. Ora, secondo il sondaggio eseguito, al quale hanno risposto 191 Comuni (19%) di 17 regioni, a prevedere lo spostamento di tutte o di una parte delle sezioni elettorali sono 16 sindaci (8%), mentre 62 (ossia il 33%) lo hanno già realizzato. Al contrario 113 realtà, ossia il 59%, non intendono cambiare nulla dello status quo.

Nel 2021, era stato istituito un fondo di due milioni di euro, proposto dagli onorevoli Giuseppe Brescia, Vittoria Casa e Lucia Azzolina. Una cifra non sufficiente a convincere i sindaci a fare una svolta. Ma allo stato attuale sono ancora troppo pochi secondo Giannelli quelli che sono andati in questa direzione: “Vorrei vedere uno sforzo maggiore da parte degli amministratori comunali. Non mi aspetto che a settembre tutti i seggi siano spostati ma se raggiungessimo almeno un 20% sarei soddisfatto. Va fatto un lavoro di sistema, bisogna mettere al tavolo i diversi attori e adoperarsi perché ci sia una decisione che riguardi tutto il Paese, una volta per tutte”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Covid, l’Unione Europea ai ministri della Salute: “Investite in sistemi di ventilazione nelle aule”. L’Italia? È già in ritardo

next