di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Non so se ridere o piangere dinanzi alla agenda Draghi di Enrico Letta. Qui siamo di fronte a un bias cognitivo dei leader del principale partito della sedicente sinistra italiana stupefacente. Le parole d’ordine del partito nazione (il PD) saranno: votateci perché lo chiede l’Europa, la Nato e i mercati. Non necessariamente in questo ordine. A completare il programma “se no vince Meloni” e “punire gli autori del draghicidio”.
Un delirio da partito che ormai si identifica nello Stato. Per dirla con lo storico Marco Revelli il governo Draghi ha aumentato il degrado del sistema politico verticalizzando il potere in una persona sola, che in aggiunta ha espresso uno stizzito disprezzo verso il sistema dei partiti. A condire il tutto un populismo da destra tecnocratica con un costante stravolgimento della Costituzione.

Revelli non lo dice ma a me vengono in mente, non per memoria personale ma per studi, le elezioni del 1919, quasi coincidenti stagionalmente con quelle odierne. Dopo quelle elezioni la legge Acerbo. In gioventù passavo la domenica mattina a distribuire le copie dell’Unità nei quartieri popolari. Oggi nel PD credo abbiano perso ogni contatto con la realtà del Paese. Sono vittime della loro stessa propaganda. Dopo aver dipinto un inesistente Paese disperato per le dimissioni di Draghi fatto di appelli di sindaci e di organizzazioni collaterali al PD con l’aggiunta di Confcommercio, Confindustria eccetera hanno finito per credere anche loro ai barboni che plaudivano a Draghi “per la sua sensibilità per chi vive ai margini”. Hanno persino creduto ai “capannelli oceanici” di Renzi e Calenda e alle 100mila firme on line pro-Draghi, dopo giorni di propaganda e a media unificati, quando l’abolizione dell’Iva sui tampax ha raggiunto più di 600 mila firme senza pubblicità e in poco tempo.

Ormai nessuno va più a distribuire le copie dell’Unità nei quartieri popolari. Al Nazareno hanno solo contatti con la élite snobista e classista rappresentata da Concita De Gregorio, Parenzo, Floris, Formigli, Massimo Franco e per questo pensano che le loro parole d’ordine possano raccogliere consensi anche a Scampia, Corviale, Quarto Oggiaro. Avvisateli che in democrazia conta anche il voto di chi in questi quartieri ci abita. In aggiunta il PD , nel modo più oscuro possibile tramite i suoi governatori di Toscana e Emilia Romagna, sta promuovendo l’autonomia differenziata. Questa prevede accordi stato regioni sottratti alla potestà del Parlamento e il mantenimento di aree del Paese nutrite a pane e cicoria e altre con ogni ben di dio. Il primo accordo di questo tipo ha la firma del Governo Gentiloni, PD, a febbraio 2018.

La sfilata delle persone “ssserie” fatta dai Di Maio, Calenda, Renzi è quanto di più squalificato si possa offrire agli elettori in termini di credibilità e interesse per i ceti sociali più deboli. A questi si aggiunge Brunetta e Gelmini con cui Letta e Franceschini hanno deciso di completare la sfilata. In termini di politica internazionale mentre ‘il dittatore Erdogan’ insieme all’Onu mette insieme caparbiamente Russia e Ucraina per un accordo sul grano, noi ci incaponiamo con l’invio di armi. Mi pare evidente che Il PD abbia deciso di consegnare il Paese a Giorgia Meloni. Non possiamo farci nulla ormai, queste elezioni sono perse. E se l’offerta alternativa è il PD che ha disastrato il welfare, ridotto diritti e rappresentanze sindacali con l’abolizione dell’articolo 18, il job act, la riforma Fornero, l’abbattimento delle spese per sanità e istruzione, credo che non ci stracceremo le vesti.

Occorre però iniziare a costruire una alternativa di sinistra che porti in parlamento gli interessi di quei ceti che sono privi di qualsiasi rappresentanza. Un polo del M5S e altre forze di sinistra che nella prossima legislatura ne difenda i diritti e prepararsi tra cinque anni a uno schieramento alternativo di sinistra. Ci vorrà un po’ perché in quei quartieri da troppo tempo non ci va nessuno.

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