Quando i censori (italiani) calano la loro impotente mannaia su un horror (porno poco) c’è sempre qualcosa di buono da raccogliere nel film additato. X (in italiano X: a sexy horror story) di Ti West è uno slasher movie esteticamente granuloso, moderatamente cinefilo, per nulla esibizionista che si posiziona deciso tra le ceneri di un genere che sembra oramai (ahinoi) un arnese spuntato. Intanto, la censurina esercitata con il divieto ai minori di 18 anni dalla Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche (non so se ricordate i titoloni di giornali di regime dove doveva essere stata abolita) è qualcosa di talmente patetico da far sghignazzare. Dopo La casa del diavolo di Rob Zombie, Hostel di Eli Roth, un qualunque episodio di Saw, ma ancora La Casa di Raimi, gli zombi di Romero, stare a sproloquiare di “tono e impatto potenziale” e “livello d’intensità” per qualche coltellata, una testa spappolata con una gomma dell’automobile, e due chiodi infilati nel bulbo oculare (attento Bunuel che arriva il Ministero!) potrebbe diventare realmente un plot horror con un regista potenziale che sbudella uno a uno i membri della Commissione suddetta. È il cinema bellezza. E così come la lezione di Non aprite quella porta ci ha insegnato parecchi decenni fa, non solo nella finzione, ma anche nel privato, (ad esempio meglio non aprire la porta dove si riuniscono i membri della commissione ministeriale…), se un gruppetto di screanzati realizzatori di un porno semiprofessionistico prendono in affitto un casolare di campagna nel Texas del 1979, meglio verificare perbene chi sono gli affittuari. In X: a sexy horror story si tratta di due vecchietti apparentemente incartapecoriti, ma in realtà, soprattutto la signora, ancora piuttosto affamati di copule e corpi, in una sorta di loop da sfrenata e impossibile realizzazione da celebrità che coinvolge in primis una delle due attrici del porno, la giovane novizia Maxine (Mia Goth, già vista in Suspiria di Guadagnino). In pratica la troupe tecnico artistica, sono in sei (la veterana e l’afroamericano dal lungo attrezzo di scena, la giovane emergente, il produttore tuttofare, operatore di macchina e microfonista), giunge alla fattoria e subito il vecchietto proprietario esibisce un fucile a canne mozze che indurrebbe alla fuga. Invece, il set del porno, tutto interno al casolare vicino casa dei vecchietti, inizia subito, e dopo una giornata di riprese la microfonista, fidanzata dell’operatore di macchina/regista, spezza la routine chiedendo di poter diventare attrice del film. Il fidanzato dalle velleità autoriali si arrabbia e cerca di andarsene ma a quel punto sono i due vecchietti a far capire che da lì non se ne andrà nessuno. Giocato abilmente per un’ora sul MacGuffin della realizzazione del porno (c’è anche la cinepresa 16mm e un vero girato in 4:3 che ogni tanto sobbalza in mezzo alla trama di X) il film di West prende la piega horror slasher solo nell’ultima mezz’ora e con una calma olimpica da fare invidia. Non c’è mai fretta per il jumpscare che poi, quando arriva, non riceve quella sottolineatura tipica da ossessionati dall’effettistica. Sia la dilatazione del tempo e dello spazio dentro l’inquadratura, che il montaggio di David Kashevaroff e dello stesso West, hanno come la missione di estendere percezione e sostanza degli accadimenti senza che lo schizzo di sangue o la pugnalata siano le punte più acute della melodia del narrato. Una volta si elogiava quella che veniva definita l’atmosfera. Qui in X è qualcosina di più: sia la costruzione pratica meticolosa della scena vintage, sia un’idea di libertà e spensieratezza attinente ad un evo lontano del cinema ancora pioneristico e sperimentale, come dell’uso del proprio corpo e della libido andato a farsi benedire dentro a schemi preventivamente commerciali come quelli odierni. Ed è proprio nella sovrapposizione tra la pornografia (che sia chiaro, non c’è, ma verso la quale si ammicca) del film nel film, e l’horror come registro generale, che avviene il cortocircuito politico di X dal fascino sibillino e sotterraneo riverberato, infine, sulla doppia presenza in scena della Goth che, sorpresa sorpresa, dopo sedute di trucco prostetico anche di 8 ore interpreta anche Pearl, la vecchina libidinosa della fattoria. Dal 14 luglio nelle sale italiane distribuito da Koch Media. Pronto comunque anche già il prequel: Pearl.

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