L’Italia è il paese europeo che sinora più ha fatto per ridurre la sua dipendenza dal gas russo. Il paese ha abbassato la quota di idrocarburi russi dal 40 al 25% del totale. Significa circa 10 miliardi di metri cubi in meno, per un valore che, alle quotazioni attuali, sfiora i 19 miliardi di euro. La Germania si è fermata al 35% e l’Austria resta intorno all’80%. Il nostro paese partiva da una posizione difficile, con una dipendenza dal gas russo (ossia la quantità importata e l’incidenza del gas come fonte per la produzione di elettricità) del 31%, tra le più elevate in assoluto. Al di sopra del 27% della Germania, che importa più gas in valori assoluti ma ha un mix energetico più diversificato. I paesi europei che utilizzano più gas nella produzione di energia sono nell’ordine Italia, Olanda, Irlanda, Belgio, Gran Bretagna e Portogallo. L’Italia è riuscita a spostare una quota significative delle importazioni a favore dell’Algeria, con cui è collegata dal gasdotto Transmed. Lo scorso aprile il gas che arriva dal Nord Africa ha superato quello che proviene dalla Russia. L’Italia ha inoltre aumentato il ricorso ai carichi di Gnl, il gas liquefatto trasportato via mare che approda nei rigassificatori di Livorno, Panigaglia e Cavarzere, utilizzati al 50% della capacità prima della guerra in Ucraina e ora a pieno regina. Il ricorso a fornitori alternativi è stato forzato anche dalla decisione russa di ridurre i flussi verso i paesi definiti “ostili”.

“L’Italia può sopravvivere meglio della Germania, che fa affidamento solo sulle importazioni russe”, ha affermato Annalisa Perteghella, consulente presso il centro studi Ecco. interpellata da Bloomberg “Probabilmente la Russia continuerà con una strategia ‘stop and go’ per aumentare i prezzi del gas e assicurarsi maggiori introiti”, ha aggiunto l’esperta. Solo nei primi 100 giorni di guerra Mosca ha incassato 93 miliardi di euro esportando petrolio e gas, quasi un miliardo al giorno. I quantitativi consegnati sono leggermente diminuiti ma l’incremento dei prezzi, favorito anche dalla guerra, ha fatto sì che gli incassi del Cremlino aumentassero.

I grandi gasdotti che arrivano in Italia sono cinque. Al Tarvisio “approdano” le condotte con il gas russo, al passo del Gries quelle che provengono dal Nord Europa (Olanda e Norvegia). A Mazara del Vallo arriva la condotta Transmed dall’Algeria, nella vicina Gela il Greenstream dalla Libia. Infine a Melendugno, il più recente gasdotto Tap che porta il combustibile dall’Azerbaijan. Ieri sera il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito che “La dipendenza dell’Italia dal gas russo è molto diminuita. Era il 45% delle importazioni l’anno scorso, ora è il 25% Gli approvvigionamenti stanno andando bene, gli stock risalgono (al momento al 64% della capacità totale, ndr). E’ importante perché è frutto della decisione strategica che prendemmo all’inizio della guerra. L’Italia non si può più trovare in una situazione di dipendenza geopolitica strategica. Non è accettabile. Ci siamo mossi molto rapidamente”. Tra gli sforzi di diversificazione ci sono anche i recenti accordi siglati da Eni con Angolo e Congo, oltre che con il Qatar. Un aiuto ma non risolutivo viste le modeste capacità produttive dei due paesi africani. La Germania ha annunciato oggi di essere in trattative con grandi gruppi petroliferi come Shell e Total per aumentare le importazioni di Gnl.

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