La Russia riduce di un terzo le forniture all’Italia rispetto alla media degli ultimi giorni. Lo comunica Eni che in una nota spiega: “Gazprom ha comunicato che per la giornata di oggi fornirà a Eni volumi di gas pari a circa 21 milioni di metri cubi al giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni di metri cubi al giorno. La media di 32 milioni di metri cubi al giorno era già significativamente inferiore rispetto a quella precedente all’emergenza gas, da giugno in poi i flussi di gas che dalla Russia arrivano al Tarvisio attraversando anche l’Ucraina sono stati abbassati di circa la metà. La società austriaca Omv ha a sua volta annunciato che Gazprom sta riducendo ulteriormente la fornitura di gas al Paese, “OMV è stata informata da Gazprom di una riduzione della fornitura di gas. Ciò significa per oggi una riduzione di circa il 70 per cento della quantità che arriva all’hub del gas naturale di Baumgarten” vicino al confine slovacco. Prima della crisi il 70% del gas utilizzato dall’Austria proveniva dalla Russia. Oggi è una giornata critica nella “guerra del gas” tra Europa e Mosca. Si ferma infatti, ufficialmente per manutenzione, il gasdotto Nord Stream 1 che ogni anno trasporta dalla Russia alla Germania oltre 30 miliardi di metri cubi di gas. Il timore di Berlino è che la chiusura possa protrarsi ben oltre i 10 giorni programmati.

“L’Ue si sta preparando ad ogni scenario. La situazione è chiaramente seria e dobbiamo essere preparati. A metà luglio, come è noto, verrà varato un piano di prevenzione in vista dell’inverno“. E’ quanto ha spiegato Tim McPhie, portavoce della Commissione Ue, in merito agli ulteriori tagli del gas messi in atto da Mosca. “E’ necessario arrivare il prima possibile ad una autonomia energetica dalla Russia”, ha aggiunto il portavoce europeo sottolineando come occorra comunicare alla popolazione “l’importanza del risparmio energetico” e ricordando che la Commissione, tra gli strumenti, ha già varato il RePowerEu. Complessivamente, l’Europa importa il 40% del gas naturale dalla Russia. Il tetto al prezzo del gas “è uno dei possibili strumenti su cui stiamo discutendo ma al momento non c’è una proposta della Commissione sul ‘price cap’. Ci sono diversi Stati membri che stanno facendo proposte e stiamo affrontando il tema ma non c’è una proposta della Commissione sul ‘price cap'”, ha detto il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni.

Venerdì scorso il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha prospettato il rischio di una recessione nel nostro paese qualora il gas russo dovesse essere completamente interrotto. Tutti i paesi europei sono impegnati nel tentativo di riempire il più possibile e il prima possibile i siti di stoccaggio del gas per poter affrontare l’inverno in relativa tranquillità. Al momento i siti italiani sono pieni quasi al 64%, leggermente al di sopra della media europea del 61%. Serve arrivare però al 90% entro l’autunno. La riduzione dei flussi russi è al momento compensata dalla maggiore quantità di gas che sta entrando dal passo del Gries dove arriva l’idrocarburo del Nord Europa. Regolari i flussi dal Nord Africa (Algeria soprattutto) e dall’l’Azerbaijan (gasdotto Tap). La Libia ha nuovamente smentito la notizia secondo cui il gas inviato all’Italia sarebbe stato ridotto del 25% a causa dei problemi di ordine interno. Da tempo la quantità di gas libico esportata è molto ridotta, si tratterebbe in ogni caso di quantitativi modesti. Tuttavia in questa fase di tensione tutto contribuisce, nel bene o nel male. Sul mercato di Amsterdam, riferimento per gli scambi europei, il gas viene scambiato a 173 euro megawatt/ora. In calo dello 0,7% rispetto alla chiusura di venerdì ma comunque su lavori storicamente estremamente elevati.

Il governo intanto lavora alla messa a punto di un piano emergenziale qualora la situazione dovesse ulteriormente complicarsi. Nelle bozze compaiono la riduzione fino a 19 gradi del riscaldamento invernale e il limite di 27 gradi per i condizionatori estivi oltre ad interventi sull’illuminazione notturna. Il gas però in Italia serve anche per produrre elettricità, circa il 40% della produzione proviene da centrali alimentate con questo combustibile. Penuria di gas significherebbe anche minore capacità di generazione elettrica, in tal caso le prime a risentirne sarebbero le imprese energivore che solitamente sottoscrivono contratti che prevedono l’interrompibilità in cambio di un costo dell’energia più vantaggioso.

In Francia molte aziende alto consumo di energia stanno accelerando i piani di emergenza e convertendo le loro caldaie a gas per funzionare a petrolio. Riuniti durante il fine settimana in una conferenza di affari ed economia nel sud della Francia, diversi alti dirigenti hanno affermato che si stavano preparando a possibili blackout. “Possiamo anche passare al carbone se necessario”, ha affermato Florent Menegaux, il capo della Michelin uno dei principali produttori di pneumatici al mondo. “L’obiettivo è evitare di dover chiudere un impianto nel caso in cui dovessimo affrontare una carenza”, ha aggiunto, dicendo che mentre era probabile una carenza di gas in Europa, il petrolio sarebbe comunque disponibile come alternativa”. Il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ha detto che sarebbe irresponsabile non prepararsi alle carenze. “Prepariamoci per un taglio del gas russo”, ha detto loro. “Oggi è lo scenario più probabile”.

Il ministro della Transazione ecologica Roberto Cingolani, h affermato stamane: “Stiamo discutendo con altri ministeri di un progetto rapido di innormazione, tipo Pubblicità e progresso, su due grandi settori: uno è l’acqua, l’altro è l’energia. Fra l’altro sono due settori molto collegati. Stiamo pensando di costruire una serie di messaggi che diano dei suggerimenti di comportamento e di sobrietà nell’uso delle risorse. Sarà fondamentale lanciare questi messaggi a breve, visto che dopo l’estate comincerà il periodo in cui i consumi crescono”. E ha proseguito: “Ne stiamo discutendo con altri ministeri. La stampa sta dando tanta attenzione ai problemi dell’energia e dell’acqua – ha aggiunto Cingolani – e questo aiuta i cittadini ad essere consapevoli dei problemi che dobbiamo affrontare”. Anche perché, ha precisato: “Se abbassassimo di un grado la temperatura media del riscaldamento e diminuissimo di un’ora il periodo di riscaldamento giornaliero potremmo risparmiare circa 1 mld e mezzo, 2 miliardi di metri cubi di gas (su un consumo nazionale annuo tra i 70 e gli 80 miliardi di mc, ndr). Così come il passaggio ai sistemi di illuminazione a led consentirebbe di arrivare a risparmi totali di circa mezzo miliardo di metri cubi di gas annuali. In tutto questo le famiglie risparmiano in bolletta”. E, a proposito di risparmio, ha concluso, “è un dovere”. Soprattutto quello residenziale “può giocare un ruolo enorme. Oggi il consumo del residenziale è circa il 30% del totale e credo sia responsabile 12-13% delle emissioni di gas climalteranti”.

Secondo uno studio dell’Enea “È possibile risparmiare in Italia quasi 2,7 miliardi di metri cubi di gas metano all’anno e ridurre la bolletta annua delle famiglie di circa 180 euro, abbassando di 1 grado il riscaldamento in casa, riducendo di 1 ora al giorno l’accensione dei termosifoni e di 15 giorni all’anno il periodo di accensione. Lo sostiene lo studio “Azioni per la riduzione del fabbisogno nazionale di gas nel settore residenziale”.

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