L’Italia brucia, i mari si mangiano i fiumi e l’agricoltura, collassano i ghiacciai per gli effetti devastanti della “crisi ambientale globale” (non solo crisi climatica) e il governo risponde invocando ancor più carburanti fossili (il caso del rigassificatore di Piombino) e leggi speciali per i “termovalorizzatori”! Se non ci fossero di mezzo i morti della Marmolada verrebbe da ironizzare sul “governo dei Migliori” circa la sua salute mentale.

In questa situazione di disastro ambientale permanente risulta ovvio che o la politica e l’economia cambiano radicalmente registro o è la stessa nozione di futuro ad essere ignorata, in nome di interessi e inerzie che non vogliono o non possono fermarsi davanti ad evidenze indiscutibili. La guerra in Ucraina con il suo corollario di morte e di stupida propaganda è stata strumentalizzata per rilanciare addirittura le centrali a carbone, oltre a nucleare e carburanti fossili vari. Per mesi la “transizione ecologica” e l’economia circolare sono scomparse addirittura dal lessico massmediatico, ma la “botta di caldo” con i suoi inevitabili effetti collaterali sta facendo sciogliere come neve al sole questi trucchetti insipienti, portati avanti da un variegato circolo di cortigiani pronti a strepitare per cause spesso opposte tra loro. Tornano ad argomenti anacronistici come quello della “difesa del mondo libero” magnificando la pretesa superiorità del mondo occidentale basato sul diritto, salvo poi non battere ciglio quando per trattare con Erdogan se ne accettano i ricatti “smollando” i diritti sacrosanti dei curdi e/o di altri movimenti di liberazione.

È in questo quadro in disfacimento anche etico-morale, dove la vicenda Di Maio (ennesimo caso di trasformismo all’italiana) è emblematica e dove rischia di passare inosservato che ormai più di metà del popolo italiano non va più a votare – come avvenuto anche nelle ultime elezioni amministrative – che dobbiamo inquadrare la vicenda dell’inceneritore di Roma proposto dal sindaco Gualtieri, che pure in campagna elettorale mai ne aveva fatto cenno. Ora addirittura si vuole imporre una legge speciale quale “marchetta” alla morente industria sporca degli idrocarburi (Eni però non se la passa male con i megaprofitti legati alle speculazioni sul mercato!). Questa legge speciale legata al Giubileo (e che c’entra il Giubileo… di nuovo siamo di fronte ai giochetti delle “colombiadi”, dei “mondiali anni 90” tanto cari alla politica precedente Mani Pulite), che dovrebbe permettere poteri straordinari al sindaco facendo strame della pianificazione regionale del Lazio, risulta in palese contrasto con le norme europee, oltre che con il buonsenso e una governance all’altezza delle sfide di cui sopra.

Non solo l’inceneritore non serve a risolvere il problema dei rifiuti a Roma, perché anche se lo costruissero ciò avverrebbe tra almeno 5-6 anni (e nel frattempo?); ma esso si inquadrerebbe in una scelta del tutto antitetica alla riduzione del “riscaldamento globale”, oltre che in netto contrasto con l’economia circolare basata sul recupero dei materiali e quindi sulle raccolte differenziate, riuso, riciclo, compostaggio. Noi stessi di Zero Waste Europe dopo un incontro con l’assessora capitolina abbiamo avanzato e consegnato al sindaco una proposta circostanziata da numeri e soluzioni organizzative ed impiantistiche, potendo constatare che ciò che in modo atavico manca a Roma è l’applicazione sistematica di buone pratiche di gestione degli scarti che per esempio, invece, vengono adottate non solo in piccoli e medi centri ma anche in grandi città e capitali come Milano, San Francisco e la sua baia, Zagabria, Lubiana ecc.

Per questo diffidiamo il Parlamento dall’approvare tale legge speciale per il danno irreparabile che tale provvedimento arrecherebbe non solo nel merito (privando la Capitale della serie A delle buone pratiche verso rifiuti zero e verso l’economia circolare), ma anche nel metodo, in quanto lesivo delle programmazioni e pianificazioni locali e imposto dall’alto a discapito di procedure democratiche obbligatorie per legge. Al contrario, per esempio, si varino quei decreti attuativi attesi da oltre 15 anni per dar corso a modalità di riparazione e riuso, quelli sì in coerente attuazione non solo dell’economia circolare e dei dettati europei, ma anche in linea con approcci più sobri, rispettosi della rigenerazione di prodotti e materiali e gradualmente fuori dalla insostenibilità e dell’abbaglio imperdonabile dell’usa e getta.

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