Quello in corso ad Ankara potrebbe essere l’ultimo congresso del Partito Democratico dei Popoli (Hdp), perché dopo le incarcerazioni di leader e militanti, sul principale organo di opposizione al governo del presidente Recep Tayyip Erdogan pende una decisione della Corte costituzionale che a breve potrebbe decidere la sua definitiva messa al bando. La questione è rilanciata anche dal recente memorandum d’intesa tra il governo turco e quelli di Finlandia e Svezia, con Ankara che ha accettato di togliere il veto sull’ammissione dei due paesi nordici nell’Allenaza atlantica a fronte del loro impegno a consegnare i combattenti curdi ospitati sui loro territori. Un soluzione benedetta dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, mediatore nell’accordo. “Da sempre condanniamo il regime fascista di Erdogan a cui farà visita nei prossimi giorni il presidente del consiglio Mario Draghi. Non in nostro nome l’Italia e l’Ue continuano a essere complici del regime turco”, ha dichiarato oggi il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, tra i pochi italiani presenti oggi al congresso dell’Hdp.

“Abbiamo l’accordo per l’ingresso di Svezia e Finlandia. Il memorandum firmato risponde alle preoccupazioni della Turchia sulla lotta al terrorismo e l’esportazione di armi. Nessun alleato ha sofferto più della Turchia per i brutali attacchi terroristici, tra cui quelli del Pkk”, aveva dichiarato Stoltenberg in conferenza stampa dopo il summit dell’Alleanza atlantica a Madrid, che a margine ha visto il vertice tra Turchia, Svezia e Finlandia. A convincere Erdogan, fino ad ora contrario all’ingresso dei due paesi nella Nato, la disponibilità di Helsinki e Stoccolma a consegnare i combattenti curdi presenti sui loro territori, secondo Ankara tutti affiliati al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e quindi terroristi. La decisione, che ha scatenato l’indignazione internazionale di chi riconosce nei curdi la principale vittima del regime turco, è all’ordine del giorno del congresso dell’Hdp, formazione della sinistra pro-curda, casa dei movimenti socialisti e dei diritti rivendicati dai gruppi Lgbtq, ambientalisti e femministi.

“Erdogan si può sconfiggere e di nuovo, come negli anni passati”, ha detto al quotidiano il Manifesto il rappresentante dell’Hdp in Europa, Fayiz Yagizay. “Non pensiamo che Svezia e Finlandia consegneranno alla Turchia dissidenti, scrittori, intellettuali turchi”, spiega Yagizay nell’intervista, ricordando che Stoccolma e Helsinki hanno detto che le estradizioni rimangono decisioni in capo alla magistratura. “Erdogan pensa che ogni Stato funzioni come la Turchia dove lui decide e le corti obbediscono”, ha aggiunto. Ribadendo però che il memorandum “è comunque una vergogna, un insulto per noi e un regalo a Erdogan. Quello che è più grave è la criminalizzazione del movimento curdo e di ogni movimento che lotta democraticamente per la libertà”. A proposito di libertà, il suo partito, riunitosi presso il palazzetto di Ankara per il congresso nazionale, vede 4000 militanti incarcerati, tra cui 40 parlamentari e persino i co-presidenti Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag.

“Ma nonostante le incarcerazioni non c’è rassegnazione”, raccontano Maurizio Acerbo e Anna Camposampiero di Rifondazione, presenti oggi nella capitale turca per sostenere l’opposizione a Erdogan. “Molte compagne e compagni che avevamo incontrato nel febbraio 2020 al precedente congresso oggi non ci sono perché nel frattempo incarcerate/i come Leila Guven“, raccontano riferendo che l’assemblea ha rilanciato “la richiesta di liberazione dei prigionieri politici e la cessazione immediata dell’isolamento nell’isola-prigione di Imrali del presidente Abdullah Ocalan“. E in una nota scrivono: “L’Hdp è la voce della convivenza tra i popoli e le religioni, della libeazione delle donne, dei diritti, il contrario dell’islamismo reazionario e nazionalista di Erdogan che da anni utilizza i tagliagole jihadisti per massacrare il popolo curdo, in Turchia come in Siria. Sono queste donne e questi uomini che i paesi della Nato, Italia compresa, continuano a tradire e pugnalare alle spalle”. E ancora: “Ribadire come hanno fatto all’ultimo summit che il Pkk di Ocalan è un’organizzazione terrorista significa legittimare la repressione di Erdogan e i suoi bombardamenti criminali contro l’autogoverno curdo in Siria e Iraq”

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