“Ci ridia don Marco. Basta ingerenze nella vita di questa città e nella scuola”. Centinaia di studenti, ex alunni ma anche tanti colleghi e numerosi genitori sono scesi in piazza ieri per chiedere a gran voce al Vescovo di Verona Giuseppe Zenti di reintegrare don Campedelli al liceo “Maffei” dove da 22 anni svolge il ruolo di insegnante di religione, esterrefatti dalla decisione del monsignore che ha detto di voler cacciare il prete che si era “permesso” di criticare il suo “capo”. In campagna elettorale, infatti, durante il tempo del ballottaggio il numero uno della diocesi di Verona aveva invitato a considerare chi tra i due candidati (Sboarina e Tommasi) prestasse più attenzione alla “famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender“.Parole che non sono piaciute a don Marco tanto da prendere carta e penna e scrivere all’agenzia “Adista” per esprimere il suo dissenso e la sua distanza dal Vescovo.

Tempo qualche giorno e Zenti, prima di andarsene dalla diocesi dov’è dimissionario – proprio oggi il Papa ha nominato monsignor Domenico Pompili nuovo vescovo di Verona al posto del 75enne Zenti – ha annunciato di avere sollevato il prete dall’incarico in aula. Una mossa che ha scatenato una bufera e ha portato in piazza Dante centinaia di persone, soprattutto giovani, che hanno protestato contro il monsignore. A salire sul palco sono stati gli studenti: la rappresentate d’istituto del Maffei Ottavia Perilli; Emma Mazzi del collettivo studenti; Camilla Verona della Rete degli studenti medi e Roberto Maccadanza per i docenti.

“Sono atea ma a scuola faccio religione proprio perché c’è don Marco. Il Vescovo – spiega a ilfattoquotidiano.it Camilla Verona – è stato scorretto perché oltre ad aver tentato di influenzare il voto in campagna elettorale ora ha messo mani nel mondo della scuola. La posizione di Zenti è retrograda. Sappiamo chi è: non è la prima volta che assume atteggiamenti di questo genere. L’aveva già fatto con dichiarazioni pesanti vero la comunità Lgbt”. Camilla difende il suo insegnante: “Con don Marco le ore di religione sono stimolanti. Ci parla di attualità, ci legge Alda Merini”.

Emma Mazzi non ha problemi a definire il monsignore “ingombrante”. Anche lei è agnostica ma non ha mai abbandonato le ore di religione grazie a don Campedelli: “Il Vescovo è dimissionario ma prima di andar via ha voluto punire il don. Ma noi non ci arrendiamo: abbiamo inviato decine di lettere a Zenti. Non è facile dialogare con lui ma stasera in piazza ci siamo fatti sentire per dimostrare tutta la nostra solidarietà a don Marco. Lui ci ha insegnato a tenere alti i valori della libertà e della giustizia e noi oggi ci siamo per lui”. Ancora più duro Fabio Nisidi, 18 anni: “E’ stata una ripicca, una chiara vendetta. Il messaggio è chiaro: il vescovo così ha dimostrato tutta la sua ingerenza e l’influenza che ha sui fedeli”. A sostenere il collega sono anche i docenti che hanno lanciato una petizione online che nel giro di poche ore ha raccolto 6.800 adesioni.

Intanto dalla Curia nel pomeriggio è arrivata una smentita. Il servizio diocesano per l’Insegnamento della religione cattolica ha scritto in una nota: “Non c’è alcun licenziamento in corso da parte dell’Irc nei confronti del sacerdote Marco Campedelli”. La diocesi esclude l’esistenza della procedura licenziamento, anzi sostiene che non è nei poteri del vescovo, ma che richiede una procedura che coinvolge le strutture scolastiche. “Don Marco è incaricato annuale, con contratto che parte dall’1 settembre dell’inizio dell’anno scolastico e scade il 31 agosto dell’anno seguente. Quindi il professor è ancora pienamente in servizio come docente di religione presso il Liceo Maffei”. A fine agosto si vedrà. Intanto il vescovo Giuseppe Zenti se ne sarà andato. La diocesi in ogni caso chiede chiarezza: “Invitiamo chi ha diffuso la notizia a mostrare qualche documento che attesta tale licenziamento, o altrimenti l’amore per la verità e l’onore della professione richiederebbero una ritrattazione. L’assunzione di Campedelli segue la procedura fissata con la revisione del concordato del 1984 e formalizzata con il Dpr 175/12 che recita: ‘L’insegnamento della religione cattolica è impartito da insegnanti in possesso di idoneità riconosciuta dall’ordinario diocesano e da esso non revocata, nominati, d’intesa con l’ordinario diocesano, dalle competenti autorità scolastiche ai sensi della normativa statale’. Quindi, ad assumere e licenziare gli insegnanti non è il Vescovo, ma l’autorità scolastica, e l’idoneità dell’Ordinario deve essere revocata con una procedura particolare che gli insegnanti di religione conoscono, e non semplicemente con una parola del Vescovo”.

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