Quei tasti bianchi e neri diventati, una 40ina di anni fa, all’improvviso un ostacolo insormontabile, oggi con il diploma in pianoforte ottenuto al conservatorio di Cremona rappresentano il suo ritorno alla vita. “La musica”, racconta Francesca Martinelli, 50enne di Seriate (Bergamo) a ilfattoquotidiano.it, “che mi ha guarito le ferite dell’anima”. Aveva 12 anni quando, operata di appendicite sotto anestesia totale, si risveglia con una polineuropatia idiopatica, causata con tutta probabilità dal farmaco iniettatole per addormentarla. Inizia a soffrire di vertigini, perdita di equilibrio, ha grosse difficoltà a muovere gli arti, “non controllavo più le mani, non avevo forza come se mi avessero tagliato i nervi, cadevo dalle scale”. Tre note sulla tastiera e le mani erano già sfinite.

Quattro anni prima rimase conquistata dalla musica emessa dal pianoforte suonato dal cuginetto. “Lo sentivo suonare ed era come se avessi dentro di me un fuoco”, spiega Francesca. “Papà, voglio il pianoforte”. A nove anni Santa Lucia glielo regala. “Dalla gioia, il cuore mi usciva dallo sterno, dal corpo”. Così comincia ad andare a lezione. “Sua figlia ha un talento incredibile, diceva ogni volta la maestra a mia mamma – ricorda con orgoglio Francesca -. Io che intanto studiacchiavo musica e strimpellavo quel magico strumento”. Una magia interrotta dalla malattia che per otto anni la costringe ad un calvario tra gli ospedali. “Diagnosi, esami. E con il pianoforte avevo chiuso”. I medici ipotizzano il nesso tra i problemi di salute e l’anestesia, ma ancora oggi una correlazione certa non c’è. “Negli anni hanno parlato anche di malattia genetica, ma nulla è stato provato. E francamente adesso – afferma Francesca – non mi interessa più sapere cosa sia successo in quella sala operatoria”. Lei sa di essere una “malata cronica. Non guarirò più – dice – ma la mia situazione è decisamente migliorata. E sono tornata a suonare il pianoforte, brani sempre più difficili. Per questo voglio essere un esempio di speranza”.

La fatalità della vita l’ha riportata vicino al pianoforte per caso. Un collega – lei lavora in banca – la invita a teatro in occasione di un concerto per staccare i biglietti d’ingresso. “Vedere un pianoforte ‘cantare’ mi ha fatto nuovamente innamorare”. Quindi Francesca riprende a studiare musica e solfeggio, ma non a suonare: le mani ancora non lo permettono. E poi ci sono il lavoro e due bambini piccoli da seguire. Poco dopo, quando Alice e Pietro crescono, Francesca, a 35 anni, riprende a suonare: “Senza farmi illusioni. Cambio otto maestri, ho ancora difficoltà nel quotidiano a muovere le mani, ma miracolosamente riesco a suonare il pianoforte. Voglio diventare una pianista”. Studi privati, conservatorio a Bergamo, poi a Cremona. “Ricordati di studiare Bach, mi dicevano, fa bene alle mani”. E oggi, dopo mille sacrifici, il coronamento di un sogno, uno schiaffo alla malattia: il diploma con il massimo dei voti (110/110) eseguendo Brahms e Schumann davanti ad una commissione con gli occhi lucidi. “Poter studiare per me è sempre stato un dono, una grande fortuna”. Adesso Francesca è già pronta ad un’altra sfida: “Repertori sempre più difficili che mettano ogni volta sempre più in difficoltà le mie mani”.

Nel video Francesca Martinelli/Étude Op. posth No. 1 in F minor from Trois Nouvelles études, Fryderyk Chopin

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