Non è stata ancora definita la data, ma la conferenza internazionale di sindacalisti e attivisti che si è tenuta il 23 giugno a Bruxelles sotto l’egida del gruppo Left del Parlamento Europeo ha mosso i primi passi verso una giornata unitaria di mobilitazione contro il transito di armi dai porti verso i teatri di guerra che avrà luogo nel prossimo autunno. Da Genova e Le Havre passando per Amburgo, Valencia, Pireo, Salonicco e Bilbao, le prime adesioni sono arrivate dai delegati delle associazioni e delle sigle sindacali presenti alla conferenza e attive nei principali porti europei: “Al centro del dibattito e della giornata di mobilitazione ci sarà la condanna di un economia di guerra ma anche l’insostenibilità del lavoro nella catena logistica delle armi”.
“Non è solo una posizione ideale – hanno ribadito nella sede di Bruxelles del Parlamento Europeo – ma riguarda la sicurezza sul lavoro e il contributo che non vogliamo e non possiamo dare a questa filiera della morte”. Per arrivare alla giornata internazionale e allargare ulteriormente le adesioni i partecipanti a questo primo appuntamento si sono attivati per definire una rete tematica che mira a definire luoghi e modalità con le quali si svolgeranno le azioni nei diversi porti. Un segno di vita da parte di un movimento “pacifista e antimilitarista” che va “dal Papa e i gruppi cristiani agli anarchici e non può fare a meno di coinvolgere i lavoratori che dovranno essere protagonisti di questa lotta internazionale”.
La conferenza è stata organizzata su iniziativa dell’europarlamentare del gruppo Left Ozlem Demirel: “Come sinistra non possiamo non farci carico di queste voci che si oppongono a un libero mercato degli armamenti che non conosce limiti – ha accennato nella sua introduzione – ci sono aziende in diversi stati dell’Unione europea che guadagnano tantissimo dalla sofferenza che la guerra impone ai popoli e questo non è accettabile”. Tra i dati presentati nella conferenza proprio quelli sulle esportazioni, l’Unione Europea nel suo complesso è il secondo esportatore di armi dopo gli Stati Uniti e i principali Paesi coinvolti sono Francia, Germania, Spagna e Italia.
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