Si è aggiornata a martedì mattina, alle 8.30, la riunione fiume dei partiti di maggioranza per trovare una mediazione sulla bozza di risoluzione sull’Ucraina. Raggiunta facilmente la quadra sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, la necessità di una risposta economica comune alla crisi energetica e l’imposizione di un tetto al prezzo del gas, da risolvere è rimasto solo il nodo più complicato, quello delle armi a Kiev, sul quale già venerdì scorso erano emerse le divergenze. Ma l’accordo – dice il capogruppo di Leu alla Camera Federico Fornaro, uno dei mediatori – “è molto vicino“. “Stiamo per chiudere”, dice anche la capogruppo M5S al Senato, Mariolina Castellone, e lo conferma il presidente della Commissione Politiche Ue della Camera Sergio Battelli: “Stiamo definendo gli ultimi dettagli, ma ci siamo. Domani mattina chiudiamo. È una questione complessa ma ci siamo”.

Il testo sarà votato martedì in mattinata al termine delle comunicazioni di Mario Draghi in Senato, e poi mercoledì dopo l’intervento alla Camera. Il nodo è la richiesta del Movimento 5 stelle di inserire un “maggiore coinvolgimento del Parlamento” in caso di invio di altre forniture all’Ucraina, un’istanza che nasce dal documento elaborato dal Consiglio nazionale M5s e diffuso nel primo pomeriggio. Il lavoro si è incentrato sulle bozze di mediazione proposte da Fornaro, Alessandro Alfieri e Piero De Luca (Pd): a chiedere che nel documento sia inserito un riferimento alle Camere è stata la capogruppo 5 Stelle Castellone. “Stiamo lavorando a forme e modi”, ha spiegato all’agenzia AdnKronos un partecipante alla riunione, “di un dispositivo che contempli la sottolineatura della centralità del Parlamento che possa essere condiviso da maggioranza e governo. Ma la mediazione va a rilento”.

Per uscire dall’impasse – riferisce l’Ansa – il governo, rappresentato dai ministri per gli Affari europei Enzo Amendola e per i Rapporti con il Parlamento Federico d’Incà, propone di rifarsi al primo decreto Ucraina, che prevedeva un “atto di indirizzo” delle Camere (arrivato a larghissima maggioranza) cui fare seguire decreti ministeriali per le singole forniture. Con l’impegno dei ministri della Difesa e degli Esteri a riferire almeno ogni tre mesi sull’evoluzione della situazione. La dicitura proposta, quindi, sarebbe di “coinvolgere il Parlamento secondo le procedure” previste dal decreto. Ma i 5 Stelle, e anche Leu, chiedono di fare un passo in più, impegnando il governo a un ulteriore coinvolgimento che vada oltre quanto fatto finora. La richiesta è quindi di un impegno a “coinvolgere il Parlamento, ferme restando” le procedure già previste fin qui. È attorno a questa formulazione che si incaglia il dibattito. Il vaglio parlamentare previsto dal decreto, infatti, per Conte e i suoi va considerato “non sufficiente” perché “risale ai giorni immediatamente successivi all’aggressione militare russa, e non tiene conto dei mutamenti nel frattempo intercorsi e delle strategie che si stanno delineando anche a livello internazionale”. Un’altra possibile soluzione emersa in serata è quella di omettere del tutto i riferimenti al decreto Ucraina, in modo da lasciare aperte più strade.

La bozza di risoluzione è stata al centro delle polemiche politiche degli ultimi due giorni. Sabato mattina, infatti, è stata consegnata alle agenzie di stampa una bozza di alcuni senatori M5s nella quale si chiedeva esplicitamente lo stop all’invio di ulteriori armi all’Ucraina. Una richiesta dalla quale si è dissociato lo stesso ministro degli Esteri 5 stelle Luigi Di Maio, usando parole molto dure nei confronti dei colleghi: “Così la sicurezza dell’Italia è a rischio“. I vertici 5 stelle e lo stesso Conte hanno ribadito che non è questa l’intenzione del Movimento e che avrebbero lavorato per arrivare a una risoluzione congiunta. Ecco perché le mediazioni di queste ore sono fondamentali per la compattezza della maggioranza in Parlamento, ma anche per la tenuta stessa del M5s.

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