Ci sono volute oltre cinque ore dall’avvio delle operazioni di voto per riuscire a risolvere il caos causato, a Palermo, dalla defezione di più di 100 presidenti di seggio. E la crisi non è ancora finita: alcuni sostituti, finalmente rintracciati e insediati, hanno dato a loro volta forfait. “Abbiamo finito di rintracciare tutti i 600 presidenti alle 11.45 – spiega a ilfattoquotidiano.it il segretario comunale Antonio Le Donne – Ma dopo un’ora una decina hanno rinunciato. In gran parte perché una volta resisi conto della responsabilità non si sono sentiti all’altezza. Li stiamo sostituendo in diretta”. Da molte forze politiche è arrivata la richiesta di prolungare l’orario delle votazioni, che si chiuderanno alle 23. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha chiesto al ministero il via libera a tenere aperti i seggi fino alle 14 di lunedì, “un provvedimento che avrei adottato autonomamente se non si votasse anche per i referendum”. Il Viminale per ora ha autorizzato solo l’esercizio del voto oltre 23 per gli elettori che a quell’ora si troveranno già nei seggi.

L’intervento del Viminale e della procura – Sul caso è intervenuta direttamente Luciana Lamorgese. “E’ gravissimo che a Palermo, senza alcun preavviso, un elevato numero di presidenti di seggio non si sia presentato per l’insediamento, ovvero abbia rinunciato all’incarico, ritardando l’avvio delle operazioni di voto. Un tale atteggiamento esprime una assoluta mancanza di rispetto per le Istituzioni e per i cittadini chiamati in questa giornata elettorale e referendaria ad esercitare un diritto costituzionale fondamentale per la vita democratica del Paese”, ha detto la ministra dell’Interno. “La Procura di Palermo – ha aggiunto – valuterà gli eventuali profili di responsabilità conseguenti alle segnalazioni inviate dal Comune, competente per le procedure di insediamento dei seggi e di sostituzione dei presidenti”. All’ufficio inquirente del capoluogo, infatti, sono arrivati gli atti inviati da Palazzo delle Aquile: adesso gli inquirenti valuteranno se nei confronti degli assenti ingiustificati si possano ipotizzare reati come l’interruzione di pubblico servizio o il rifiuto di atti d’ufficio, considerato che dopo la nomina i presidenti assumono la qualifica di pubblico ufficiale. La causa delle rinunce? “Molti dicono che i soldi ( 280 euro ndr) non sono sufficienti a fronte delle responsabilità che comporta fare il presidente di seggio. Tanti altri, semplicemente, non si sono fatti trovare”.

La cronaca del flop – Alle 7, quando le 600 sezioni cittadine avrebbero dovuto aprire le porte agli elettori, i posti vacanti erano ancora cinquanta. Alcuni cittadini, raccontano gli stessi scrutatori, dopo un po’ di attesa hanno rinunciato e se ne sono andati. Non è detto che torneranno. Nella notte si erano registrate tensioni e malumori tra le centinaia di persone selezionate come scrutatori: erano stati convocati alle 16 di sabato e sono rimasti bloccati fio a tardi in attesa della nomina del sostituto. Alle 11 il numero dei presidenti mancanti era sceso a 20. Dopo le 12 fonti del Viminale hanno fatto sapere che si stavano insediando gli ultimi 13, in modo da consentire l’apertura regolare in tutte sezioni.

Le cause – Un attacco hacker al sistema digitale del Comune nei giorni scorsi ha ritardato l’arrivo dei dinieghi di alcuni presidenti, così che i sostituti che pure sarebbero stati pronti sono stati avvertiti troppo in ritardo per potere accettare. In più stasera la squadra di calcio del Palermo giocherà la finale di Play off Serie C con il Padova e potrebbe salire in Serie B. Qualcuno aveva chiesto di rinviare il match, temendo appunto defezioni da parte di molti tifosi pronti a rinunciare alla nomina a scrutatore o presidente di seggio pur di non perdere l’occasione di assistere all’incontro, ma la Prefettura ha deciso di non confermare la data. “Se è stata la coincidenza con la partita io davvero non sono in grado di dirlo – commenta Le Donne – Una situazione come questa non l’avevo mai vista in trent’anni di lavoro. Lavoriamo ininterrottamente da ieri per sostituire i presidenti, ci siamo ritrovati di fronte a una valanga di rifiuti. Siamo riusciti ad avere aiuto grazie agli ordini professionali di avvocati e commercialisti. E abbiamo richiamato alcuni dipendenti comunali, quelli non già impegnati in lavoro di back-office”.

Le reazioni – Dalla Lega sono subito arrivati appelli al capo dello Stato e al ministro dell’Interno: “Situazione grave e inaccettabile, democrazia a rischio, è necessario allungare l’orario del voto”. Matteo Salvini alza il tiro: “Non vorrei che ci sia qualcuno che le sta provando tutte pur di non perdere“, accusa prima di votare a Milano per il referendum. “Quando non garantisci il diritto di voto a migliaia di persone o non sei capace o è una scelta voluta“. “Tutto ciò è gravissimo. Intervengano immediatamente il Prefetto e il Viminale”, scrive su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Per Carlo Calenda, leader di Azione, “è una cosa indegna di un paese civile“. Il candidato sindaco di Azione e +Europa, Fabrizio Ferrandelli, ha inoltrato un audio-appello agli elettori: “Consiglio di andare a votare, se possibile, dopo pranzo perché ci sono problemi in alcune sezioni in cui non si sono insediati i presidenti e stiamo intervenendo da Roma col ministero cui abbiamo denunciato tutta la situazione”.

Il candidato del centrodestra Roberto Lagalla dal canto suo chiede “intervento deciso e immediato da parte del governo nazionale”. Che invece viene additato come responsabile del caos da parte di Giusto Catania, assessore comunale uscente all’ambiente e mobilità, di Sinistra civica ecologista: “Sarebbe bastato un briciolo di conoscenza della città per impedire questo papocchio. Quando ho detto che non bisognava accavallare le elezioni amministrative con la partita del Palermo avevo esplicitato che sarebbe stata a rischio la tenuta democratica della città”, ha spiegato all’Ansa. Poi ha aggiunto: “Il ministero dell’Interno si assuma la responsabilità di questo errore”. Il candidato sindaco dell’area progressista Franco Miceli ha detto di aver “parlato con il prefetto di Palermo per chiedere un tempestivo intervento che sia risolutivo per cercare di proseguire nella normalità le operazioni di voto”.

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