Non ci servono un nuovo stadio o altri grandi progetti. In questo momento le priorità a Sesto sono altre: aiutare chi come noi una casa non ce l’ha”. Maria e Patrizio vivono nella loro auto da cinque mesi e mezzo. Sono stati sfrattati dal loro alloggio il 19 gennaio perché non riuscivano più a pagare l’affitto. “Ci hanno buttato in strada in pieno inverno con tre gradi sotto zero”. Da allora vivono in macchina. Non sono un caso isolato.

A Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia (soprannome attributo per gli oltre 70 anni di dominio del centrosinistra terminati nel 2017), sono oltre 660 le famiglie che potranno essere sfrattate nei prossimi mesi. Il rischio, secondo l’avvocato dell’Unione Inquilini, Gianluigi Montalto, è quello di “una macelleria sociale”. Ma secondo l’assessore leghista alla Sicurezza e alle Politiche abitative Claudio D’Amico “è un dato che rientra nell’ordinarietà di una città di queste dimensioni, anzi, noi rigettiamo quelle strumentalizzazioni di chi parla di un’eventuale emergenza abitativa perché in Italia, quando si parla di emergenze si finisce sempre con il fare attività al di fuori delle regole”. Ma a non avere rispettato le regole, secondo alcune sentenze del tribunale ordinario, è stato proprio il Comune di Sesto San Giovanni che è stato condannato per “condotte discriminatorie” nell’assegnazione delle case popolari. Sentenze “sbagliate” secondo l’assessore D’Amico che rivendica il fatto che durante l’ultimo mandato si è passati “dal 70% di case assegnate a stranieri all’80-90% di case date agli italiani”. Un cambiamento che secondo l’avvocato Montalto ha rappresentato “un laboratorio politico di politiche discriminatorie poiché come ha accertato il tribunale di Milano si chiedevano ai cittadini stranieri certificati impossibili da produrre per avere la casa popolare”.

Un tema che però rimane sullo sfondo della campagna elettorale del sindaco in carica, il leghista Roberto Di Stefano, che questa settimana ha accolto il governatore lombardo Attilio Fontana ringraziandolo per i finanziamenti regionali ricevuti: 1,9 milioni di euro per la riqualificazione delle piazze Oldrini, Trento e Trieste, 200mila euro per bodycam, telecamere e controlli sul territorio, 800mila euro per il rifacimento delle strade sono solo alcuni dei progetti elencati sui cartelloni elettorali dell’attuale maggioranza. “Non possono essere queste le priorità della città – ripete Maria mentre si riposa nella sua casa-auto di fronte all’Ospedale – il primo cittadino dovrebbe occuparsi delle fasce più deboli”. Il tema della casa sembra essere al centro della campagna elettorale del candidato del centrosinistra Michele Foggetta: “Stiamo girando tutti quelli che sono i villaggi delle case popolari a Sesto. Le situazioni che troviamo sono sempre le stesse: vergognoso degrado, abitazioni non dignitose nelle quali vivere e questo è anche il frutto di questi ultimi anni in cui non si è deciso di investire sulle politiche abitative” spiega Foggetta che propone l’istituzione di un tavolo sulle politiche abitative, l’assegnazione di tutti gli appartamenti del patrimonio pubblico e la revisione delle percentuali di canone concordato affinché sia inserita anche edilizia a canone sociale. “Negare l’esistenza di un’emergenza casa, come fatto dall’attuale amministrazione, e non dare strumenti ai cittadini per poter risolvere i problemi relativi all’abitare – conclude il candidato del centrosinistra – rischia solo di aumentare le tensioni sociali”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

L’Occidente è arrivato impreparato all’appuntamento con la storia: tutti parlano di vittoria, nessuno di pace

next
Articolo Successivo

Comunali, caos a Palermo: all’apertura dei seggi assenti 50 presidenti, 5 ore per sostituirli. Sotto accusa il mancato rinvio della finale Play-off. Lamorgese: “Gravissimo”

next