Un piano con le regole da rispettare in caso di eventi con “armi o agenti di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare“. Una circolare inviata mercoledì dal ministero di Giustizia a vari uffici giudiziari tra cui la Cassazione, la Procura nazionale antimafia e le Procure generali delle corti di appello riassume che cosa fare in caso di attacchi o fall out atomico, “tenuto conto delle informazioni e delle valutazioni effettuate dalle agenzie di intelligence e dagli altri enti istituzioni preposti”. Il documento di 12 pagine arrivato anche ai magistrati di piazzale Clodio sembra riassumere le oltre 200 pagine del Piano nazionale per eventi di questo tipo, curato dal ministero della Salute. A marzo era stato poi preparato un nuovo Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche nucleari firmato da Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile.

Nel testo si descrive tra il resto la procedura da seguire in caso di “un attacco terroristico con aggressivi Chimici, non previsto e di cui all’inizio non si conoscono le modalità di rilascio e il tipo di agente. Tale attacco può comportare danni gravi, evidenti ed immediati a carico dei soggetti esposti, a differenza degli attacchi di tipo Biologico e Radiologico i cui effetti si presentano invece dilazionati nel tempo”.’ Il Piano stabilisce anche le regole di comportamentali associate ai principali agenti “Chimici-Biologici-Radiologici-Nucleari-esplosivi”. In particolare sul “fattore di esposizione” si considerano tre regole a cui attenersi: “rimanere all’interno dell’edificio indenne fino a quando le autorità competenti non diano indicazioni diverse; lasciare l’edificio colpito in maniera ordinata e cercare riparo in una struttura vicina non danneggiata; ridurre l’esposizione togliendo i vestiti potenzialmente contaminati, mettendoli subito a lavare in lavatrice o abbandonandoli all’esterno della propria abitazione e lavare tutte le parti del corpo esposte“.

Per quanto riguarda il “fattore protezione” il documento definisce quattro regole: “Per ripararsi da una radiazione o da un attacco in genere all’interno di un edificio, cercare riparo al centro di una stanza priva di finestre; se possibile, riscaldare la stanza o gli ambienti in quanto l’aria calda determina pressioni positive e ostacola la penetrazione dei contaminati; usare le risorse disponibili per proteggere i polmoni (mediante un fazzoletto) e difendere il corpo dalle radiazioni muovendosi dietro un muro. Anche l’utilizzo di una mascherina chirurgica può contribuire ad abbattere le sostanze contaminanti presenti nell’aria; chiudere gli accessi d’aria, ivi comprese le fessure degli infissi, anche con metodi speditivi (carta, nastro adesivo ecc.)”.

Il documento infine stabilisce che in “relazione alle generali disposizioni del Piano nazionale di difesa, ciascuna amministrazione, sulla base delle proprie competenze istituzionali, dovrà rendere operativi i provvedimenti adottati da parte degli organi di governo. Al fine di coordinare gli interventi, sarà necessario attivare sale operative idonee a costituire cellule di comando e di collegamento con gli organismi istituzionali preposti alle esigenze della crisi”.

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