Il vaiolo delle scimmie è “una cosa per cui tutto il mondo dovrebbe preoccuparsi“. Sono le parole del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che ha risposto alle domande dei giornalisti in Corea del Sud, dove ha incontrato il suo omologo sudcoreano, Yoon Suk-yeol, per un summit sull’alleanza militare. “È una preoccupazione in quanto se si diffondesse sarebbe significativo“, ha spiegato, aggiungendo che l’amministrazione sta lavorando “per vedere quello che possiamo fare e che vaccino si può usare”.

I dati – Fino alle 13 di sabato, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato 92 casi di vaiolo delle scimmie in Paesi in cui questa malattia non è endemica, con altri 28 casi sospetti. L’istituto dell’Onu ha finora rilevato episodi in 12 nazioni che non hanno legami di viaggio stabili con le zone in cui il virus è radicato: Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Al momento, i casi sono stati identificati principalmente, ma non esclusivamente, in uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini. Su quest’ultimo punto, Marco Rizzi, infettivologo dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – rispondendo alle domande del Fattoquotidiano.it – ha sottolineato che si tratta di un dato “epidemiologicamente nuovo”. Ma, ha aggiunto, “bisogna cercare di ricostruire i contatti per capire se ci sono collegamenti”. Un lavoro che aiuterebbe gli esperti a capire la natura del fenomeno: “Se i casi fossero tutti collegabili fra di loro sarebbe tutto più semplice – ha sottolineato – se non si riuscisse a collegarli la preoccupazione su qualcosa che ci sfugge potrebbe aumentare“.

Origine – Tutti i contagi rilevati sono dovuti al ceppo dell’Africa Occidentale del virus. Il sequenziamento genomico di un caso in Portogallo ha indicato una stretta somiglianza con i casi esportati dalla Nigeria nel Regno Unito, Israele e Singapore nel 2018 e 2019. Le aree in cui questa malattia infettiva è diffusa comprendono Benin, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Ghana (solo negli animali), Costa d’Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica del Congo, Sierra Leone e Sud Sudan. Sulla base delle informazioni disponibili, non sono raccomandate misure particolari per i viaggi da o verso queste aree.

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