L’esercito israeliano non aprirà nessuna inchiesta sull’uccisione della giornalista palestinese Shireen Abu Akleh, avvenuta nel campo profughi di Jenin. La giornalista di Al Jazeera che stava documentando l’incursione delle forze armate di Israele è stata uccisa da un colpo sparatole alla testa. Secondo alcuni testimoni e colleghi parato da un cecchino, verosimilmente israeliano. Versione non suffragata da Israele che ha prospettato l’ipotesi che la giornalista si sia trovata nel mezzo di uno scontro a fuoco rendendo impossibile ricostruire la dinamica dell’incidente. In un secondo momento le forze armate israeliane hanno ammesso la possibilità che il colpo fosse stato sparato da un fucile in loro dotazione. Israele ha chiesto ai palestinesi di consegnare il proiettile per poter condurre indagini più approfondite. L’ Autorità palestinese, che accusa apertamente Israele dell’uccisione, si è opposta sostenendo di temere un inquinamento della ricostruzione. In ogni caso l’esercito non aprirà inchieste formali poiché, in ogni caso, non vi sarebbe alcun sospetto di un atto illecito. Secondo alcuni media inoltre l’indagine potrebbe incontrare forte resistenza all’interno della società israeliana.

La vicenda della giornalista palestinese e con passaporto anche americano ha scosso l’opinione pubblica internazionale. A maggior ragione dopo le scene a cui si è assistito durante il funerale con la polizia israeliana che caricava il corteo funebre rischiando di far cadere in terra la bara. La Casa Bianca ha chiesto spiegazioni ad Israele per quanto accaduto. Cinquantasette deputati statunitensi hanno inviato una lettera al Segretario di Stato Antony Blinken e all’Fbi in cui chiedono che venga aperta un’inchiesta indipendente sull’uccisione della reporter.

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