La percentuale cresce di mese in mese. A febbraio i finlandesi a favore dell’ingresso di Helsinki nella Nato erano il 53%, a marzo il 62%. Ora hanno superato il 75%, toccando quota 76%. Lo dicono i sondaggi di Yle. E già i numeri di inizio anno sono molto distanti da quelli del 2017, quando l’adesione all’Alleanza atlantica convinceva sì e no il 20% dei cittadini. Ora, a guerra in corso, rimane contrario uno sparuto 12%. “Si tratta di un cambiamento radicale, che non si era mai visto. Innescato da quanto sta accadendo in Ucraina. Prima era tutto diverso: la Finlandia era un Paese molto legato alla cultura della neutralità”, spiega Nicola Rainò, direttore del sito La Rondine.fi, che da vent’anni racconta il Paese sul web. “Garantiva protezione e poneva Helsinki come un punto d’incontro con l’ex blocco sovietico. E quest’ultimo vedeva qui l’inizio dell’altra parte di mondo”. Poi cos’è successo? “Molti ripetono la stessa cosa: ‘con le azioni di Putin abbiamo capito che l’estero, gli altri Stati, ci percepiscono come del blocco occidentale. Siamo già là, esposti ad ogni genere di minaccia e senza protezioni’. Lo ha detto prima di tutti il membro del Partito popolare svedese Anders Adlercreutz. Insomma quella che sembrava una forma di protezione è diventata una strategia rischiosa”. Il 12 maggio il presidente Sauli Niinistö e la premier Sanna Marin hanno perciò diffuso un comunicato in cui annunciano che “La Finlandia deve presentare domanda per l’adesione alla Nato senza indugio”: la sicurezza del Paese aumenterebbe e, al tempo stesso “In quanto membro della Nato, la Finlandia rafforzerebbe l’intera alleanza di difesa”. Perciò, Niinistö e Marin si augurano “che i passi a livello nazionale ancora necessari per prendere questa decisione vengano presi rapidamente entro i prossimi giorni”. Domenica sarà comunicata la scelta definitiva.

I politici – “E così, ci sono stati cambi di rotta epocali. Chi era fortemente contrario alla Nato si è poi dichiarato a favore”, continua Rainò. Opinione diffusa sia fra la gente comune sia fra i politici, a livello trasversale. Gli esempi di chi ha invertito la rotta ci sono: “A destra Pihla Keto-Huovinen, del Partito di Coalizione Nazionale, fra i maggiori e più antichi del Paese attualmente all’opposizione. Oppure, dal lato opposto, il leader di Alleanza di Sinistra Li Anderson. Nel corso della campagna elettorale del 2019 il suo partito mise la non adesione alla Nato come uno dei punti qualificanti delle sinistre. Ora continuando a dichiararsi contrari ma precisano che rispetteranno la volontà del governo di cui fanno parte”. Convinti anche gli elettori del Partito di Centro Finlandese, il terzo del Paese: “Ha molto seguito nelle zone rurali. E cioè la Finlandia centrale, dove ci sono grandi allevamenti e caseifici e la regione dell’Ostrobotnia, a ovest, dove ci sono ampie coltivazioni”. Se, dice Rainò, su altri temi si riscontra una differenza fra popolazione urbana e non, in questo caso non è così.

Confini – Mosca, intanto, osserva. E neanche troppo da lontano: “Tutto ciò che è connesso con azioni capaci di modificare in qualche modo la configurazione dell’Alleanza vicino ai nostri confini è oggetto di un’analisi molto, molto approfondita”, lo ha detto Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. Ma il presidente della Finlandia Sauli Niinistö, mentre firma un patto militare di reciproca assistenza con il premier inglese Boris Johnson, risponde che l’adesione “alla Nato non sarebbe contro nessuno” e che l’invasione russa dell’Ucraina ha “cambiato il quadro” della situazione. E poi si rivolge proprio alla Russia: “Siete voi che avete causato questo. Guardatevi allo specchio“. Già nei giorni scorsi, l’ex primo ministro Jyrki Katainen aveva messo in conto eventuali risposte del Cremlino, ma senza allarmarsi: “Siamo preparati”.

Garanzie di sicurezza – L’esecutivo di Helsinki potrebbe presentare pubblicamente la sua domanda insieme alla Svezia già nei prossimi dieci giorni, durante una visita del presidente finlandese Sauli Niinisto a Stoccolma. Nel frattempo, nelle scorse ore è arrivato il sostegno del premier inglese Boris Johnson, che è stato in visita sia in Svezia sia in Finlandia per ribadire che Londra li sosterrà in caso di attacco, firmando una dichiarazione di solidarietà politica. Il patto militare che ha siglato il primo ministro prevede, tra l’altro, la possibilità di assistenza militare britannica diretta nel caso di un ipotetico attacco della Russia. Il problema di un’eventuale e probabile adesione per entrambi i Paesi sta infatti nelle garanzie di sicurezza, come ricorda lo stesso Rainò. Cioè, in quello che potrebbe succedere dalla presentazione della domanda all’effettiva accettazione: mesi in cui Helsinki e Stoccolma sarebbero esposte come forse mai prima, ancora però senza essere tutelate dall’Articolo 5 che sancisce per gli Stati membri dell’Alleanza la reciproca protezione militare in caso di invasione. E l’esercito di Helsinki, su cui si è concentrata l’attenzione negli ultimi mesi? “Ha un numero impressionante di riservisti (circa 900mila, ndr) e sul campo farebbero arrivare 280mila soldati. Ma la forza della Finlandia in questo ambito non sono i numeri, è la preparazione. E la modernità dei mezzi impiegati. Faccio solo un esempio. A febbraio, prima dell’invasione russa, ha fatto un accordo da 9,4 miliardi di dollari per acquistare jet da combattimento F35 dagli Stati Uniti. Sono 64 aerei da guerra capaci di sfuggire ai radar. E, oltre a questo, hanno una profonda capacità di autotutelarsi da attacchi informatici”.

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