Gli introiti realizzati dalla Russia nei primi mesi del 2022 dalla vendita del petrolio sono aumentati del 50% nonostante le sanzioni internazionali, con il Cremlino che ha incassato circa 20 miliardi di dollari al mese dalla vendita giornaliera di circa 8 milioni di barili di petrolio e prodotti collegati. Lo riferisce l’Oil Market Report dell’Agenzia internazionale dell’energia. “Nonostante la crescente pressione internazionale e la produzione calante di petrolio, le esportazioni russe hanno nel complesso resistito“, si legge nel report che evidenzia però come da aprile il vento stia cambiando, in vista della deadline del 15 maggio per lo stop alle transazioni con le società statali russe.

“Ora – rileva l’Agenzia Internazionale dell’energia – le principali società di trading stanno riducendo gli acquisti in vista della deadline del 15 maggio per lo stop a tutte le transazioni con le società a controllo statale Rosneft, Gazprom Neft e Transneft”. Per cui “dopo un declino di circa un milione di barili al giorno in aprile, le perdite potrebbero salire a circa 3 milioni di barili al giorno nella seconda metà dell’anno”. Sinora tuttavia l’Unione europea non è riuscita a trovare un accordo su un progressivo embargo del petrolio russo a partire dal 2023. Lo stop al greggio russo è stato invece deciso da Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna tre paesi che fanno però un ricorso estremamente ridotto al petrolio di Mosca. Nello specifico greggio e prodotti raffinati russi coprivano appena il 7% dei consumi statunitensi, l’11% di quelli inglesi e niente in Canada. La media dei paesi europei è invece del 34%.

La Russia sta però cercando di compensare il calo della domanda occidentale dirottando i carichi verso altri paesi. In questi mesi l’India è parsa particolarmente affamata di petrolio russo che, per effetto del contesto geopolitico, viene venduto a prezzi più bassi rispetto a quelli di mercato. A differenza del gas, più legato ad infrastrutture fisiche come i gasdotti, il greggio viaggia per lo più via nave ed è quindi relativamente semplice indirizzarlo verso nuovi clienti. La Russia è il terzo produttore di petrolio al mondo dopo Stati Uniti e Arabia Saudita. Dispone di riserve per 108 miliardi di barili e produce circa 11 milioni di barili al girono per lo più esportati. I rincari del greggio (+ 53% rispetto ad un anno fa) innescati anche dalla guerra in Ucraina e sebbene attenuatisi negli ultimi giorni, hanno accresciuto il flusso di dollari verso Mosca.

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