Dall’iconico cobra reale, ai gechi, fino alle lucertole, ai serpenti, le tartarughe e i coccodrilli. Il 20% dei rettili rischia l’estinzione a causa delle attività umane e del cambiamento climatico. Lo ha rivelato la prima analisi globale in materia, pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Agricoltura, disboscamento, sviluppo urbano e pesca infatti stanno da tempo minacciando i loro habitat. A questo si aggiungono l’innalzamento del livello dei mari e delle temperature, provocato dalla crisi climatica. Secondo le stime, le specie a rischio sono 1.829, alcune di queste veri e propri simboli del mondo naturale: quasi il 60% delle varietà di tartarughe e quasi la metà dei coccodrilli rischiano scomparire nei prossimi decenni.

“Un altro colpo di tamburo nella marcia verso la catastrofe”. Così uno degli autori della ricerca, Bruce Young, del gruppo di ricerca no profit sulla conservazione degli ecosistemi NatureServe, ha definito gli ultimi dati, in un’intervista al New York Times. Lo studio infatti fornisce nuovi indizi sulla crisi della biodiversità causata dall’uomo. Solo a ottobre 2021, alla Cop 15 di Kunming, in Cina, i governi si erano impegnati ad arginare le cause del fenomeno. Su tutte le coltivazioni intensive dell’olio di palma, l’abbattimento di foreste e l’allevamento di bovini da macello.

L’incontro preparatorio a Ginevra della seconda parte della Conferenza – ritardata a causa del Covid – aveva però deluso molti studiosi. Anche a causa della pandemia, infatti qualsiasi progresso nella tutela delle specie terrestri sembra lontano. I rettili non sono esclusi. Con una percentuale del 20% sono risultati – secondo lo studio – più vulnerabili degli uccelli – di cui il 13% è a rischio estinzione – e quasi al livello dei mammiferi – in pericolo per il 25%. Gli anfibi invece mantengono il primato: il 40% delle loro specie è infatti minacciato da malattie e altri fattori di mortalità.

La ricerca su Nature ha confermato i dati di un’analisi precedente, realizzata su un campione casuale. C’è stata però anche una scoperta innovativa. Gli scienziati temevano infatti che serpenti, coccodrilli e tartarughe avessero esigenze di conservazione diverse da quelle degli altri animali. Lo studio ha dimostrato che in gran parte invece queste coincidono. Per i rettili, i luoghi con più perdite di habitat – secondo gli esperti – sono il sud-est asiatico, l’Africa occidentale, il nord del Madagascar, le Ande settentrionali e i Caraibi. Lì si registrano infatti le maggiori attività di deforestazione tropicale, ma anche di commercio illegale di animali.

I rischi, per almeno il 10% delle specie, sono stati causati dagli effetti del surriscaldamento globale, come siccità o alluvioni. Si tratta di una percentuale minoritaria, ma potrebbe essere sottostimata, dicono gli scienziati. A lungo termine, la situazione potrebbe peggiorare. Già lo scorso settembre il drago di Komodo, la lucertola più grande del mondo, è stato classificato come animale in estinzione a causa dell’innalzamento delle temperature e del livello del mare.

I 52 autori della ricerca – con il contributo di oltre 900 esperti in tutto il mondo – hanno valutato più di 10mila specie di rettili. Il lavoro ha richiesto quasi 16 anni, in parte perché i finanziamenti erano difficili da trovare. In 48 workshop tra il 2004 e il 2019, gruppi di specialisti hanno raccolto e analizzato le specie una ad una. I risultati sono stati analizzati da più team, per inserire alcuni esemplari nella Lista rossa, il catalogo globale più completo dello stato degli animali e specie vegetali minacciati dall’estinzione. Se tutti i rettili scomparissero, stimano gli esperti, milioni di anni di evoluzione andrebbero perduti insieme a loro.

Un collasso di questa portata danneggerebbe anche gli esseri umani: degli ecosistemi sani sono fondamentali per la fertilità dei terreni, l’impollinazione delle piante e l’approvvigionamento idrico. Per salvarli bisognerà però intervenire sulle nostre abitudini di consumo, soprattutto a livello alimentare, e mettere in campo strategie agricole più efficienti, che richiedano una minore espansione.

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