Aiello del Sabato è un comune in provincia di Avellino di poco più di quattromila anime, ma in paese nessuno pare essersi accorto delle violenze e vessazioni che da anni venivano ripetutamente perpetrate ai danni di una minore, oggi ventunenne, da parte della madre. Proprio colei che, in qualità di genitore avrebbe dovuto curare e proteggere i propri figli, aveva l’abitudine di maltrattare e picchiare due delle tre figlie femmine fin dall’infanzia e di minacciare pesantemente gli altri cinque figli maschi qualora avessero raccontato ad estranei quello che accadeva fra le mura di quella casa maledetta.

La giovane di ventuno anni aveva tentato di fuggire dall’abitazione circa tre anni fa ed era persino riuscita a far perdere le proprie tracce ma, dopo che i carabinieri l’avevano ritrovata, non aveva avuto il coraggio di confessare loro l’inferno che viveva fin dalla tenera età perché la madre l’aveva più volte terrorizzata paventandole un’atroce vendetta se avesse fatto parola con chiunque della sua situazione. Fino al giorno in cui, lo scorso aprile, grazie a una denuncia sporta dall’altra sorella, i carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione e hanno trovato la povera ragazza in catene, legata alla rete del letto dei genitori e in condizioni igienico sanitarie spaventose.

Era da più di tre anni che la giovane viveva segregata in casa e tenuta in catene, malmenata, vessata, insultata, costretta a mangiare gli avanzi solo una volta al giorno e a fare i propri bisogni in un secchio che fungeva da latrina improvvisata. La ragazza non aveva neppure un materasso sul quale dormire ma solo una lurida coperta, non poteva lavarsi e doveva bere pochissima acqua per non costringere la sua aguzzina a dover svuotare troppo spesso il secchio. Quando le forze dell’ordine l’hanno liberata da quelle catene e l’hanno portata a prendere un po’ d’aria li ha pregati di non riportarla più a casa e si è preoccupata delle sorti della sorella minore per paura che potesse subire ritorsioni dalla madre. I carabinieri hanno tratto in arresto la donna e portato le due figlie in una struttura protetta mentre il padre, che non ha mai impedito le violenze e i maltrattamenti, è indagato ma risulta al momento a piede libero.

“Vengo picchiata da mia madre da quando ne ho ricordo, con calci, pugni, con ogni tipo di oggetto… quando avevo sei anni mia madre mi torse un braccio fino a rompermelo… mi picchiava sulla schiena con la spina scart della televisione e mi spegneva la sigaretta sul seno”. Questi sono solo alcuni dei particolari agghiaccianti che la ragazza ha raccontato agli inquirenti e, dato che le violenze erano cominciate durante l’infanzia, ci chiediamo come sia possibile che a scuola gli insegnanti non abbiano mai notato i lividi, le ecchimosi e i segni dei maltrattamenti sulla povera bambina: ricorda come i compagni di classe non volessero sederle vicino per via del cattivo odore che emanava, essendo impossibilitata a provvedere alla propria igiene personale e a indossare vestiti puliti perché la madre glielo vietava.

La madre le impediva anche di fare i compiti in modo che venisse bocciata e a 14 anni la ritirò dalla scuola obbligandola a passare il tempo pulendo e rassettando casa “come una serva” e facendola vivere peggio di un animale. Il sindaco di Aiello del Sabato, interpellato dalla trasmissione Mattino 5, ha raccontato che i servizi sociali qualche anno fa avevano attenzionato la famiglia solo e unicamente perché, a fronte di una prole numerosa, si rendeva necessario un aiuto nel disbrigo delle faccende domestiche e un supporto nello svolgimento dei compiti scolastici degli otto minori.

Ma mi chiedo come sia possibile che nessun assistente sociale si sia reso conto che le figlie femmine, sebbene avessero forti timori nell’aprirsi al dialogo, stessero vivendo una condizione di grave disagio e ripetuti maltrattamenti. Soprattutto negli ultimi tre anni, quando la ventunenne è rimasta segregata in casa, incatenata e chiusa al buio in una stanza, come è possibile che nessuno in paese si sia chiesto che fine avesse fatto? Per quale motivo gli assistenti sociali non hanno continuato a far visita a questa famiglia e come mai le istituzioni non sono state in grado di segnalare una situazione che ha gravemente compromesso la tutela di soggetti che erano minorenni quando sono cominciate le violenze? Di anni ne sono trascorsi tanti, probabilmente le ferite fisiche di questa ragazza guariranno e ci auguriamo che possano essere curate anche le ferite dell’anima, ma chi le restituirà la sua infanzia, la sua adolescenza e parte della sua giovinezza trascorsa incatenata alla rete di un letto?

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