“Vengo a tagliarvi la gola”. Alle 13.28 del 1 maggio, quindi sette ore prima dell’omicidio di Alice Scagni, il padre Graziano si era rivolto al 112 spiegando che il figlio Alberto dieci minuti prima aveva chiamato minacciando di morte lui, Alice e il marito della figlia dicendo che “sarebbe venuto a cercarli”. La telefonata viene riportata dal giudice per le indagini preliminari, Paola Faggioni, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’uomo, fermato dopo aver inferto 17 coltellate alla sorella, come elemento a supporto dell’aggravante della premeditazione chiesto dalla stessa procura. Il gip parla esplicitamente di “proposito omicidiario annunciato prima del delitto“.

Quella telefonata, insieme alle dichiarazioni rese ieri pomeriggio dai famigliari di Alice, è al vaglio degli inquirenti dopo che il procuratore Francesco Pinto e il sostituto Paola Crispo hanno aperto un’indagine per capire se gli operatori abbiano o meno sottovalutato gli allarmi lanciati dai famigliari. Sempre dall’ordinanza emergono ulteriori dettagli che forniscono un quadro ella personalità di Alberto Scagni sia dei suoi rapporti con i famigliari. “Nell’ultimo periodo Alberto aveva manie di persecuzione – racconta agli investigatori il marito di Alice – perché temeva di essere escluso dall’eredità e nel contempo aveva cominciato a chiedere sempre più soldi ai suoi famigliari”. Il 42enne aveva accusato il cognato di avergli messo microspie in casa: “Anche per questo io non volevo più avere a che fare con lui – ha raccontato ai poliziotti – ma Alice gli voleva bene, si sentivano spesso al telefono e lei cercava sempre di aiutarlo“.

L’uomo era molto preoccupato: aveva suggerito alla moglie di trasferirsi per qualche tempo in una casa di villeggiatura di cui Alberto non sapeva nulla, perché aveva paura di trovarselo sotto casa, ma Alice era convinta che il fratello non le avrebbe mai fatto del male e non aveva voluto andarsene. Tre settimane prima dell’omicidio inoltre l’uomo era andato a casa della nonna, che abitava nel suo stesso stabile, minacciando di non andarsene finché non le avesse dato 50mila euro. Era stato allontanato grazie all’intervento di una vicina che aveva chiamato il padre e nei giorni successivi aveva danneggiato ben due volte la porta della nonna, sempre dopo richieste di denaro non esaudite.

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