Il partito di Emmanuel Macron cambia nome: il movimento del neo-rieletto presidente della Repubblica francese non si chiamerà più “La République en Marche“, ma “Renaissance” ovvero “Rinascimento”. Una decisione annunciata in una conferenza stampa nel pomeriggio e che deve rilanciare la riforma del partito creato nel 2016 e che ora deve affrontare le elezioni legislative dei prossimi 12 e 19 giugno. Un nome, ha spiegato il delegato generale del partito Stanislas Guerini, che sta a significare “la scelta dell’illuminismo contro l’oscurantismo” e che rievoca una delle parole chiave usate dal capo dell’Eliseo nei suoi discorsi politici. Una mossa che arriva in un clima molto complesso: Macron è stato rieletto, ma l’estrema destra ha toccato un picco storico e i malumori (soprattutto nell’elettorato di sinistra) preannunciano che la prossima chiamata alle urne sarà molto complessa per il capo dello Stato.

Macron cerca il rilancio del suo movimento. Ma il lancio del nome è preso di mira in rete – L’annuncio del nuovo nome è stato fatto nel pomeriggio e nel giro di pochi minuti la foto dei quattro esponenti della coalizione presidenziale (“Ensemble”, ovvero “Insieme”) è diventata virale. E non proprio con l’effetto desiderato dai promotori. Nello scatto ci sono quattro persone: Edouard Philippe, ex primo ministro da tempo ai ferri corti con Macron e leader del suo partito Horizon; il presidente dell’Assemblea nazionale Richard Ferrand, considerato invece “il braccio armato” del capo dell’Eliseo; François Bayrou, guida del partito MoDem; Stanislas Guerini, delegato generale di En marche. I primi commenti sono stati tutti sulle quattro facce, tutte maschili, immortalate per rilanciare un progetto politico che fatica a ritrovare lo slancio degli inizi. “Avec vous ma senza donne“, è uno dei tanti messaggi comparsi su Twitter che giocano sullo slogan elettorale della République En Marche. “E il Rinascimento sarà maschile”, chiude l’utente.

Macron ha vinto al secondo turno contro Marine Le Pen grazie alla mobilitazione del fronte repubblicano e lui per primo è consapevole del fatto che, molti di coloro che hanno votato per lui, lo hanno fatto contro l’avversaria del Rassemblement National. Ecco perché la sua più grande urgenza è quella di riuscire a ridare spinta, preferibilmente dal basso, al suo progetto politico. Che sui territori rischia di rivelarsi molto debole. Una lacuna che era notevole già nel 2017, quando En Marche era al suo debutto elettorale, ma che in questi cinque anni Macron e i suoi non sono riusciti a colmare. Di sicuro non basterà il nome per rivoluzionare la creatura di Macron, ancora una volta fortemente dipendente dalla figura del leader. “Renaissance“, ha dichiarato Guerini, “sarà un partito destinato a essere fedele alla volontà del presidente della Repubblica” e “fedele a ciò che stiamo facendo sulla scena europea”. Non a caso proprio “Renaissance” era il nome della lista che si è presentata alle Europee nel 2019.

A sinistra nasce il fronte comune: Ecologisti, Comunisti e Socialisti con Mélenchon – Intanto chi si muove è il fronte della sinistra. Dopo che il leader de la France Insoumise Jean-Luc Mélenchon è rimasto fuori dal ballottaggio per solo 400mila voti, gli altri partiti della gauche cercano di stringere un accordo che sia abbastanza solido perché si possa sperare in una vera competizione per le prossime elezioni legislative. L’aspirazione, molto molto complessa, è di riuscire a vincere la maggioranza dei seggi e quindi imporre una “coabitazione” a Emmanuel Macron. Ma se l’impresa è ardua, sarebbe impossibile se non ci fosse un fronte unito. Questa spinta ha permesso di stringere, in fretta e furia, una sorta di intesa tra quegli stessi leader che, solo prima delle elezioni presidenziali, si rifiutavano di sedere allo stesso tavolo. I primi ad accettare l’accordo sono stati i Verdi (EELV), ancora scottati dal pessimo risultato del primo turno (meno del 5 per cento dei consensi). Poi è stata la volta del Partito comunista francese (Pcf). Per ultimo e ancora con molte difficoltà, è arrivato il Partito socialista: la candidata Anne Hidalgo ha ottenuto meno del 2 per cento dei consensi con un tonfo pazzesco che è destinato ad avere molte ripercussioni all’interno. Il Ps per non scomparire ha accettato l’asse con Mélenchon, ma la stessa Hidalgo ci ha tenuto a far sapere che “non è d’accordo”. L’ironia della sorte, o meglio le ambizioni comuni, ha voluto che Mélenchon, il primo a rompere con il partito socialista più di dieci anni fa, sia ora il regista (forte del suo 22 per cento alle urne) della nuova unione.

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