Dal 15 aprile 2022 i buoni postali Obiettivo 65 non vengono più emessi. Una decisione antipatica per i risparmiatori, ma comprensibile, visto che venivano offerti a 100 ma il loro valore era stimabile intorno a 115. Alcuni sono riusciti a sottoscriverli in tempo, magari anche grazie al mio articolo sul Fatto Quotidiano, unico giornale a darne la notizia appena usciti.

Si sono così assicurati prestazioni che non offre nessun altro strumento con finalità previdenziali. In particolare la garanzia, al compimento del 65esimo compleanno, di ricevere lo stesso potere d’acquisto della somma versata. E ciò per quanto alta possa essere l’inflazione in Italia nei successivi anni, anche a 47 dalla sottoscrizione. Un ventenne che ha versato quest’anno 10.000 euro potrà ritirare la stessa cifra in valore reale nel 2067, imposte a parte. Oppure lasciarla e vedersela restituita nell’arco dei successivi 15 anni.

Non offrono questa né altra garanzia in potere d’acquisto né i fondi pensione, né i piani individuali pensionistici (pip), né le polizze vita. Già solo per questo sono tutte soluzioni molto rischiose, oltre che opache e costose. Chi cerca soprattutto protezione farà bene, per quanto possibile, a interrompere ogni versamento nelle formule suddette e a riscattare e mettere al sicuro quanto più può.

Il nemico è appunto l’inflazione. È vero che una scuola di pensiero la vuole passeggera. Ma potrebbe invece ripartire una rincorsa dei prezzi come negli anni Settanta-Ottanta. In tal caso saranno dolori per tutta la previdenza integrativa e si potrebbero rivedere perdite reali del 60-70%.

Il buono Obiettivo 65 si avvale anche di un trattamento fiscale di favore, per cui la protezione dell’inflazione al netto delle tasse non è perfetta, ma molto buona. Per valutazioni numeriche più precise, abbiano sviluppato un foglio di lavoro nel mio corso di Metodi per le Scelte Finanziarie e Previdenziali all’Università di Torino. Chi vuole, lo riceverà gratuitamente compilando questo modulo. Che poi le Poste o l’emittente (Cdp) a volte non rispettino i regolamenti dei buoni fruttiferi è una frottola messa in giro da avvocati delle cause perse.

Obiettivo 65 dava fastidio, perché non ci guadagnavano nulla né banche, né assicurazioni, né i venditori porta a porta, ovvero i sedicenti consulenti finanziari. Per questo lo denigravano gli organi d’informazione a essi allineati. In particolare lo sconsigliavano la ditta Altroconsumo e il Sole 24 Ore, prodighi invece di esortazioni ad aderire alla previdenza integrativa, strutturalmente perdente a fronte dell’inflazione. Ciò conferma quanto sia valida l’indicazione di fare regolarmente il contrario di ciò che essi consigliano. Dal canto mio continuai a citarlo ossessivamente a ogni occasione, l’ultima volta nel mio articolo dell’11 aprile.

In assenza di Obiettivo 65, non sapendo quando (e se) verrà riproposto un buono fruttifero analogo, restano i titoli di Stato indicizzati all’inflazione: Btp Italia, Btp-i e i corrispondenti esteri soprattutto tedeschi o francesi. Nel loro ambito ci sono differenze, ma nella sostanza sono tutti più o meno adatti. Infine non c’è discussione: per chi ce l’ha, conviene tenersi ben stretto il Tfr.

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