In vita mia non avrei mai pensato di essere d’accordo con Di Battista” . Così, a “Dimartedì” (La7), la scrittrice Ginevra Bompiani esordisce nel suo intervento, sostenendo le posizioni dell’ex parlamentare del M5s, Alessandro Di Battista, che in un serrato botta e risposta con la deputata del Pd Beatrice Lorenzin ribadisce la sua contrarietà all’invio delle armi in Ucraina.

Di Battista sottolinea: “Non essere d’accordo col governo Draghi non significa essere contrari al diritto legittimo degli ucraini di resistere. Io sostengo la resistenza palestinese al governo israeliano e non ho mai proposto di inviare le armi ai palestinesi. Mi domando perché voi riteniate utile inviare armi in Ucraina, prolungando così il rischio di escalation – continua – e giocare sulla pelle degli ucraini, cioè arrivare a vincere la guerra fino alla loro ultima goccia di sangue. Perché allora negate il diritto a resistere dei palestinesi o degli yemeniti o dei curdi? Qual è la strategia del governo? Fino a dove volete arrivare? Se non basteranno i carri armati, cosa invierete? Gli F35?”.

La scrittrice Bompiani concorda in toto: “La questione essenziale è: chi vuole che la guerra finisca? Certamente gli ucraini. Ma chi altro vuole davvero che la guerra finisca? Chi parla di vittoria dell’Ucraina, così come chi manda armamenti sempre più potenti, non vuole che la guerra finisca, ma che continui. L’impressione che Biden voglia il proseguimento della guerra è molto forte. Ed è altrettanto forte l’impressione che gli Stati europei non siano affatto questi liberi alleati, ma siano proni alla Nato e agli Usa, forse come mai prima d’ora“.

E rincara: “Qui nessuno dice la verità. Non la dice certamente Putin, né il patriarca di Mosca Kirill, ma neanche Zelensky, che piange più per il fatto di non entrare nella Nato che per la morte dei suoi cittadini. Non dice certamente la verità Biden, ma neppure Draghi quando parla di aria condizionata e poi toglie l’Iva alla vendita delle armi. La verità non la sta dicendo nessuno. E non la diciamo neanche noi qua dentro, quando parliamo di libertà, come se questo fosse l’unico caso di aggressione e di vittime”.

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