Non era mai successo nella storia dell’Unione europea che venisse attivata la clausola di condizionalità sull’erogazione di fondi comunitari nei confronti di uno Stato membro. Toccherà all’Ungheria rompere questo tabù, visto che la Commissione europea ha annunciato che lancerà ufficialmente l’attivazione del meccanismo a causa delle violazioni dello Stato di diritto. Lo ha annunciato da Strasburgo la presidente Ursula von der Leyen, durante il question time con gli eurodeputati.

La notizia era già circolata a luglio, anche se Budapest aveva smentito categoricamente questa possibilità. Le indiscrezioni, però, sono state oggi confermate ufficialmente dalla capa di Palazzo Berlaymont dopo le risposte inviate dal governo di Viktor Orban alla richiesta di chiarimenti della Commissione e giudicate insoddisfacenti da Bruxelles. “Le abbiamo esaminate attentamente – ha affermato von der Leyen – Il commissario Johannes Hahn oggi ha parlato con le autorità ungheresi e le ha informate che manderemo la lettera di notifica formale per avviare il meccanismo. Questo innesca una procedura, con una tempistica precisa”. Procedura che prevede l’invio da parte della Commissione europea, cui spetta l’attivazione del meccanismo, di lettere di notifica agli Stati membri interessati, proponendo il taglio dei fondi europei che dovrà poi essere approvato dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata.

L’annuncio dell’avvio della procedura da parte del capo dell’esecutivo europeo giunge a quasi due mesi dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue che ha respinto i ricorsi di Ungheria e Polonia con cui i due Stati avevano chiesto l’annullamento del regolamento in materia. La Commissione aveva accettato, in accordo con i 27 Stati membri, di aspettare la decisione dei giudici europei prima di agire. Il Parlamento ha scelto nell’ottobre scorso di portare la Commissione stessa davanti alla Corte di giustizia dell’Ue per non aver azionato il meccanismo immediatamente.

Il pressing aveva comunque causato in questi mesi il congelamento dei fondi per la ripresa destinati a Polonia e Ungheria. L’attuazione del regolamento sul meccanismo di condizionalità potrebbe, tuttavia, richiedere tempo. Tra l’invio delle notifiche e la decisione del Consiglio potrebbero passare dai 5 ai 9 mesi, senza contare il fatto che le misure adottate possono essere oggetto di ricorso dinanzi alla Corte di giustizia dell’Ue, facendo così slittare ulteriormente il taglio dei fondi.

Anche per Varsavia i rischi sono concreti: se non si muoverà per garantire l’indipendenza della magistratura rischierà anche lei di perdere l’accesso ai fondi del Next Generation Eu. Più utili che mai ora che c’è da gestire anche l’emergenza dei rifugiati ucraini. Bruxelles si aspetta dal governo di Mateusz Morawiecki una proposta di legge che faccia riferimento ai tre criteri chiave per l’autonomia dei suoi magistrati.

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