Un processo abbreviato condizionato e risarcimenti per un totale di circa 155mila euro alle due vittime. Alberto Genovese, imprenditore del web imputato con l’accusa di aver violentato, dopo averle rese incoscienti con un mix di droghe, due giovanissime donne, si è presentato oggi nell’udienza, davanti al giudice per l’udienza preliminare di Milano Chiara Valori. Entrambe le donne, attraverso i loro difensori, hanno rifiuto le proposte, scegliendo di rimanere parti civili per gli eventuali risarcimenti danni nel processo. In particolare, Genovese, arrestato nel novembre del 2020, avrebbe offerto 130mila euro alla giovane all’epoca 18enne, assistita dall’avvocato Luigi Liguori e che ha già dovuto affrontare, da quanto si è appreso, spese per quasi 25mila euro solo per cure mediche. Un’altra offerta da 25mila euro, invece, è arrivata alla ragazza all’epoca 23enne, ma anche in questo caso è stata respinta. Anche l’ex fidanzata di Genovese, imputata per concorso nella violenza di Ibiza, ha chiesto il rito abbreviato condizionato all’acquisizione di documenti medici e avrebbe pure lei provato a proporre un risarcimento alla giovane.

L’imprenditore ha richiesto come condizioni dell’abbreviato il suo interrogatorio, l’audizione di due consulenti medico legali sul suo stato di salute, l’acquisizione di testimonianze rese ai difensori, di contenuti dei profili social della vittima 18enne (che era stata ospite di una festa a Milano, ndr) e di consulenze mediche sul danno arrecato alla ragazza e sulle proprie condizioni mentali. Ad accettare un risarcimento a titolo di acconto è stata solo una delle associazioni parti civili. L’imprenditore, che si sta disintossicando in una clinica in regime di domiciliari, non ha rilasciato dichiarazioni ai molti cronisti e operatori tv che lo hanno seguito mentre lasciava l’aula del settimo piano del Palazzo di Giustizia. Entro il primo giugno le altre parti potranno presentare osservazioni sui documenti che la difesa di Genovese depositerà e ai quali la stessa difesa ha condizionato la richiesta di rito alternativo.

Genovese ha sempre sostenuto, in diversi interrogatori in fase di indagini, di avere agito sotto l’effetto di droga (cocaina e ketamina), di cui era “schiavo” e di non avere mai percepito “particolare dissenso” da parte delle giovani che erano altrettanto “alterate”. In un altro filone di indagini è accusato di reati fiscali: avrebbe “utilizzato”, stando alla Cassazione che ha confermato un sequestro da 4,3 milioni, la holding Auliv “a scopo di evasione”, per “gestire i flussi finanziari derivanti dalle sue attività e partecipazioni societarie” e per “provvedere al reperimento delle risorse necessarie per le sue attività personali”, tra cui “l’acquisto e la ristrutturazione della villa a Ibiza” per 8 milioni di euro e “beni di lusso e consumo”, come “ingenti acquisti di alcolici”.

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