Paola Malanga è la nuova direttrice artistica della Festa del Cinema di Roma. La nomina fa seguito a quella avvenuta qualche settimana fa del nuovo presidente della Fondazione Cinema per Roma, Gianluca Farinelli, attuale direttore della Cineteca di Bologna. La nomina della Malanga, milanese, 55enne, attuale vicedirettrice di RaiCinema, nonché importante studiosa del cinema di Francois Truffaut e storica collaboratrice del Dizionario del Cinema di Paolo Mereghetti, arriva dopo un fuoco di fila fatto di accuse e controaccuse all’interno della giunta comunale di Roma che hanno visto far perdere le staffe addirittura ad Antonio Monda, che fino a poche ore fa ricopriva il ruolo di direttore artistico della Festa, attività iniziata nel 2014.

Nelle ultime ore è infatti stato pubblicato un lungo pezzo firmato da Monda e intitolato nientemeno che “Una squallida verità” dove l’ex direttore artistico si leva diversi sassolini dalle scarpe. “Ho avuto l’onore di dirigere la Festa del Cinema per sette anni, e dal giorno di chiusura dell’ultima edizione non ho mai parlato, mentre un sito scandalistico (Dagospia ndr) scatenava sul mio nome una violenta campagna denigratoria, e parallelamente giungevano attestati di stima da parte di grandi esponenti della cultura mondiale (da Meryl Streep a David Lynch, passando per Wes Anderson, ndr). Ho aspettato che il sindaco e il presidente prendessero le loro decisioni: ora è il momento di fare gli auguri alla nuova direttrice e di chiarire un po’ di cose, che ho visto spesso capovolgere ad arte”. Monda spiega che sul suo nome “pesa il veto di un politico locale perché ho contestato pubblicamente l’operato di una sua congiunta”.

Monda si riferisce all’importante dirigente Pd, Goffredo Bettini, e alla sorella Fabia che dirige la sezione della Festa del Cinema di Roma, Alice nella città. Come ha ricostruito di recente linkiesta.it “La mancata conferma di Monda è da ricercare nell’ostilità di Bettini, dimesso dal CDA della Fondazione proprio sulla questione nomine. Lui dice di essere fuori dai giochi ma la scelta di sostituire Monda alla guida della manifestazione nasce da lì, come sanno tutti a Roma e in particolare il sindaco Gualtieri”. Anche la nomina di Farinelli, come ricostruisce ancora linkiesta “sarebbe stato il sindaco Gualtieri d’accordo con il ministro della cultura Franceschini a proporla”.

Ma torniamo al lungo j’accuse firmato da Monda. “In un clima inquinato, il sindaco e il presidente mi hanno offerto una proroga di un anno come direttore artistico, e poi di condurre solo gli incontri con le star. Ho detto no a entrambe le proposte: si tratta di compromessi che avrebbero offeso la mia dignità e quanto è stato costruito in questi anni – continua – Quando sono arrivato per “salvare un festival in piena decadenza,” così scrisse l’Hollywood Reporter, ho ereditato una manifestazione che aveva debuttato con un budget di 17 milioni di euro, saliti a 18 il secondo anno per poi scendere al mio arrivo sino a 3, e quindi risalire, ai 4.125.000 del 2021”. Monda ricorda anche che “nei viaggi internazionali venivo accolto da questa battuta: “The Rome Film Fest is an overpriced joke/una barzelletta dal costo enorme e immotivato,” ma” – spiega-, grazie al magnifico lavoro dei consulenti e di parte della Fondazione, siamo riusciti a ribaltare questo giudizio, e il trionfo di Jessica Chastain agli Oscar, ospite d’onore lo scorso ottobre con il film d’apertura Gli occhi di Tammy Faye, è un ennesimo riconoscimento del lavoro svolto”. Al di là di ogni possibile medaglia va anche detto che il Festival del Cinema di Roma non chiede anteprime in esclusiva mondiale come Cannes e Venezia e quindi si tratta di un festival a maglie selettive più larghe.

Monda però continua allargando il suo giudizio direttamente all’amministrazione Gualtieri: “Sento invece il dovere di rispondere al capo di gabinetto dell’amministrazione cittadina, amabilmente conosciuto come “er pugile”, il quale si è permesso di valutare se il sottoscritto passerà o meno alla storia, e, pur di attaccarmi, ha parlato di 25.000 presenze invece di 55.000. E si è poi lamentato dei 40 dipendenti della Fondazione, non citando che sono stati assunti quasi tutti dal politico locale”. Infine interviene a gamba tesa nella delicatissima questione “di genere”: “Trovo poi offensivo per le donne l’uso strumentale della questione femminile: è stata utilizzata nell’illusione di dare nobiltà al veto, mentre parallelamente veniva eliminata la presidente Laura Delli Colli”.

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