“Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2% del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”. Il duro attacco all’aumento delle spese militari su richiesta della Nato arriva da papa Francesco, durante un’udienza tenuta giovedì al Centro femminile italiano. “La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari – ha affermato il pontefice -, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare un mondo ormai globalizzato, non facendo vedere i denti, e di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare”. La Camera ha approvato lo scorso 16 marzo un ordine del giorno al decreto Ucraina proposto dalla Lega – ma sottoscritto da tutte le altre forze di maggioranza più Fratelli d’Italia – che impegna il governo a incrementare le spese per la Difesa fino al 2% del prodotto interno lordo (oggi sono all’1,4%), per un totale, secondo i dati dell’osservatorio Milex, di 38 miliardi l’anno, 104 milioni al giorno. L’impegno a spendere, entro il 2024, almeno il 2% del proprio Pil nell’ambito della difesa era stato sottoscritto dai capi di Stato e di governo della Nato nel 2014, ma nel 2021 solo dieci Paesi membri su trenta avevano raggiunto quella soglia. Con l’invasione dell’Ucraina anche la Germania ha impresso un’accelerata, mettendo a bilancio uno stanziamento straordinario di cento miliardi di euro per rafforzare l’esercito.

Da noi, però, lo stesso ordine del giorno approvato con maggioranza bulgara alla Camera rischia di non passare al Senato (che voterà sul decreto Ucraina la settimana prossima). La Lega, infatti, assecondando alcuni mal di pancia interni, ha annunciato di non volerlo ripresentare. “Noi restiamo convinti che gli impegni Nato vadano rispettati, da qui l’aumento delle spese militari. Ma la posizione è stata presa con l’ordine del giorno alla Camera e quindi va bene così”, dice il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Ci ha pensato quindi Isabella Rauti di Fratelli d’Italia, depositando uno stringato testo in cui si invita il governo “a dare seguito all’ordine del giorno approvato a maggioranza alla Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo”. Ma sul tema è arrivato anche un netto dietrofront del leader M5S Giuseppe Conte, che ha annunciato il voto contrario del suo partito: in un’intervista alla Stampa Conte ha sottolineato come “in un momento come quello attuale di caro-bollette, dopo due anni di pandemia, e con la recessione che si farà sentire sulla pelle di famiglie e imprese, non si capisce per quale motivo le priorità debbano essere le spese militari”. E in questo senso il senatore grillino Vito Crimi aveva detto di essere al lavoro su un odg alternativo (per ora non depositato) che “non rifiuta gli impegni presi con la Nato ma sostiene che in questo momento le priorità sono altre. L’odg Alla Camera era del tipo “sì-no”, e quindi non potevamo votare altrimenti. Vanno introdotte delle sfumature in un momento così delicato per il Paese”, spiega.

Contrario anche il gruppo di Liberi e uguali al Senato, con in testa la capogruppo Loredana De Petris. Fronte comune invece da tutti gli altri partiti di governo, senza ribellioni (per ora) nemmeno dall’ampia corrente cattolica interna al Pd. Eppure, nel suo discorso, papa Bergoglio ha definito “ormai evidente che la buona politica non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione ma solo da una cultura della cura, cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune. Lo prova, purtroppo negativamente, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo”, ha spiegato. “Penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina. Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica“. Il papa torna anche su un concetto che più volte ha condannato: la “terza guerra mondiale a pezzetti“. “Guerre regionali non sono mai mancate – osserva – per questo io ho detto che eravamo nella “terza guerra mondiale a pezzetti”, un po’ dappertutto, fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero. Ma il problema di base è lo stesso”, sottolinea: “Si continua a governare il mondo come uno “scacchiere“, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri”.

Sulla guerra in Ucraina si è pronunciato anche l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, intervenendo al 17esimo congresso dell’Anpi: oggi, dice, “serve un ripudio della guerra, vista non solo come un problema politico-giuridico. Quello che dobbiamo fare è anche soprattutto perdere sovranità per dare sovranità se serve a tutti quegli organismi che negli anni sono stati indeboliti in una maniera di cui paghiamo le conseguenze. Penso alle Nazioni Unite, penso all’Europa, e alla necessità di un’architettura internazionale forte, capace di risolvere i conflitti, un’autorità mondiale capace di agire con efficacia sul piano giuridico. Quella generazione che ha vissuto la pandemia della Seconda Guerra Mondiale lo sapeva molto bene”. La Conferenza episcopale italiana, dal canto proprio, sta pensando a una possibile visita di una delegazione di vescovi italiane in zone di confine: “Un gesto particolare di vicinanza concreto” lo ha definito il segretario generale, monsignor Stefano Russo.

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