Ci sono delle ragazze e ragazzi che sono italiane e italiani. Sono nati qui in Italia, hanno studiato qui in Italia, sono amici dei nostri figli perché hanno frequentato le scuole insieme, parlano un italiano perfetto e anche il dialetto napoletano o romanesco, ma al compimento dei 18 anni diventano dei fantasmi perché privi della cittadinanza italiana.

Prendiamo come esempio la storia di Luca Neves, figlio di immigrati capoverdiani nato nel 1988 a Roma. Ha frequentato dalla materna al liceo nella capitale. A 18 anni ha presentato domanda per la cittadinanza italiana commettendo un errore fatale: ha consegnato la documentazione per certificare la sua vita a Roma fin dalla nascita con due giorni di ritardo. Per le autorità italiane era fuori termine e conseguentemente interdetto a prendere la cittadinanza. In 15 anni Luca ha protocollato numerosi ricorsi, sempre purtroppo con esiti negativi. Si è ritrovato senza documenti nonostante la sua richiesta di permesso di soggiorno e con due fogli di via. Via dalla sua nazione, l’Italia, quella in cui ha vissuto dalla nascita. Verso dove? Verso un paese nel quale non è mai stato. Luca è uno chef e la sua cucina è un mix italo-capoverdiano. Tralasciando l’inferno della sua vita lavorativa, sottopagata e senza contributi, persino la sanità per lui è a pagamento, come quando nel 2020 è stato colpito da paresi facciale. Anche in questo caso, il permesso di soggiorno per motivi di salute gli è stato negato. Ancora oggi il suo caso è irrisolto: nonostante sia incensurato gli hanno preso le impronte digitali più volte e si trova dopo 15 anni senza un’identità.

Eppure, la soluzione ci sarebbe. Luca convive da 7 anni con la sua compagna italofrancese. Si sarebbe potuto sposare per uscire da questo inferno, comportandosi come chi paga per un finto matrimonio. Luca però non ha voluto intraprendere questa strada. Perché ha una dignità, ma soprattutto ha i sacrifici dei suoi genitori da difendere: ogni singola penna, quaderno comprato con il sudore del lavoro per ben quarant’anni pagando regolarmente tutte le tasse italiane.

Degli 8 milioni di studenti in Italia gli stranieri sono oltre 800.000, che frequentano prevalentemente (oltre 310.000) la scuola primaria. La maggioranza (506.000) si concentra nelle regioni settentrionali. C’è una soluzione per risolvere i casi come quello di Luca: la legge sullo Ius Scholae, il cui “testo base” è stato adottato ai primi di marzo dalla Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati. Questa proposta di legge prevede di dare la cittadinanza italiana al compimento del 18esimo anno di età a coloro che abbiano frequentato almeno 5 anni di scuola in Italia.

È bene chiarire che ci sono i presupposti per arrivare all’approvazione, ma la strada sarà ancora lunga. Spiego a che punto siamo arrivati oggi.

Nelle prossime settimane saranno discussi e votati gli emendamenti (modifiche e precisazioni al testo base), prima in Commissione e poi nell’aula di Montecitorio e affinché diventi legge dello Stato servirà un analogo passaggio al Senato. C’è però una volontà politica trasversale, perché l’adozione del testo base è stata votata da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva, Leu, e anche da Forza Italia, con l’astensione (per ora) di Coraggio Italia. Quindi, dal campo progressista e da una parte più moderata del centrodestra. Questa è sicuramente una strada meno in salita rispetto ad altre proposte di legge per le quali il centrodestra compatto ha votato contro, come l’eutanasia oppure il ddl sull’omotransfobia.

Ovviamente, mi auguro che anche le leggi di cui sopra possano essere approvate, ma in parlamento è molto più facile portare a casa dei risultati per i cittadini quando si riescono a costituire delle maggioranze trasversali le più ampie possibili, piuttosto che quanto si ricorre al muro contro muro. Mancando ancora tutta la parte degli emendamenti, spero vivamente che le forze politiche che al momento hanno votato contro, come Lega e Fratelli d’Italia (ma anche purtroppo la componente del misto di ex M5s “Alternativa”), possano dare il loro contributo e cambiare idea.

Questa proposta è molto diversa e nettamente più equa rispetto allo Ius Soli (chi nasce in Italia sarebbe italiano, punto e basta) per non parlare di che cosa è in vigore al momento in Italia, lo Ius Sanguinis (chi ha discendenza italiana anche remota può avere la cittadinanza italiana).

Le leggi sulla cittadinanza si adeguano alle esigenze del paese in quel momento. Lo Ius Soli è applicato in nazioni che erano poco abitate come gli Stati Uniti d’America. Lo Ius Sanguinis è stato invece ideato nel momento di massima emigrazione dall’Italia a fine ‘800, sperando che i discendenti di chi è andato nelle Americhe potessero mantenere un legame con la madrepatria e un giorno ritornare in Italia. Il contesto storico nel quale è nato lo Ius Sanguinis è però cambiato totalmente. Anche quei partiti maggiormente contro gli immigrati dovrebbero voler modificare il modo oggi vigente ma anacronistico per concedere la cittadinanza. La si può dare a persone che non hanno mai vissuto in Italia, che non parlano nemmeno la nostra lingua e la cui unica connessione con il nostro paese è un lontano bisnonno, ma non a chi è nato e vissuto tutta la sua vita in Italia come Luca.

Lo scopo dello Ius Scholae è quello di riconoscere che il nostro Paese ha investito nella formazione di ragazze e ragazzi e sarebbe un peccato vedere andare via delle forze giovani perché non gli è riconosciuta la cittadinanza. Significherebbe rinunciare a una grande ricchezza. Tra l’altro, approvare questa legge sarebbe anche un riconoscimento al grande lavoro di insegnanti, educatori, dirigenti scolastici che hanno fatto ogni sforzo per l’inclusione di tutti gli studenti e di tutte le studentesse.

Nella scorsa legislatura il percorso per dare la cittadinanza agli italiani senza cittadinanza si interruppe. Ne parlai qui. Tra un anno terminerà anche questa, di legislatura, che tra Covid e guerra in Ucraina passerà alla storia come una delle più difficili della Repubblica. Sarebbe veramente bello che fosse ricordata anche per aver finalmente riconosciuto quei ragazzi e ragazze italiani ancora senza cittadinanza. Le premesse per centrare un risultato storico e importantissimo per il nostro Paese ci sono tutte.

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