Venti persone andranno a processo a Reggio Emilia con ipotesi di reato che spaziano dalla corruzione alla turbativa d’asta, dall’abuso d’ufficio al falso ideologico. Sono un ex assessore, dirigenti e funzionari pubblici del comune, poi diversi avvocati e commercialisti, imprenditori e consulenti esterni. Il 15 marzo, al termine dell’udienza preliminare, il giudice Andrea Rat (già membro del collegio di Aemilia, il processo alla ‘ndrangheta), ha disposto per loro il rinvio a giudizio, accogliendo la richiesta presentata dalle due pm Valentina Salvi e Giulia Stignani che nella requisitoria hanno parlato di un sistema illecito praticato “per favorire chi stava sotto la stessa bandiera”. Un sistema di aggiudicazione delle gare d’appalto, per l’assegnazione di incarichi e nomine, per la scelta di consulenti e professionisti, che aveva l’obbiettivo di avvantaggiare sempre persone e imprese predeterminate.

Il valore degli affari illeciti, negli anni tra il 2015 e il 2017, è di poco superiore a 27 milioni di euro. Gran parte di questi sono stati assegnati nella gara per i servizi di mobilità collettiva e di gestione delle aree di sosta, con un contratto fiume esteso fino al 2024. Il bando, secondo la Guardia di Finanza che ha condotto l’indagine chiamata “Re-cleaning”, fu cucito su misura per il consorzio Tea, controllato all’88% da una società a sua volta in mano all’azienda pubblica di trasporti Act. Bando che sollevò perplessità da parte dell’Anticorruzione e per il quale viene rinviato a giudizio anche l’allora assessore Mirko Tutino, membro della prima giunta dell’attuale sindaco Pd Luca Vecchi. È accusato di avere diffuso notizie riservate mentre era ancora in corso lo svolgimento della gara.

Altra vicenda di rilievo è quella relativa al bando di gara per la gestione dell’asilo nido “Maramotti”, che vede indagati Paola Cagliari, presidente della commissione di gara, allora dirigente dell’Istituzione Scuole e Nidi dell’Infanzia e il suo successore, l’attuale direttore Nando Rinaldi. La gara fu assegnata per un valore di 1,7 milioni dalla cooperativa Panta Rei, che da vent’anni gestisce servizi educativi in convenzione con il Comune. L’offerta del concorrente che aveva ottenuto il punteggio più elevato, la Baby & Job srl di Roma, fu giudicata anomala dalla Commissione che la escluse. Ora la stessa Babj & Job, che perse un successivo ricorso al Tar, è stata ammessa come parte civile al processo. Stiamo parlando dell’istituzione comunale dedicata ai servizi prescolari, per i quali Reggio Emilia vanta una sorta di primato mondiale da quando le sue scuole dell’infanzia furono definite dal periodico Newsweek “le più belle del mondo”. Gli ultimi due direttori rinviati a giudizio possono gettare un’ombra pesante su questa immagine.

Di corruzione dovrà rispondere in dibattimento l’ex responsabile dell’ufficio legale del Comune, l’avvocato Santo Gnoni, all’epoca dei fatti membro anche della Commissione Tributaria provinciale. In questa vesta avrebbe favorito le posizioni di alcuni soggetti ricevendone in cambio 15mila euro e lavori gratuiti personali. In generale, secondo gli inquirenti, i bandi di gara, i concorsi e le Commissioni si adeguavano ai risultati voluti, seguendo procedure magari formalmente corrette ma tagliate su misura per i prescelti, con gradi di libertà sufficienti a condurre verso l’esito desiderato.

Per raggiungere l’obbiettivo, chi doveva parlare e denunciare gli illeciti stava zitto. Mentre chi doveva tacere per dovere professionale, parlava. Come nel caso dei due dirigenti comunali Santo Gnoni e Roberto Montagnani, che secondo le indagini e le intercettazioni un mese prima dell’assegnazione del bando milionario sul trasporto scolastico informavano la Corradini Srl che non era il caso di partecipare, essendo già stato deciso chi dovesse vincerlo. Le anomalie di questo “sistema Reggio” erano già state oggetto di segnalazione da parte della Corte dei Conti e della Ragioneria dello Stato dopo una ispezione effettuata a Reggio Emilia nel 2017 (che ilfattoquotidiano.it raccontò in anteprima). Molte le contestazioni che i due organi avevano sollevato e alle quali il Comune aveva risposto con una corposa memoria e misure correttive nel 2018. Non sufficienti a cancellare i presunti illeciti oggi contestati dalla Procura. Il dibattimento di primo grado inizierà in ottobre a Reggio Emilia.

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