Per i polli Broiler, allevati esclusivamente per produrre carne, non può esserci alcun tipo di ‘benessere’: che si trovino in allevamenti intensivi o in contesti protetti sono condannati ‘geneticamente’ a una breve vita di sofferenza. E il 98% dei 550 milioni di polli macellati ogni anno in Italia appartiene proprio alle razze Broiler, ‘ibridi’ frutto di una selezione genetica per ottenere una crescita accelerata e maggiore delle parti più richieste sul mercato, ossia petto e coscia. Così questi animali diventano in poco tempo pulcini troppo cresciuti, che non sono neppure in grado di reggersi sulle proprie zampe, con problemi di circolazione del sangue e cardio-respiratori. Quelli costretti negli allevamenti intensivi, poi, subiscono ulteriori sofferenze dovute alle condizioni in cui vivono. Ma tutti muoiono molto prima dei 7-10 anni a cui potrebbe arrivare un pollo di razza non Broiler. Il team investigativo Animal Equality ha condotto un’indagine inedita, i cui risultati sono pubblicati in anteprima da ilfattoquotidiano.it, proprio per mostrare che a condannare questi animali è la selezione genetica, a prescindere dall’ambiente in cui vengono allevati. Il team ha consultato veterinari esperti che hanno eseguito radiografie su sette polli morti all’interno di un allevamento intensivo del Nord Italia. Questi polli rappresentano le sette settimane che questi animali trascorrono in allevamento fino al raggiungimento del ‘peso di macellazione’. Le loro condizioni sono state poi confrontate con quelle di polli (sempre Broiler) tenuti in un rifugio. Anche questi animali, però, non sono estranei a sofferenze e danni dovuti alla ‘selezione genetica’, tanto che sono morti prematuramente per complicanze respiratorie, cardiache e motorie.

La petizione – “La nostra indagine mostra che qualsiasi soluzione di benessere animale per i polli Broiler a rapido accrescimento è impedita di fronte alla natura di per sé compromessa di questi polli” spiega Alice Trombetta, direttrice esecutiva di Animal Equality Italia, secondo cui “è inaccettabile” un sistema dove “l’industria della carne di una delle razze più consumate al mondo si basa sulla sofferenza deliberatamente imposta dall’essere umano nei confronti di animali selezionati apposta per massimizzare i propri profitti a discapito della loro salute”. Per l’associazione c’è una contraddizione di base tra la reale condizioni dei polli Broiler (sia quelli negli allevamenti intensivi, sia quelli che vivono in contesti protetti) e il decreto legislativo 146 del 2001 sulla protezione degli animali negli allevamenti, con il quale si chiede agli allevatori di adottare “misure adeguate per garantire il benessere dei propri animali e affinché non vengano loro provocati dolore, sofferenze o lesioni inutili”. Un obiettivo che, stando ai risultati dell’indagine, è impossibile da raggiungere per i Broiler. Alla luce dei risultati emersi dall’inchiesta, Animal Equality ha lanciato una petizione rivolta al ministro per le Politiche Agricole e al ministro per la Salute per chiedere di supportare a livello europeo la messa la bando delle razze a rapido accrescimento e di disporne l’abbandono totale in Italia.

La selezione genetica – Uno dei primi elementi emersi osservando i polli negli allevamenti, che non superano i due mesi di vita, è il tasso di mortalità del 5% del totale dei polli. Più di 26 milioni di polli, infatti, muoiono ogni anno prima di arrivare al macello. Ma il problema principale, spiega Animal Equality, resta la selezione genetica. Un rapido accrescimento in termini di peso e massa magra e un volume maggiore di petto e coscia porta a conseguenze molto gravi. Fin dal 2010 l’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha rilevato i problemi connessi al troppo rapido incremento del peso dei polli Broiler. Il ciclo di vita inizia con pulcini di appena 60 grammi che raggiungono (o dovrebbero raggiungere, dato che molti muoiono prima) i tre chilogrammi in sette settimane. Tutto o quasi, dunque, si riduce alla ‘fase di ingrasso’ che dura circa 45 giorni e che porta il Broiler ad essere un prodotto adatto alla vendita, con un petto di dimensioni spropositate rispetto a quelle degli arti. “E come se un bambino arrivasse a pesare 300 chili in soli due mesi” spiega nella video-inchiesta Animal Equality. Ai conseguenti problemi scheletrici si aggiungono, poi, le difese immunitarie basse dovute a un patrimonio genetico limitato. E quando questi animali vengono portati al macello, non possono nemmeno essere definiti adulti, poiché non hanno ancora raggiunto la maturità sessuale.

L’inchiesta di Animal Equality – Il team investigativo ha effettuato il campionamento dei 7 polli Broiler morti a distanza di una settimana l’uno dall’altro, per confrontare la loro condizione all’interno degli allevamenti intensivi sia durante le varie fasi, sia con quella dei tre polli Broiler che hanno avuto, invece, la possibilità di vivere nel miglior contesto possibile, un rifugio, in un ambiente sano e naturale. Neppure questi animali, però, sono sopravvissuti agli effetti della crescita spropositata dei loro corpi. Solo uno di loro, ‘Sam’, ha raggiunto l’anno di vita. Da subito i veterinari hanno potuto osservare dalle radiografie dei Broiler negli allevamenti la crescita degli animali, soprattutto di petto e cosce. Tanto che il pollo morto alla seconda settimana di vita pesava circa il doppio di quello deceduto a una settimana. La calcificazione delle ossa non era ancora totalmente avvenuta non solo in questi Broiler, ma neppure in quello deceduto alla settima settimana. Una calcificazione incompleta significa maggiore frequenza di fratture e, in alcuni casi, di deviazioni dell’asse delle ossa che portano a problemi di articolazione.

Se il corpo diventa una prigione, in allevamento e in rifugio – Nel broiler deceduto in allevamento durante la quinta settimana di vita, per esempio, una frattura è visibile in corrispondenza dell’osso pelvico e, secondo i veterinari consultati, può essere dovuta alla predisposizione del Broiler a patologie delle articolazioni, a prescindere dalle condizioni dell’allevamento. “In effetti – racconta la ong – le radiografie realizzate su uno dei polli Broiler tenuto in un rifugio hanno rilevato altrettanto gravi deviazioni delle ossa, causate dal sovraccarico del peso della massa muscolare su ossa che non possono anatomicamente sopportarlo”. Una condizione che porta i polli Broiler ad assumere la tipica posizione detta splay-leg, seduti per terra con le zampe divaricate, perché lo scheletro non è in grado di sostenere il peso del corpo. “Così tra fratture, deviazioni delle ossa e splay-leg – racconta Animal Equality – questi polli fanno fatica ad alzarsi, reggersi in piedi e camminare, rendendo difficile anche l’accesso a cibo e acqua”. Ma anche tutti e tre i polli cresciuti nel rifugio hanno presto incontrato gravi difficoltà motorie. Per uno di loro, infatti, è stato creato un supporto artificiale per permettergli di reggersi in piedi.

Gli altri danni causati dalla selezione genetica (oltre che dall’ammoniaca) – Ma i polli allevati per la loro carne subiscono gravi danni anche agli organi interni. I veterinari hanno osservato delle fuoriuscite di sangue dalle vie respiratorie in due dei sette corpi raccolti negli allevamenti, dove sono state trovate anche irritazioni e, a volte, infezioni sul petto e sulle zampe dei polli, causati dall’alto tasso di ammoniaca presente nella lettiera, su cui gli animali sono costretti a poggiare il petto costantemente. L’acidità delle deiezioni, depositate su lettiere mai pulite per l’intero ciclo di vita dei polli, già deboli per genetica, può provocare perdita di piume e ustioni. Ma se l’alto tasso di ammoniaca porta anche a patologie respiratorie, durante l’autopsia eseguita su un pollo Broiler che ha vissuto in una struttura protetta, senza quindi alcuna esposizione ad alti tassi di ammoniaca, sono stati rilevati chiari segni di una polmonite che ha portato a gravi conseguenze cardiache, probabile causa della morte precoce. Una patologia delle vie respiratorie che si è venuta a creare in un ambiente lontano dai fattori aggravanti che caratterizzano un allevamento intensivo. Per una natura già compromessa.

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