di Paolo Di Falco

Si chiamava Polina, aveva 10 anni, frequentava l’ultimo anno della scuola elementare e la sua unica colpa è stata quella di ritrovarsi con i suoi genitori e i suoi fratellini nel mezzo di uno dei tanti blitz a Kiev dei cosiddetti “sabotatori russi”, forze speciali russe con il compito di sabotare strutture nevralgiche della resistenza e individuare degli obiettivi da colpire con i vari raid aerei. L’auto su cui viaggiava con la sua famiglia è stata bersagliata senza nessuna pietà da colpi di mitragliatrice che, oltre a far evaporare in un secondo il suo sorriso, si sono portati via la sua vita e quella dei suoi genitori mentre la sorellina si trova in terapia intensiva e il fratello si trova all’ospedale pediatrico di Okhmatdyt dove ci sono decine di bambini in cura.

Alicia Hlans, una bimba di appena 7 anni, è stata invece strappata dalla sua infanzia per una scheggia che l’ha colpita durante il bombardamento della sua scuola nella città di Okhtyrka: i medici hanno fatto di tutto per non farla volare via, per non far smettere di battere il suo cuoricino ma purtroppo non ce l’hanno fatta.

Non è stata la sola ad essere colpita: un altro bambino attualmente lotta tra la vita e la morte. La Bbc invece scrive che a porre fine alla vita di un ragazzo, ancora senza nome, che era uscito per un giro in bicicletta nella cittadina ucraina di Chuhuiv sarebbe stato invece un colpo di mortaio così come quello che, durante il primo giorno di guerra, ha annientano un’intera famiglia in fuga vicino a Nova Kakhovk e tra loro c’era Sofia, una bambina di appena 6 anni e un bimbo nato da poche settimane.

Tanti i bambini che improvvisamente si sono ritrovati loro malgrado nel bel mezzo di una guerra che in un attimo è capace di mettere fine a sogni, alle speranze e più comunemente al diritto di avere un futuro strappato via a colpi di mortaio e bombardamenti.

Alcune volte si parla della guerra in maniera distaccata, come qualcosa di lontano che non ci riguarda e non ci intacca minimamente e più passano i giorni, più il tutto si riduce ad un semplice fatto di cronaca o, peggio, ci si focalizza solamente sulle conseguenze che può avere sul nostro Paese, sulla nostra vita senza vedere quali atrocità ha già causato e continua a causare.

Per un attimo, pensiamo a tutte quelle persone, quei bambini la cui vita è letteralmente cambiata in una settimana: si è passati dalle case ai rifugi antiaerei di fortuna come quelli nella metropolitana della capitale ucraina dove pochi giorni prima, giorni che adesso sembrano così lontani, passavano i treni e scorreva il normale ritmo che scandiva la vita di Kiev uguale a quello che scandisce la vita di tutte le altre metropoli.

Pensate, per un attimo, cosa voglia dire al risuonare delle sirene a qualsiasi ora del giorno o della notte dover correre di corsa insieme ai propri figli nel rifugio antiaereo più vicino sperando di sopravvivere, pensate a cosa voglia dire correre in mezzo ai bombardamenti per mettersi al riparo senza sapere cosa ne sarà della propria vita e di quella dei propri figli che fino a qualche giorno prima vivevano la loro infanzia, la loro adolescenza come tutti i ragazzi del mondo.

Provate a immaginare cosa voglia dire per un madre o un padre dover spiegare ai propri figli che improvvisamente c’è qualcuno là fuori che li potrebbe uccidere, che improvvisamente la guerra accompagnata dai carri armati e dalle bombe è venuta a bussare alle loro porte, che non si sa quando se ne andrà e né se ci sarà un domani per loro. Provate solamente a immaginare la reazione dei troppi bambini strappati, da un’invasione di qualcuno che dall’oggi al domani in virtù della sua onniscienza ha deciso che l’Ucraina non è mai stata una Nazione, alle loro scuole, ai loro giochi, alle feste in maschera nella settimana di carnevale, alla loro infanzia e catapultati dentro una guerra, dentro a dei sotterranei in mezzo al freddo e ai boati sempre d’intensità maggiori e più vicini dei bombardamenti.

Pensate agli occhi di un bambino che si scontrano con la crudeltà della guerra, pensate alle tante Polina, Alicia, Sofia che hanno dovuto rinunciare atrocemente alla loro infanzia e alla loro vita.

Ecco, mentre noi discutiamo e pensiamo all’impatto di un’eventuale No Fly Zone per impedire agli aerei russi di sorvolare il Paese, alle conseguenze sulla nostra economia dell’inasprimento delle sanzioni, alla reazione del Cremlino per un’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, sappiate che in Ucraina si continua a morire, si continua a sperare che tutto sia un brutto incubo e, probabilmente, anche in questo momento ci sarà qualcuno che si starà chiedendo se ci sarà mai un futuro o se la sua vita finirà nelle prossime ore.

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