Continua una relativa calma sui mercati. Saranno gli algoritmi che gestiscono ormai il 70% degli scambi e sono meno eccitabili? Più probabilmente le scommesse sul fatto che la situazione causerà un rinvio del rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea e forse una frenata anche da parte della Federal Reserve. Sta di fatto che le borse asiatiche hanno chiuso in positivo e le borse occidentali reagiscono con una certa sobrietà. A Wall Street l’indice S&P500 perde lo 0,8%, il Nasdaq lo 0,4%. Londra chiude in calo dell’ 1,7%, Parigi il 3,9% e Francoforte il 3,8%. Milano a – 4%. Unicredit che in Russia possiede una piccola banca che genera circa il 4% dei ricavi del gruppo, ha perso un altro 7% dopo il crollo di ieri. L‘agenzia di Standard & Poor’s ha tagliato il rating di 4 banche, si tratta delle controllate in Russia dell’austriaca Raiffeisenbank e di Unicredit, oltre che delle russe Gazprombank e Alfa-Bank.

La Borsa di Mosca è ferma anche oggi, per il secondo giorno di seguito. L’ultima volta che la borsa russa chiuse i battenti fu nel 1917, riaprì 75 anni dopo. Dopo un tentativo di rimbalzo i titoli russi quotati anche all’estero hanno ripreso a precipitare: Gazprom cede il 22%, Sberbank il 24% e Rosneft il 40%.

La Commissione Ue ha sottoposto al Coreper, che riunisce gli ambasciatori dei 27 Paesi membri, la lista delle banche russe che verrebbero escluse dal network bancario Swift. L’obiettivo è chiudere l’intese entro oggi. Nella lista ci sarebbe Vtb Bank secondo istituto russo, con filiali in tutto il mondo oltre a Bank Rossiya, Bank Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Sovcombank e Veb.rf. Esclusa dall’elenco, invece, la Gazprombank, principale vettore con cui viene pagato il gas russo, così come il primo gruppo bancario del paese Sberbank.

Il rublo, dopo un piccolo rimbalzo, perde di nuovo terreno sul dollaro, vale meno di un cent. Il blocco delle operazioni della banca centrale russa con controparti estere impedisce all’autorità monetaria moscovita di sostenere la valuta nazionale con la compravendita di monete straniere. Stabile il cambio euro dollaro. In Europa i listino sono in rosso.

Le ultime sedute sono state caratterizzate da una corsa dei titoli della difesa, la convinzione è che in ogni caso la Nato sarà costretta a ritornare ad una postura di deterrenza e i budget nazionali per la difesa siano destinati a salire come ha già annunciato ad esempio la Germania. Leonardo sale del 2% dopo il + 15% di ieri. Negli Stati Uniti Lockhed Martin sale del 4,1%, Northrop Grumman del 2,2%, Raytheon Technologies guadagna l’1%.

Scendono i rendimenti dei titoli di Stato. I decennali statunitensi

Il rendimento del bund decennale tedesco è tornato negativo a – 0,08%, un Btp italiano l’1,40%. Differenziale (spread) in discesa a 148 punti. Anche qui attese per i cambiamenti nelle politiche monetarie e acquisti su prodotti finanziari più sicuri rispetto alle azioni. Più movimentata la situazione delle materie prime. Il petrolio ancora in rialzo con il Brent (greggio di riferimento dei mercati europei) che sale dell’ 9,3% a 107 dollari/barile. Gas in rialzo del 26% a 124 euro per megawatt/ora. Il prezzo del grano guadagna un altro 5%: Russia ed Ucraina sono grandi produttori ed esportatori. Egitto e Turchia le prime destinazioni. Il mais è in rialzo di quasi il 3%, la soia del 2,6%. Oro sempre sostenuto e sopra i 1920 dollari/oncia.

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