Con 18 gradi di temperatura esterna a Milano il 24 febbraio, il giornalone che fu l’organo autorevole della borghesia dei cumenda e dei dané segnalava la notizia del picco storico di aridità invernale in un piccolo riquadro nell’intera pagina dedicata alle questioni di cuore, e di famiglia, di Totti. Ma sì, chi se ne importa del cambiamento climatico sulla Terra! E’ più importante scoprire se e per chi s’è scaldato il cuore del Pupone. In fondo, dopo il periodo nero del Covid, con l’incubo dell’inflazione che si staglia come un’ombra, ci mancava pure la cupa crisi ucraina… Meglio distrarsi un po’, no?

Peccato che i nuovi dati inequivocabili sul riscaldamento globale siano arrivati che era ancora fresca l’immagine di Beppe Sala e Gianpietro Ghedina mentre sventolavano in mondovisione da Pechino la bandiera olimpica, primi cittadini orgogliosi d’essersi aggiudicati la sede dei giochi 2026 con il binomio Milano-Cortina. Questo marchio riassume nelle due località più famose una distribuzione così articolata che non si può racchiudere nella sola ragguardevole distanza tra la capitale della Lombardia e la “perla” delle Dolomiti, 400 e rotti km.

Il progetto olimpico prevede: cinque location a Milano, compresi piazza Duomo e lo Stadio Meazza, di cui pur si procederà alla demolizione; il nuovo sacco di Cortina, con tanto di pista da bob da costruirsi ex novo, salvo poi abbandonarla ai rovi, come la precedente; vasti rimaneggiamenti di strade e di impianti nella già tormentata Val di Fiemme, intorno a Predazzo, nel Trentino; il grande ridisegno della Valtellina tra Bormio e Livigno; e un bel pezzo nuovo di stradone persino in val Pusteria, Alto Adige, per sfruttare gli impianti di biatlon che già ci sono ad Anterselva. Non bastasse tutto questo, il gran finale è previsto all’Arena di Verona, che è pur sempre un anfiteatro romano, millenario, e sarebbe bene non dimenticarlo.

Le chiamano Olimpiadi della sostenibilità, ma il greenwashing fa scompisciare dal ridere qualunque persona di buon senso, persino al di là dell’eccessiva articolazione del progetto Milano-Cortina: come ben noto, queste ultime in Cina sono state le prime gare invernali del tutto senza neve naturale sulle piste, si sono tenute solo grazie a un incredibile spreco di acqua e di energia (ma è un problema ormai dello sci in generale e non solo degli appuntamenti agonistici). Oddio, tutto può succedere, da qui al 2026, persino che nevichi a Milano…

Si è cominciato a parlare polemicamente da mesi del nuovo sacco olimpico di Cortina, ma bisognerebbe guardare bene anche tutto il resto. Vengono i brividi se ci si concentra sulla cinquantina di opere pubbliche promesse per il 2026 in Lombardia: strade, parcheggi, impianti di risalita, strutture d’innevamento artificiale. Un’analisi dell’esperta di conflitti ambientali Serena Tarabini segnala in particolare il caso della nuova tangenzialina di Bormio, il nuovo km e mezzo di bretella che violenta il Parco Nazionale dello Stelvio, con l’asfalto che dovrebbe rubare “due ettari di terreno alla piana agricola dell’Alute, separandola nell’unica parte dove sono ancora presenti caratteristiche di naturalità: un intervento che danneggerà in modo irreversibile la Rete Ecologica Regionale”. Per non dire del disboscamento ulteriore per le piste sullo Stelvio, degli interventi in Valdidentro e nella zona di Livigno.

Ora, con un certo cinismo si potrebbe constatare che in questa parte delle montagne lombarde lo stato di conservazione naturale è già stato violato per decenni: provate a fare il confronto con il pezzo di Parco dello Stelvio che s’affaccia nell’alto meranese, per esempio, nel mondo alpino d’una volta in val d’Ultimo, dove lo spirito della riserva naturale si respira nonostante un certo sviluppo turistico. Ma non c’è un buon motivo per devastare ancora i territori montani peggio conservati. Almeno la bandiera dell’intangibilità del Parco dovrebbe essere issata davanti a quella olimpica, ma le elezioni regionali e gli appetiti di potere incombono, Sala e Fontana parlottano complici di altri soldi pubblici da far arrivare in Lombardia, i giornaloni si distraggono volentieri: e diciamo pure che intorno a Milano tanti non pensano nemmeno alla salute, figurarsi dell’Alute chi se ne importa.

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